Cannes 2008 – Un certain regard - Tyson

Si può probabilmente discutere la persona e forse i più puritani arriverebbero anche a mettere in discussione il campione ma una cosa è certa, Mike Tyson, raccogliendo lo scettro di Mohamed Alì, ha saputo riportare la boxe al centro dello sport mondiale, elevando lo scontro sul ring ad arte in movimento. Impossibile dimenticare, per gli appassionati di questo sport ma anche per i semplici curiosi, le movenze, la straordinaria velocità di esecuzione con cui Kid Dinamite sferrava i colpi ai suoi avversari.
Tyson è stato personaggio dagli inizi della sua carriera sino ad arrivare a quel 22 novembre 1986 quando strappa con un KO al decimo round la cintura di campione del mondo dei pesi massimi a Trevor Berbick, diventando il più giovane detentore del titolo di tutti i tempi. È personaggio quando si sposa, ad appena diciannove anni, per divorziare poco dopo o, è cronaca abbastanza recente, quando sconta una pena di tre anni di reclusione per stupro (crimine per cui si è sempre dichiarato innocente) incontrando la religione islamica e tornando sul ring con alterne fortune.
James Toback è pienamente cosciente del materiale che ha disposizione, della carica e delle capacità comunicative del personaggio che ha deciso di rendere protagonista del suo bel documentario. Opera quindi una scelta logica ma non banale. Piazza la sua mdp sul volto di Tyson e lascia la furia scatenarsi in video come faceva sul ring. L’ex pugile è una macchina infermabile. Parla di tutto senza lesinare coinvolgimento emotivo ed una passionalità estrema.
Si inizia con l’infanzia, dura come può essere nei sobborghi di New York e già contraddistinta da frequenti “visite” ai carceri minorili e ai campi di lavoro per adolescenti, per passare ai primi pugni sul ring ed all’incontro con il maestro di una vita, da lui considerato come un vero padre, Cus D’amato. L’ex campione si scioglie e non lascia indifferenti vedere un gigante di tale mole con la voce letteralmente spezzata in gola.
Il racconto prosegue con i primi successi, la vittoria del titolo e la caduta negli abissi della condanna per stupro. Da qui la difficile risalita con la riconquista della cintura, accompagnata dall’incontro con l’islam, ed il definitivo addio ai guantoni e ad una carriera costellata da 44 incontri terminati per KO.
Toback ci permette di rivivere tutto questo affidando, come detto, al volto ed alla voce di Tyson il racconto. Riprende materiale d’archivio, sequenze di alcuni tra gli incontri leggendari disputati, così come le testimonianze video dei momenti più difficili (la condanna, l’uscita dal carcere, i frequenti litigi con la stampa). Si può forse accusare di realizzare un prodotto troppo celebrativo e compassionevole in alcuni tratti ma in fondo il documentario è stato pensato proprio in questa forma di video-confessione.
A noi ha divertito e lasciato un po’ di amaro in bocca, sopratutto nel vedere questo gigante ormai imbolsito e appesantito dai chili di troppo salutare e ringraziare la sala che lo osannava come un tempo, quando, al posto del grande schermo, alle spalle aveva il gong pronto a dare il via.
(Tyson ) Regia: James Toback;fotografia: Larry McConkey; montaggio: Aaron Yanes; musica: Salaa Remi; interpreti: Mike Tyson; produzione: Fyodor Productins; origine: Usa; durata: 90’;
