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Concorso internazionale - Une estonienne à Paris

Pubblicato il 5 agosto 2012 da Fabiana Proietti

VOTO:

Concorso internazionale - Une estonienne à Paris

"Quando mia madre si è trasferita dall’Estonia a Parigi è cambiata cosi’ tanto...E’ fiorita, il suo modo di vestire è migliorato, ha trovato un marito. Non ho mai saputo cosa fosse successo, non me l’ha raccontato. Questa è una versione possibile".

Con queste parole Ilmar Raag ha introdotto il suo Une estonienne à Paris, sorta di buddy-movie al femminile che racconta dell’incontro tra Anne, vedova con due figli ormai adulti che alla morte dell’anziana madre decide di accettare un’offerta come badante a Parigi, e Frida, un’ex cantante di cabaret che non ha ormai piu’ contatti col mondo esterno, fatta eccezione per Stéphane, suo ex e giovane amante, il solo a prendersi ancora cura di lei.
Une estonienne à Paris è sostanzialmente l’incontro di queste due solitudini all’ombra di una metropoli la cui bellezza è pari soltanto alla sua freddezza, all’incapacità di avvolgere gli stranieri che la attraversano a meno che non ne abbraccino interamente lo stile di vita.

Raag descrive i passi di questa integrazione per piccoli tocchi: dagli sguardi furtivi e quasi colpevoli lanciati verso le vetrine all’abbandono delle babbucce estoni per delle piu’ vezzose scarpe con tacco, che avvicinano la scialba Anne alla civettuola Frida, che tanti anni prima ha percorso le medesime tappe, rinnegando le proprie origini estoni per la capitale francese, senza mai andare al Louvre "perchè i veri parigini non ci vanno mai".

Il film scorre lungo binari prevedibili nel raccontare la progressiva amicizia delle due donne, inizialmente lontane e infine complici e solidali. Come un Quasi amici meno energico, senza il riuscito lavoro sulle fisicità opposte dell’immobile Cluzet e la vitalità incontenibile di Omar Sy, la pellicola di Raag sembra reggersi soltanto sulla potente presenza di Jeanne Moreau e la sua iconicità, in grado di riecheggiare in un fuori campo dell’immaginario filmico i tanti ruoli interpretati. Il suo volto non racconta mai solo gli amori e gli scandali di Frida ma fa correre la memoria verso le spiazzanti eroine di Les amants, Ascensore per il patibolo o la Catherine di Jules e Jim.

E se è apprezzabile il tentativo di confinare in un sottotesto marginale la crescente attrazione fra Anne e Stéphane, come fosse soprattutto una merce di scambio, un passaggio di consegne sottaciuto fra le due donne, Une estonienne è un film troppo poco incisivo, privo di immagini capaci di imporsi nella memoria. Un po’ come Anne, sembra lanciare degli sguardi furtivi in direzione del cinema francese e di certi suoi stilemi ma senza averli interiorizzati a sufficienza.


CAST & CREDITS

Regia: Ilmar Raag; sceneggiatura: Agnès Feuvre; Lise Macheboeuf; Ilmar Raag; fotografia: Laurent Brunet; montaggio: Anne-Laure Guégan; interpreti: Jeanne Moreau, Laine Mägi, ; produzione: TS Production e Amrion Productions; distribuzione: nome del distributore italiano; origine: Estonia, Francia, Belgio 2011; durata: (esempio) 94’; Sito Ufficiale


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