Chiamata da uno sconosciuto

Jill (Camilla Belle) deve, per punizione, fare la babysitter nella sera della festa scolastica. Recatasi nella sontuosa casa del dott. Mandrakis, viene introdotta nella faraonica e lussuosa villa, cinta tra un lago e un bosco. Tutto fila liscio e tranquillo fino a quando strane telefonate turbano e mettono in agitazione la giovane.
Remake di Quando Chiama Uno Sconosciuto diretto da Fred Walton nel 79, il film tenta di aggiornare ai ritmi visivi ed emozionali di oggi la storia di ieri.
Da manuale del cinema è l’incipit, la scena della morte della prima babysitter, dove la tensione emotiva è enfatizzata dalla messa in scena dello spazio esterno dell’abitazione in cui si presume verrà effettuato il delitto. Uno spazio completamente inglobato in una comunità festosa ma che dalla quale ne rimane escluso. Solo il breve fotogramma di un’ombra ci fa comprendere che per la vittima non c’è speranza. Tanto sono sontuosi i primi cinque minuti di film, tanto sono inutili i restanti. Il film nella sua compiutezza risulta infatti banale, in un qualche modo troppo lineare e mai originale. Tutto è scontato: ogni colpo di scena, ogni mutamento narrativo, ogni trasformazione risulta mai autentica e il tutto annienta quel principio di immedesimazione funzionale per la riuscita di un thriller.
Questo script penalizza infatti troppo questo film dove, sono invece, evidenti i tentativi di ricerca stilistica soprattutto inerenti all’uso dello spazio narrativo. Se nel prologo la casa era in una strada di una cittadina in festa, la casa dove la protagonista è assediata è completamente isolata senza via d’uscita con il bosco alle spalle e il lago di fronte. La struttura postmoderna dell’abitazione inoltre con le enormi finestra è atta a dare un senso di fragilità e di vulnerabilità alla stessa, infatti non si vede l’effrazione ma si intuisce comunque la presenza del maniaco all’interno della casa.
Il film inoltre paga e non poco la pessima recitazione della protagonista e non basta nascondere l’identità del “cattivo” fino all’ultima inquadratura per tenere alta la tensione che non decolla ma snerva e annoia lo spettatore. In conclusione possiamo dire che Simon West “stecca” questo film e realizza qualcosa che aveva invece dalla sua degli spunti davvero interessanti, come l’unità di luogo e una scenografia formidabile, ma in definitiva rimane troppo legato a questi elementi tanto da limitarne l’estro, e non da meno l’invalidante sceneggiatura che rende debole il film.
(When a stranger calls) Regia: Simon West; Soggetto: Steve Feke, Fred Walton; Cast: Camilla Belle, Tommy Flanagan, Tessa Thompson, Brian Geraghty, Clark Gregg; Sceneggiatura: Jake Wade Wall; Fotografia: Peter Menzies Jr.; Montaggio: Jeff Betancourt; Musiche: James Dooley; Scenografia: Jon Gary Steele; Produzione: John Davis, Wyck Godfrey, Ken Lemberger; Distribuzione: Sony Pictures Releasing Italia; Origine: USA 2006; Durata:87’
