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Cannes 2010 - Another Year - Concorso

Pubblicato il 15 maggio 2010 da Salvatore Salviano Miceli


Cannes 2010 - Another Year - Concorso

Non è ciò che accade a segnare il senso e la storia di Another Year, ultimo lavoro di Mike Leigh, bensì il quando accade. Nulla di sensazionale sconvolge o anima la narrazione. Sullo schermo una coppia e quattro momenti differenti di vita che seguono la naturale cadenza delle stagioni. Si comincia, quindi, con la primavera per poi chiudere con l’inverno. A segnare l’inizio di ogni nuovo capitolo è la terra, coltivata dai protagonisti, che alterna semina, fioritura e raccolto.
Nell’inesorabile trascorrere dei mesi assistiamo ad una nascita, una morte, ad una amicizia che inizia a deteriorarsi e ad un amore che prende lentamente piede. Il segreto del film, povero di strabilianti fascinazioni visive, sta tutto nel suo essere costantemente ed esponenzialmente “dialogato”, diretta conseguenza del lavoro minuzioso che Leigh compie in fase di sceneggiatura. Forti e caratterizzati benissimo i personaggi.
Proprio la loro eterogeneità è la chiave per la nascita di interminabili discussioni sempre animate da una profonda vena ironica (soprattutto nella prima parte), e da un velo di amarezza che, in prossimità dell’epilogo, diviene più facilmente percepibile.
C’è, almeno nella prima metà del film, un senso di ciclico ritorno, come se le stagioni, eccezion fatta per eventi unici ed irripetibili come la morte e l’amore, si inseguissero tra loro riproponendo costantemente la medesima routine. In realtà assistiamo, pur lentamente, ad una evoluzione di ogni singolo personaggio legato alla coppia protagonista. Lui e lei (Tom e Gerri li chiama Leigh), rappresentano in qualche modo proprio la costante invariabile. Invariabile è il loro rapporto e la loro unione. Attorno a loro due mutano le vite di chi li circonda prendendo direzioni spesso opposte in grado di influenzarsi vicendevolmente.
Another Year è un film che non a torto può essere detestato per gli stessi esatti motivi per cui è possibile apprezzarlo (e chi scrive è tra questi ultimi). Può annoiare come far sorridere, innervosire e commuovere. In alcuni momenti ricorda, pur restandone lontano sia per bellezza che per profondità, Rachel getting married di Jonathan Demme.
A noi è piaciuto per la sua totale assenza di presunzione, per il modo brillante con cui si limita a raccontare una piccola storia fatta di amore e solitudini, intorno ad una piccola famiglia londinese allargata. Leigh non pone mai l’occhio della mdp in antitesi o in conflitto con i suoi personaggi. Pur destinando loro, a volte, primi e primissimi piani, per lunghi tratti la ripresa sembra trasparente, bloccando punti di vista e di osservazione. Non sappiamo come sarà accolto da Mr. Burton e dalla sua giuria ma il cast, e forse non solo, meriterebbe attenzione.


CAST & CREDITS

(Another Year); Regia e sceneggiatura: Mike Leigh; fotografia: Dick Pope; montaggio: Jon Gregory; scenografia: Simon Beresford; interpreti: Jim Broadbent (Tom), Lesley Manville (Mary), Ruth Sheen (Gerri), Peter Wight (Ken), Oliver Maltman (Joe), David Bradley (Ronnie); produzione: Thin Man Films Ltd.; distribuzione: Diaphana Distribution; origine: Inghilterra; durata: 129’;


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