Capalbio Cinema - Incontro tra Abbas Kiarostami, Mario Monicelli (e Totò... )

Sull’incantevole piazzetta Magenta nel pomeriggio cala l’ombra. Ed è bello quando posti incantevoli ospitano sedie, un palco, persone ed uno schermo. E’ la magia di quando i luoghi meravigliosi del nostro paese esaltano la propria bellezza attraverso una dichiarazione d’amore alla cultura. Quella pietra, allora, quel giardino di vicoli e finestre infiorate, quella scultura urbana che è il borgo maremmano, diventa piazza di scambio, di incontro, di calma parola e profondo abbraccio. Nel pomeriggio estivo, sul colle in cui nacque Capalbio, a pochi chilometri da un mare fermo più in basso, e da lì su ovvia ma vera poesia, si alza una brezza tenera e rigenerativa che accarezza i capelli e i lini dei borghesi in amore, passeggiata od acculturazione. Non è un fatto comune risalire il centro storico di archi e stretti passaggi ed arrivare in un angolo incantato e protetto in cui ogni sguardo si riempie di bello. Per ciò, senza ombra di dubbio, il Capalbio International Short film Festival vive da quattordici anni attraverso la magia di uno spazio perfetto. E non poteva essere altrove che un sabato prima di sera, alla fine di un Giugno qualunque, due grandi creature da cinema si incontrassero, con la scusa del cinema, per parlare, mai stanchi, della vita. Abbas Kiarostami, il cinema dell’Iran e di tutto il mondo, e Mario Monicelli, tracciante viscerale della Storia del cinema italiano, insieme, schiettamente, liberamente, con piacere reciproco, a farsi domande e a darsi umili ed ulili risposte. Con pudore e professionalità Gloria Satta (caposervizio della pagina della cultura e dello spettacolo de Il Messaggero), ha introdotto i maestri e moderato l’avvenimento, cercato e voluto dal direttore del Festival Tommaso Mottola. Entrare nelle parole dei due cineasti é stato facile come calarsi in un buon film. Anche perché i due si conoscono e stimano da tempo ed anche perché, oltre all’amore per il cinema, hanno in comune un naturale disinteresse per il telefonino….
Monicelli: Non c’è nessuna ideologia dietro, è solo un modo per stare tranquilli ogni volta che se ne ha voglia e bisogno.
Kiarostami: Io ce l’ho avuto per sei mesi. Poi si è rotto ed ho capito una volta per tutte quanto si sta bene senza….
Kiarostami ha conosciuto Monicelli attraverso i suoi film e solo molto tempo dopo tra i due è nato un rapporto diretto. L’iraniano ricorda di aver visto per la prima volta il nome di Monicelli sui titoli di testa del film La Grande Guerra. Poi ha cercato i suoi film in videoteca e li ha visti. Ogni volta che incontra Monicelli cerca di chidergli del suo lavoro ma il registsa toscano si mostra talmente umile e modesto da dare la sensazione di essere quasi disturbato dall’attenzione ammirata verso il suo lavoro. Perciò Kiarostami promette di prestare attenzione a non omaggiare in maniera fastidiosa il cinema di Mario Monicelli… Poi, però, ricorda ad alta voce, e pubblicamente, la scena del film Un borghese piccolo piccolo in cui il figlio di Sordi sparisce in un secondo….
Kiarostami: Lo shock che ho ricevuto in quel momento è pari a quello della realtà. Era qualcosa di molto diverso da tantissime sparatorie che vediamo nei film, in cui chi è colpito fa ancora molte cose. Lì vediamo solo una sparizione, improvvisa, e questo è il significato della morte. Quando ho spiegato a Monicelli l’impatto che questa scena ha avuto su di me lui mi ha risposto: “Quello era un montaggio molto buono”. Lì ho capito che non dovevo dire niente altro. Come se il montaggio riguardasse qualcuno che non era lui…
Monicelli: Mi piace il nome di Kiarostami, così musicale e con assonanze latine. Lo conobbi di persona in una fredda, splendida notte di dicembre, a Perugia. Fu allora che mi invitò a Teheran e mi aiutò a scoprire questa terra incredibile che è la Persia: reale ed irreale insieme. In Iran ho anche consciuto il cinema iraniano, un cinema molto affascinante, e con esso una civiltà fervida e piena di giovani. Di Kiarostami apprezzo i tempi lunghi e riflessivi, le location e la possibilità che il suo cinema ci fornisce di conoscere l’Iran. Ma anche il suo essere poeta e pittore e il suo fare un cinema di ricerca. Amo la sua sensibile attenzione per l’universo dei bambini e un suo certo disinterese per le reazioni del pubblico… Kiarostami: Beh, in realtà ho molta paura del pubblico. Mi preoccupo sempre di chi guarderà il film. Per questo sto attentissimo ai costi, perché così se il film non va bene non succede nulla… Amo il pubblico al punto che mi piacerebbe stare a guardare il viso di ogni spettatore che guarda il film. Penso che al cinema ognuno torni ad essere un bambino, e si lascia andare... c’è una profonda innocenza al cinema...
