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Cannes 2010 - Kaboom - Fuori Concorso

Pubblicato il 18 maggio 2010 da Salvatore Salviano Miceli


Cannes 2010 - Kaboom - Fuori Concorso

Che Gregg Araki si diverta a giocare con il cinema, a fare incontrare generi differenti nella stessa pellicola e a portare sullo schermo storie e situazioni che spesso fanno i conti con il surreale demenziale è cosa assodata. Ed il regista californiano tutte queste cose è in grado di farle assai bene. Ne sono testimonianza i suoi film, da The Doom Generation a Smiley Face passando per Nowhere ed il contestato Mysterious Skin.
Può piacere o meno Araki, ma gli si deve riconoscere una buona dose di follia creativa. Non sempre però il gioco riesce sino in fondo. Kaboom, a volere essere gentili e distrattamente inclini al positivo è un pastiche privo di qualsiasi appeal. Poco importa se disseminati nella totale anarchia narrativa e visiva del film troviamo elementi in grado di farci divertire, spassose prese in giro di teen-movies o situazioni tra le più paradossali. Importa ancora di meno rintracciare eventuali ed ipotetici rimandi ad argomenti più seri e generazionalmente in voga.
Kaboom è un film adolescenziale venuto male. Se, infatti, il prologo convince ed interessa perché girato con estro e sinceramente divertente, dopo venti minuti in cui la discesa nel surreale (e siamo assai lontani dal surreale di Lynch cui Araki dichiara di essersi lontanamente ispirato) procede senza sosta e viene riproposta in continuazione la stessa formula narrativa, quello che prima strappava un sorriso adesso produce più di uno sbadiglio.
Convinto di avere assistito ad un omicidio, dopo avere mangiato dei biscotti allucinogeni ad una festa, Smith, che divide l’appartamento studentesco con una sorta di prototipo vichingo di nome Thor, inizia la ricerca (sarebbe più giusto chiamarlo trip) della presunta vittima che lo porterà a scoprire nascosti sopiti della sua infanzia ed un piano segreto per porre fine alla civiltà contemporanea.
Il guaio è che tanti (troppi) sono gli elementi posti in gioco da Araki. Dalla presunta bisessualità del protagonista all’ordine naturale del mondo che sta per essere sconvolto, si inseriscono una miriade di frammenti narrativi irrisolti o, più semplicemente, inutili. Il film è un divertissemant pieno di roba, insomma, dal gusto a metà tra il trash ed il kitch. Non mancano momenti divertenti, trovate sopra le righe volutamente esasperate ed eccentriche, ma non trascinano a sufficienza un film che pure si estende per meno di novanta minuti.
Araki è perfettamente riconoscibile. Scanzonato tanto nella costruzione delle immagini quanto puntualmente provocatorio nell’approcciare la storia. Tra sequenze psichedeliche, trip (mentali?) del protagonista e misteriosi assassini dalle teste animali, c’è spazio anche per un tocco di stregoneria ed un po’ di sana spy-story.
Il consiglio è quello di lasciarsi trasportare da tutte le suggestioni possibili che il film propone. Non sarà tantissimo, ma almeno qualche risata è assicurata. Da Araki, però, (considerando anche l’ultimo Smiley Face, in cui il trip demenziale funzionava di più) ci aspettavamo ben altro film.


CAST & CREDITS

(Kaboom); Regia e sceneggiatura: Gregg Araki; fotografia: Sandra Valde-Hansen; montaggio: Gregg Araki; scenografia: Todd Fjelsted; interpreti: Thomas Dekker (Smith), Chris Zylka (Thor), Roxane Mesquida (Lorelei), Juno Temple (London); produzione: Why not Productions, Desperate Pictures, Wild Bunch; distribuzione: Wild Bunch; origine: Usa; durata: 86’;


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