Concorso internazionale - Starlet

Ha le luci soffuse e la grazia di una Sofia Coppola prima maniera Starlet di Sean Baker, regista e montatore attivo soprattutto in tv ma già autore di film come Four Letter Words, Take out e Prince of Broadway, principalmente incentrati su storie di immigrazione.
In Starlet Baker continua a raccontare degli outisider, attraverso la relazione fra una donna anziana e solitaria, confinata in una casa affastellata di oggetti e ricordi, e la giovane Anne interpretata dalla sorprendente Dree Hemingway, ex modella e soprattutto pronipote di Ernest.
La scelta felice di questa protagonista (e in effetti il festival di Locarno sta regalando straordinarie performance femminili che dalla Zoe Kazan di Ruby Sparks alla Juno Temple di Jack and Diane reggono interamente le storie che raccontano) e la sua istintiva empatia con l’anziana Sadie di Besedka Johnson contribuisce a salvaguardare il film dal rischio della banalità in cui incappa invece appieno Une estonienne à Paris, analoga vicenda su un difficile rapporto tra una donna anziana e la sua badante dagli esiti prevedibili.
Baker scrive invece per la Hemingway un personaggio che illumina il film con una presenza totalizzante, lo sguardo ingenuo e curioso della Lux delle Vergini suicide e della Charlotte di Lost in translation, di chi si aspetta dal mondo un evento per cui valga la pena vivere, capace di attraversare con candore anche gli ambienti e le situazioni squallide del porno losangelino.
Durante i suoi pigri giri in auto per la San Fernando Valley con l’inseparabile chihuahua Starlet e la routine con i coinquilini Melissa e Mikey, a base di canne e videogiochi, l’incontro casuale con questa donna burbera e sola ha una potenza deflagrante che si protrae per l’intera durata del film, senza seguire una traiettoria lineare, ma offrendo invece continue rivelazioni sulle sue protagoniste, fino a quella finale, tanto silenziosa e sottotraccia quanto commovente.
Baker lavora sui non detti delle sue protagoniste, sull’emotività dirompente dei loro dialoghi silenziosi, offrendo quasi un controcampo americano al bellissimo Quelques heures de printemps di Brizé.
In entrambi i casi siamo di fronte a un cinema che pone al centro della sua indagine le storie e personaggi ma con un costante lavoro sull’immagine, sulla tensione fisica dei corpi e delle loro interrelazioni, che costituiscono la vera sceneggiatura del film.
Regia: Sean Baker; sceneggiatura: Sean Baker, Chris Bergoch; fotografia: Radium Cheung; interpreti: Dree Hemingway, Besedka Johnson, James Ransone, ; produzione: Blake Ashman, Sean Baker; origine: Usa, 2012; durata: 104’; webinfo: Sito Ufficiale
