Cannes 2008 – Concorso - Delta

Lontano dall’essere solo un film su di un rapporto incestuoso, Delta racconta la libertà. La libertà di prendere coscienza della propria natura, dei reali sentimenti provati. Ma si racconta anche tutto ciò che è negazione di libertà e cioè l’oscurantismo, in primo luogo, la cieca ed assurda fede in valori che, da semplici linee guida, divengono intransigenti e fondamentalisti, conducendo all’unico epilogo possibile: la negazione di tutto che a noi è distante e che per questo spesso ci appare irreparabilmente diverso.
Nella storia del giovane uomo che ritorna in patria e scopre di avere una sorella, del rapporto che lentamente e assolutamente privo di qualsiasi traccia di torbido si crea e della comunità, infine, che bieca ed ottusa ha già deciso di condannare ancora prima di provare a comprendere, c’è qualcosa di universale che, mai come oggi, travalica il delicato ed intimo racconto portato sullo schermo.
Il giovane regista ungherese Kornél Mundruczó costruisce una piccola elegia. Senza forzature si limita a raccontare una storia di dolore da cui nasce l’amore. Nel farlo delinea una regia decisa ed allo stesso tempo assai morbida, entrando in profonda sintonia, quasi compenetrazione, con l’ambiente naturale (la regione del delta appunto) che ospita la sua storia.
Come quelle enormi distese d’acqua che scorrono nelle immagini, decide di tenersi sospeso, di rifiutare finanche l’arroganza dei primi piani rifugiandosi, specie nei momenti di maggiore crudeltà, in piani lunghi in cui ciò che sappiamo stare avvenendo in realtà ci è dato solo avvertire e non guardare.
Portando sullo schermo l’incesto tra fratello e sorella, unanimemente riconosciuto come devianza sessuale, Mundruczó non chiama in causa morali e principi etici vari ed eventuali, ma fissa la sua riflessione sulla bontà dei due personaggi, anime isolate e violentate che sembrano avere trovato finalmente la pace salvo compiere l’ultimo errore: aprirsi agli altri, dare nel tentativo di farsi accettare. In una sorta di affascinante richiamo biblico (il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci) l’ultima cena diviene annunciazione prima ed esecuzione poi di una inappellabile condanna.
Ogni sequenza è un tassello in più del racconto, è insieme metafora e spiegazione dei personaggi e della comunità. Il finale, poi, mette in scena un naufragio che sembra diventare precisa illustrazione del peccato originale che ci portiamo dietro da secoli e cioè l’incapacità di capire il prossimo. Un film tanto delicato quanto importante, interpretato da una giovane attrice, anch’essa ungherese, che riesce perfettamente a portarsi addosso i segni dolorosi della donna cui presta il volto. Un film che concorre ad elevare il peso del concorso.
(Delta); Regia: Kornél Mundruczó; sceneggiatura: Yvette Birò, Kornél Mundruczó; fotografia: Matyas Erdely; montaggio: David Jancso; musica: Felix Lajkò; interpreti: Felix Lajkò (Mihail), Orsi Tóth (Fauna), Lili Monori (la madre); produzione: Proton Cinema LLC, Essential FilmProduktion, FilmPartners; origine: Ungheria/Germania 2008; durata: 92’;
