Cannes 2015 - Mediterranea - Semaine de la Critique

Jonas Carpignano firma un’opera prima asciutta potente dolente e allo stesso tempo in cui aderisce completamente alla storia, alla personalità dei personaggi, all’angoscia cruda e fredda di una realtà dolorosa come l’immigrazione. Il viaggio dall’Algeria attraverso la Libia fino all’Italia di due ragazzi del Burkina Faso: uno più vecchio, l’altro più giovane legati da un rapporto di affetto in un certo senso filiale, fraterno: di certo la vicinanza che c’è tra due amici. Seguiamo l’alternanza delle loro vicissitudini con trepidazione. Il racconto è gestito con l’oggettività del documentario, lo stile formale che ne consegue è sporco, macchina a spalla, tumultuoso come gli eventi che racconta. Il deserto e i furti, la violenza, l’uccisione a sangue freddo di innocenti, il denaro che conta più di ogni altra cosa. L’Italia, meta raggiunta, probabilmente deludente, viene raccontata attraverso i volti delle poche persone disposte ad aiutare. Mamma Africa, una vecchia signora calabrese che offre delle cene a questi poveretti venuti dal continente nero e a cui canta "Calabrisella mia, sciuri d’amuri". Il datore di lavoro che generosamente invita i suoi lavoratori preferiti a cena in famiglia, fingendo una complicità che non esisterà mai, negando poi un contratto ad esplicita richiesta. Una frase viene detta a tavola: "La gente così dovrebbe fare: aiutarsi gli uni con gli altri". Varrà per ogni gruppo etnico, bianchi o neri, in egual misura.
I bulli del paese, forse legati alla ndrangheta, non dichiaratamente, non trattengono la smania razzista contro i raggruppamenti allegri di africani provenienti da diversi paesi, alcuni compagni di viaggio. Quel viaggio dall’Africa che non nessuno di loro scorderà mai. La narrazione procede a blocchi: Algeria, Libia, Italia. Nei primi due c’è un crescendo di disperazione senza mai, nel racconto, cercare la pietà né la compassione del pubblico. Tutto è visto da fuori e da dentro, allo stesso tempo, in una sorta di lucida non soggettività, in cui riconosciamo la partecipazione dell’autore senza trovarne l’impronta nella sabbia del deserto, la firma non si ferma con il vento. Una sapienza registica non indifferente nel gestire attori non professionisti, un’alta qualità visiva, un rigore e una dignità sopra ogni altra cosa rendono il film coinvolgente ed emozionante, un politico e tragico affresco di un Italia allo sbando e di un mondo che non sa più come rimediare ad atavici errori millenari.
Un film in cui la retorica sta a zero. La morale pure. Il giudizio anche. Cosa resta? L’amore per dei personaggi, per delle persone (si sente fortemente che la scelta di questi attori, che nella maggioranza non sono professionisti, sia fondante e diventata parte integrante della storia), un’esigenza di amore che spinge a rispondere al dovere di raccontare esistenze simili.
(Mediterranea); Regia e sceneggiatura: Jonas Carpignano; fotografia: Wyatt Garfield; montaggio: Sanabel Cherqaoui, Affonso Gonçalves, Nico Leunen; musica: Dan Romer; interpreti: Alassane Sy, Vincenzina Siciliano, Koudous Seihon; produzione: DCM, Audax Films, Blu Grotto, Court 13 Pictures, Good Films, Good Lap Production, Grazka Taylor Productions, Hyperion Media Group, Le Grisbi, Maiden Voyage Pictures, Nomadic Independence Pictures, Sunset Junction, Treehouse Pictures; origine: Italia, Francia, Germania, 2015; durata: 107’
