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Torino 33 - Coma

Pubblicato il 25 novembre 2015 da Fabiana Sargentini

VOTO:

Torino 33 - Coma

Con occhio estetico intransigente, estremizzato dalla soggettiva continua come terzo personaggio protagonista del film, Sara Fattahi persegue per i primi venti minuti abbondanti il cinema di osservazione, tenendo la macchina addosso a sua madre e a sua nonna chiuse in casa a Damasco durante la guerra. Non parlano quasi, ognuna persa nella sua solitudine, nella preghiera, nella disperazione. Si ode l’audio della televisione spesso accesa, finché c’è l’elettricità: la nonna guarda soap opera e si commuove, canti tradizionali le riportano alla mente ricordi e sofferenze e non può fare a meno di piangere. Le due donne sono a volte conflittuali, hanno delle recriminazioni reciproche da farsi, soprattutto sull’assenza di uomini nella loro vita. La telecamera si ferma su dettagli incomprensibili, spesso sfocati, l’immagine è composta da buio e parti a latere in movimento, il gatto passa, il d’affetto sul fuoco bolle e straborda. La madre guarda spesso dalla finestra, anela a un fuori impossibile. Poi irrompe anche Sara, viene chiamata in causa, le vengon poste delle domande a cui non può sottrarsi. La soggettiva si sposta sui piedi che percorrono il corridoio, fino alla tenda. Si vede un’esplosione dalla finestra. Ma è come se fossero sempre sole, solo loro tre, tre dove di diverse generazioni che condividono una vita di attesa: che la guerra passi, che si possa uscire, che torni la voglia di vivere. La nonna sente la mancanza del marito morto da poco e si affida alla lettura quotidiana del Corano e ai riti religiosi per non perdersi. La madre cerca di scrivere, non riesce a finire una frase, soffre. Il suo uomo se n’è andato, sembra di capire sia scappato. Racconta a Sara, che sta alla macchina da presa, che vivere con suo padre è stato come vivere all’inferno, ma che anche quel l’inferno è stato meglio di questo. La paura senza un uomo la offende, lei ha fatto tutto per sua figlia è sempre sarà così. Anche se ora è stanca, stanca di vivere così.
"La guerra è dentro di noi. Ogni giorno e un’attesa: aspetti e hai paura. Il tempo passa e noi aspettiamo. Cosa? Non so. Non è una guerra?".
Opera prima intensa, dolorosa, personale, talmente intima da mettere in imbarazzo. Premio miglior film al Cinema du reél in Francia.


CAST & CREDITS

(Coma); Regia: Sara Fattahi; sceneggiatura: Sara Fattahi; fotografia: Sara Fattahi; montaggio: Raya Yamisha; produzione: Sara Fattahi; origine: Siria, Lobano, 2015; durata: 97’


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