Cannes 2008 - Concorso - My Magic

Un’idea semplice, una favola che forse avrebbe gradito più la formula del cortometraggio ma che il regista decide di estendere sino ad un’ora e 15 minuti sta alla base di My Magic, quarta pellicola firmata da Eric Khoo (primo autore di Singapore passato con una propria pellicola a Cannes nel 2005 con 12 Storeys).
Dopo essere stato abbandonato dalla moglie Francis vive in uno stato di perenne degrado ed ubriachezza. Lavora come cameriere di una piccolo bar e la notte spesso baratta lo stipendio con l’alcool. Suo figlio di dieci anni vive praticamente da solo trascorrendo le giornate tra la scuola e la tomba della nonna, stanco di avere accanto una figura paterna su cui non potere contare ma di cui, al contrario, doversi occupare. Sarà proprio un litigio tra i due a convincere Francis a tornare a svolgere il suo vecchio mestiere, quello di mago. Inizia la conversione del padre che, nell’unica aspirazione di riuscire a garantire al figlio i soldi per potere studiare e potersi creare una vita migliore della sua, lo porterà ad un esercizio della magia sempre più pericoloso ed estremo, sfidando la cattiveria dei boss della malavita locale.
Khoo prende spunto dalla vita del suo grande amico Francis Bosco, mago di professione, e dallo splendido romanzo La Strada di Cormac Mac Carthy (la tribolazione di un padre per il figlio sopravvissuti in una realtà post-apocalittica) nello scrivere la sceneggiatura del suo piccolo film. My Magic ha i toni lievi e l’epilogo fantastico proprio delle favole. Per quanto realistici, ed in alcuni istanti anche vicini al cruento, siano gli eventi raccontati, l’inserimento dell’elemento magico, via preferenziale per ricomporre la frattura tra padre e figlio, garantisce alla pellicola una atmosfera sognata. La stessa che si approprierà del finale, di suo abbastanza drammatico, addolcendolo e rendendolo proprio di una dimensione fanciullesca.
Come già per Be with me, presentato in concorso alla Mostra di Venezia del 2005, il regista di Singapore ferma spesso lo sguardo sui suoi protagonisti, ci accompagna a conoscerli senza tralasciarne alcuna caratteristica. In My Magic questo è ancora più rintracciabile. Vengono fuori l’affetto che Khoo prova per l’amico mago e la tenerezza con cui si avvicina al bambino ed alla sua piccola sfera infantile. Come già detto prima, forse la struttura e la storia sarebbero stati maggiormente efficaci costringendo ancora di più la durata. Pur risultando, infatti, piuttosto breve come lungometraggio, il bravo regista non riesce ad eliminare alcune pause che frenano un po’ il sorgere di un’immediata empatia. Resta un’opera delicata, ben girata ed altrettanto ben interpretata. Un film che non delude ma neanche entusiasma troppo, non proprio da concorso (ma del resto se c’era un Garrell ben oltre lo stucchevole…), che probabilmente si sarebbe trovato più a suo agio in una delle tante sezioni parallele.
(My Magic); Regia: Eric Khoo; sceneggiatura: Eric Khoo, Wong Kim Hoh; fotografia: Adrian Tan; montaggio: Siva Chandran, Lionel Chok; musica: Kevin Mathews, Christopher Khoo; interpreti: Francis Bosco, Jathisweran, Grace Kalaiselvi; produzione: 27 Productions Pte Ltd,; distribuzione: Arp Selection; origine: Singapore; durata: 75’