Monicelli: Anche a me piace sentire le reazioni del pubblico. Mi fanno capire se il modo che ho scelto di raccontare è quello giusto. Però mi tengo alle spalle degli spettatori. Ben nascosto in fondo alla sala. Mi limito a sentire i suoni degli spettatori…anche perché i miei film fanno ridere. Per quelli di Kiarostami è invece necessario vedere le espressioni del volto…
Risata generale. Poi Kiarostami parla di Monicelli:
L’Iran della mia generazione ama Monicelli ed è cresciuto coi suoi film. Io personalmente ho anche una grandissima passione per Totò. Da ragazzo ho visto tutti i suoi film. Prima di lui ero abituato a film, americani o indiani, che rendevano sempre una rappresentazione irreale. Non appena mi imbattei in Totò mi resi conto che era identico ad un mio vicino di casa. Capii che poteva esistere un cinema che parlasse della realtà.
Monicelli viene incalzato ad argomentare su Totò, ma lui ammette di averne parlato molto poco a Kiarostami. Subito dopo, però, si abbandona a considerazioni meravigliose sul principe della risata e re dell’arte attoriale:
Monicelli: Totò è un personaggio che viene dal profondo dei secoli, da un Mediterraneo molto lontano. Superficialmente può apparire un burattino ma in ogni momento dei suoi film, anche di quelli più scarsi, egli è sorretto da un segno privo di spiegazione che parte da lontanissimo. Dalla più antica profondità di questo enorme lago (o piccolo mare) che è appunto il Mediterraneo. Il luogo da cui è nata tutta la civiltà classica. Il fatto che un uomo come Kiarostami senta cose così forti per Totò, lui, un uomo che viene da una profondità ancora maggiore (la Persia), mi fa pensare come le cose poi si colleghino tra loro. Totò può sembrare una maschera ma è qualcosa di molto di più. Quello che Kiarostami dice di Totò mi fa molto piacere e di questo lo ringrazio molto.
Kiarostami: Totò aveva una maschera fissa come può essere quella di Buster Keaton. Con questa maschera fissa lui raccontava la Storia. Attraverso le sue emozioni ci diceva molto di più. Stiamo perciò parlando di un grandissimo personaggio...
Monicelli: Sono assolutamente d’accordo e mi stupisco di come un uomo che appartenga a una tradizione così lontana dalla nostra se ne sia reso conto così bene e da subito. D’altra parte, fuori dall’Italia, la maschera di Totò non è di facilissima comprensione. E’ talmente ancorata alla nostra tradizione ancestrale che è difficile accettarla. Molti la rifiutano. Kiarostami, forse, appartiene ad una cultura ancora più antica della nostra, per cui gli risulta facile capire Totò. E’ un fatto curioso. Sono felice che Totò sia divenuto così importante qui stasera…
Parte un applauso corposo e spontaneo. Di quelli compatti che si spengono lentamente. Poi riparte Kiarostami:
Credo che questa vicinanza culturale sia spiegabile con una condizione di dopoguerra che le terre d’Italia e d’Iran hanno entrambe conosciuto. Ciò che mi è rimasto in ment,e del cinema italiano del passato, è quel far fare di tutto per dimostrare di possedere ancora una nobiltà perduta. Nel cinema neorealista i personaggi portano ancora i segni, faticosamente, di una ricchissima tradizione e di una cultura nobile. Anche se si trovano in una catastrofe economica, testimoniano una nobiltà perduta. Il Neorealismo ha inflenzato e sorretto molto il mio cinema. Per me il cinema non vuol dire western, non vuol dire assassinii, non vuol dire prostitute, non vuol dire ricchezza falsa e costruita. Ma vuol dire la realtà che ci è accanto e personaggi che potrebbero essere i nostri vicini di casa. “Persone” con cui è possibile avere uno scambio... Ho la sensazione che negli ultimi anni il cinema stia tornando a cercare questo tipo di storie...
Monicelli: Il Neorealismo è la rivalsa verso un cinema “finto” artificiale e costruito. Ma vorrei ricordare di come l’Italia sia un paese in cui basta percorrere pochi kilometri per incontrare culture diverse. Penso alla differenza che c’è tra Napoli, Roma, Firenze e Genova. Ognuna di queste città ha un passato forte che la domina. E questo aiuta sicuramente il pensiero e le storie che da ciò nascono..
Gloria Satta ricorda al regista di Guardie e ladri (Insieme a Steno) di come il Neorealismo in Italia non abbia avuto vita facile. Si parlò allora di attacco all’identità nazionale, di diffamazione della nostra storia e della nostra cultura... Monicelli non si sbilancia:
Non l’ha avuta in Italia, ma l’ha avuta nel mondo. Perché questa specie di esplosione si è poi diffusa dovunque ed anche nel cinema italiano. Molti dei film che visto recentemete in Iran parlavano proprio alla neorealista...
I due registi considerano importante il cortometraggio come palestra e lo giudicano un modo validissimo per testimoniare il proprio talento e la propria poetica. Per altro, aggiunge Kiarsotami, l’autore del corto è molto meno vincolato da buget e produzione.
Dal pubblico viene ricordato a Monicelli di come oggi esista in Italia una commedia che incassa molto e che risana le casse del cinema italiano, ma non racconta nulla o quasi (almeno volontariamente) del paese..
Monicelli: Credo che la commedia sia immortale e che, seppure viva di momenti più o meno fortunati, il suo sia un futuro di salute.
La sera sta scendendo. Il dibattito si conclude e la folla si avvicina ai maestri. Gli odori delle trattorie di Capalbio si diffondono per tutta la via. Probabilmente Monicelli e Kiarostami continueranno a chiacchierare in solitudine (o quasi). Gli altri si accontentano di questo piacevole ed importante tardo pomeriggio estivo...
[Capalbio, 30 Giugno 2007]
