Caja cerrada - Torino Film Festival 2008 - Internazionale.doc

Nel buio profondo della notte una piccola luce ondeggia sul mare, fra i flutti. Il sibilo costante del radar accompagna i marinai nelle fasi di preparazione alla pesca. Nella loro cabina l’equipaggio di origini marocchine scambia poche battute, quasi volesse risparmiare anche il fiato in vista dell’imminente fatica. C’è chi indossa gli impermeabili, chi invece con i gommati e gli scarponi ci va anche in branda, c’è chi si riposa e chi invece è già sul ponte. La quiete sta per finire, le reti sono pronte per esser issate a bordo.
Caja cerrada, di Martín Solá, è l’affascinante racconto di questa notte. Una notte come tante per l’equipaggio di un peschereccio al lavoro al largo della costa Brava. La quiete nella notte buia, che sa di pace precaria, poi la pesca, frenetica, convulsa, eccitata. Centinaia, migliaia di piccoli pesci vengono rovesciati sul ponte della barca, dimenandosi e boccheggiando. In questa incedibile valanga di pesce i marinai prendono posizione, ognuno con il proprio compito, come una perfetta squadra. Bisogna preparare le cassette, far posto ai pesci che arriveranno, gettare le prime secchiate di ghiaccio per non perdere gli animali, sistemare le reti vuote e preparare quelle piene. Un ciclo continuo, una sorta di balletto violento accompagnato dal suono incessante e ripetitivo di centinaia di corpi, di code che sbattono sulle cassette di legno vuote. Poi, di nuovo, la quiete. Le reti vuote, le cassette piene. Pochi pesci hanno ancora la forza di tentare un ultimo, vano, respiro. Il lavoro del marinaio però non è finito. Ora il pesce va diviso, cassa per cassa, e ogni cassa va lavata e colmata di ghiaccio. Ma questa è routine, lenta e noiosa. Un momento di calma reale, priva della fibrillazione che precede l’azione. Il momento ultimo prima di rientrare nella piccola cabina e di risistemarsi in branda, magari con ancora indosso gli stivali, prima di arrivare in porto, e di cominciare. Di nuovo.
Martín Solá dirige una pellicola dai ritmi affascinati, lontana dai tempi del cinema, ma soprattutto lontana dai tempi della nostra quotidianità. Un racconto che si perde nel moto ondeggiante del mare e della nave, un andamento che, come la nottata dei pescatori, si innalza, sbalzato dalle onde, e si affossa nella quiete della bonaccia. Caja cerrada segue tutto questo alternando il suo stile visivo. Un incpit artistico, di piccole luci bianche che appaiono e scompaiono nel buio, formando pochi quadri, momenti di pace. Un corpo centrale, la pesca, furioso e caotico, in cui il pesce, protagonista, si agita e agita la scena. Un filale, di gesti tutti monodici che accompagna il ritorno a casa. I gabbiani, la luce dell’alba.
Giampiero Francesca
(Caja cerrada); Regia, sceneggiatura e fotografia: Martín Solá; montaggio: Lili Marsans, Martín Solá; produzione: Marcelo Céspedes, Mario Durrieu, Walter Tiepelmann; origine: Argentina, 2008; durata: 76’
