Cannes 2010 - Copia conforme - Concorso

Gioco di stile, capriccio di un maestro del cinema in crisi creativa, metafora dell’incomunicabilità e dell’amore che può arrivare all’improvviso? Sono tante le domande che invadono la mente immediatamente dopo avere visto Certified Copy, ultimo film di Abbas Kiarostami, girato in una splendida Toscana, con protagonista la madrina di questa edizione del festival Juliette Binoche. Il guaio è che nonostante i tanti interrogativi (vedi sopra), di risposte ne arrivano ben poche.
La prima ora trascorre nell’attesa che il film abbandoni il prologo per entrare nel vivo, la seconda si cerca di viverla ormai con rassegnazione lasciandosi strappare qualche sorriso da qualche battuta vagamente ironica e da inaspettati cambi di ritmo. Bravi sia la Binoche, ma non è una grande novità, che William Shimell, ma davvero si fa fatica ad analizzare il film. L’eccessivo cerebralismo o la voglia di sfoggiare l’arte della dialettica (si ha profonda nostalgia per i lunghi silenzi), appiattiscono la pellicola dietro esplosioni di parole e presunte perle di saggezza che comprendono quasi l’intero scibile umano, sino, poi, ad arrivare all’amore inteso come concetto e come pratica.
La sinossi ufficiale del film recita: Questa è la storia dell’incontro tra un uomo ed una donna in un piccolo villaggio della Toscana meridionale […] Questa è una storia comune che può accadere a chiunque da qualsiasi parte.
Sinceramente, fatichiamo a crederlo. Nulla da eccepire sulla capacità di Kiarostami di dirigere i suoi interpreti, di sfruttare a dovere il sapore unico della Toscana o, ancora, di mettere in mostra tracce di una ironia che si sa benissimo appartenergli. Formalmente, dunque, il film non delude. E, probabilmente, chi ama un cinema fatto di parole (in questo caso però se ne abusa un po’ troppo), che sembra rincorrere il fatuo e che non pare così attento al racconto per immagini, potrà anche uscire soddisfatto dalla visione di Certified Copy. Noi lo abbiamo sopportato con una certa fatica, perdendoci nella sua assoluta verbosità e, come ricordato, respirando solamente di tanto in tanto grazie alla bravura degli attori ed a qualche arguta riflessione.
Il resto, storia d’amore (mai deflagrata e rimasta sempre in potenza) prima di tutto, appare troppo pesante, costruito su basi poco solide. Un flusso di coscienza privo di direzione. Pur toccando i massimi sistemi, all’interno dei continui dialoghi tra la Binoche e Shimell, come verità e menzogna, autenticità e falsità, amore ed abitudine, il film meriterebbe un tocco in più di leggerezza. Non sarebbe stato sbagliato, forse, mitigare una raffinatezza un po’ troppo smaccata a favore di una spontaneità più imprevedibile e coinvolgente.
Alla fine siamo abbastanza delusi, ancor di più perché apprezziamo la ricerca ed il linguaggio del regista iraniano, ma Certified Copy, coproduzione italo-francese grazie alla nostra BiBi Film, a fatica potrà restarci impresso, svanendo con un po’ troppa semplicità tra le pieghe dei ricordi.
(Copie Conforme); Regia, soggetto e sceneggiatura: Abbas Kiarostami; fotografia: Luca Bigazzi; montaggio: Bahman Kiarostami; scenografia: Giancarlo Basili, Ludovica Ferrario; interpreti: Juliette Binoche, William Shimell, Jean-Claude Carriere, Agathe Natanson; produzione: MK2 Productions, BiBi Films, France 3 Cinema; distribuzione: MK2 Diffusion; origine: Francia-Italia; durata: 106’;
