Cannes 2008 – Concorso – 24 City

Chengdu (Cina) ai nostri giorni. Il complesso industriale 450 (industria di componentistica bellica) comprendente una piccola città sta per essere distrutto. Lascerà il posto ad un complesso di appartamenti lusso dal nome “24 City” da un vecchio poema cinese.
Sullo schermo passano i volti di tre generazioni. Tra le loro parole echi nostalgici del socialismo, speranze per il futuro, tristezza per affetti passati e perduti. Unendo fiction e testimonianze reali Jia Zhangke ricostruisce la storia della Cina comunista degli ultimi cinquant’anni. Non è l’intento politico ad animare il regista ma la voglia di filtrare l’esperienza socialista attraverso la vita reale. Prende vita così un ritratto umano di una parte di fondamentale importanza del secolo trascorso. Zhangke non costruisce alcuna narrazione, segue quella naturale che si sviluppa dalle testimonianze dei suoi personaggi. Così la mdp sembra oscillare guidata dalle regole dei sentimenti secondo un principio di profonda umanità.
È l’uomo l’oggetto del film, attraverso le sue parole il ricordo si fa storia e la storia diviene film. Girato con un digitale di assoluta eleganza cromatica, 24 City è come un lungo interminabile sospiro, custode di miriadi di sensazioni ed emozioni che chi sta davanti alla mdp trasmette a noi seguendo la via indicata dal regista. Una delle straordinarietà della pellicola, insieme ad essere una peculiare caratteristica del cinema di Zhangke, è l’attenzione all’urbanistica ed all’ambiente che abbraccia la storia. Non è solamente la presenza umana, infatti, a raccontarci ma ogni elemento, ogni disposizione architettonica, la costruzione del reticolo stradale come la disposizione degli alloggi per gli operai ci forniscono informazioni dettagliate che, unendosi dipingono una società che si è evoluta passando sopra i cocci sparsi di miserie ormai sepolte.
Commistione delicata di fiction e documentario, quindi, ma soprattutto opera di linguaggio. Ogni stacco, ogni passaggio o movimento filmico segnano e dichiarano una precisa poetica, costruiscono senso. Impossibile non accorgersi come il gusto orientale della perfezione geometrica dell’inquadratura pervada ogni segmento della pellicola. Gli angoli, dall’inizio alla fine di ogni ripresa, si sposano in maniera perfetta con una disposizione delle luci che concorre a creare immagini di matrice quasi pittorica.
Ad oggi uno dei film più belli e importanti, proprio per la sua valenza cinematografica in senso stretto, proposti in competizione (eccezion fatta per l’egualmente complesso e bello Gomorra del nostro Matteo Garrone), 24 Cityè un tassello in più che Zhangke, dopo Still Life e Useless, aggiunge al suo personalissimo modo di intendere il documentario.
(Er Shi Si Cheng Ji) Regia: Jia Zhangke; sceneggiatura: Yongming Zhai; fotografia: Likwai Yu, Yu Wang; montaggio: Xudong Lin, Jinlei Kong; musica: Giong Lim, Hanno Yoshihiro; interpreti: Lu Liping, Joan Chen, Zhao Tao; produzione: X Stream Pictures, China Resources Co., Shanghai Film Group Corporation, Office Kitano, Bandai Visual, Bitters End; distribuzione: Ad Vitam; origine: Cina 2008; durata: 112’
