Ci vediamo domani

Se bastasse registrare un pò di presente per fare una buona commedia, allora Ci vediamo domani di Andrea Zaccariello, opera prima con superprotagonista Enrico Brignano, lo sarebbe sicuramente. Il film si sofferma con impegno sul nostro tempo amaro e difficile, lo affronta e lo racconta addolcendoci la visione con qualche messaggio alla Frank Capra, nel finale soprattutto. E ci sono qua e là frasi che potremmo appuntarci, alcune chiare altre meno, o se non altro meno immediate da cogliere. Ma tutto sommato dai personaggi escono fuori concetti e riflessioni sopra cui poterne mettere di nostre, e qualche messaggio, forse, faremmo pure bene a tenercelo a mente oltre la visione del film. Poi però c’è il cinema di mezzo, e quindi occorrono un giusto ritmo narrativo e dei tempi comici funzionanti per realizzare un’opera che possa essere apprezzata e magari rimanere nel tempo. Senza dimenticare che sarebbe necessario avere anche una bella storia da raccontare. Sono invece soltanto frammenti quelli utili di Ci vediamo domani, sparuti momenti nel cammino che rendono questo esordio quà e là interessante, ma non abbastanza per salvarlo da un giudizio complessivo fitto di riserve. Commedia leggera ed impegnata insieme, con sfumature da favola amara, il film racconta una caduta che diventa sempre più libera e una riabilitazione finale con tanto di riflessione importante: "Per essere liberi non bisogna avere niente". Prima di questa conclusione c’è la storia di un escluso, sulla scia di tanti personaggi e interpretazioni da commedia all’italiana. Vengono in mente alcuni Sordi e Manfredi, ancora di più il Walter Chiari de Il giovedì: vite difficili, goffe, fuori sinc, dentro un paese indifferente e cinico, pieno di difetti. Li c’erano risate tristi e fotografie spietate di un paese beccato in controluce, con occhi svegli da registi che riempivano di vita i loro personaggi. Qui invece si sceglie la strada della favola amara, chimiamola così, itinerario ambizioso, complicato, rischioso. Percorso nel quale l’esordiente Zaccariello inciampa più di una volta, ed anche se poi si rialza, mettendo nella parte finale il meglio del suo film, quelle cadute alla fine pesano sul percorso emotivo di chi dall’altra parte ha visto e vissuto la sua proposta. Anche su Brignano, poi, qualche riserva c’è. Encomiabile per impegno, però non è che se un attore sta in scena tanto tempo, e gli si chiede di prendersi sulle spalle un intero film, allora vuol dire per forza che abbia regalato una memorabile interpretazione. Brignano mette in campo tutti i suoi pregi e i suoi limiti. Non è un grande attore, ma un bravo e simpatico comico che se capita fa film. Solo che quest’esordio volenteroso non vuole solo far ridere, vuole raccontare la complessità della crisi, e questo è più difficile sia per un regista che per chi gli sta davanti. Tra le cose migliori di Ci vediamo domani restano certe facce non professioniste pescate in giro con gusto. Ecco, quelle ricordano un bel Sud perduto e lontano, e ci fanno sentire la mancanza di autenticità nel film. Avremmo apprezzato maggiore legame con la vita vera. Avremmo voluto sentire l’affanno e la crisi del personaggio, perchè crediamo che anche in una favola sia possibile farlo, specialmente se è amara e se parla di crisi. Magari la prossima volta.
(Ci vediamo domani ); Regia: Andrea Zaccariello; sceneggiatura: Andrea Zaccariello, Paolo Rossi; fotografia: Giancarlo Lodi; montaggio: Rinaldo Marsili; interpreti: Enrico Brignano, Burt Young, Ricky Tognazzi, Francesca Inaudi, Giorgia Würth; produzione: Giuseppe Pedersoli per MOVIEMAX MEDIA GROUP, SMILE PRODUCTION; distribuzione: MOVIEMAX; origine: Italia, 2013
