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Conferenza Stampa "Anita"

Pubblicato il 10 gennaio 2012 da Annalaura Imperiali


Conferenza Stampa "Anita"

9 Gennaio 2012. Nella sede Rai di Viale Mazzini, al termine della proiezione dell’anteprima della prima puntata di Anita, ultima miniserie Rai di carattere storico, sono presenti in sala gran parte del gruppo tecnico e produttivo del film e quattro membri del cast artistico, tra cui i due protagonisti Valeria Solarino (nei panni di Anita Garibaldi) e Giorgio Pasotti (nei panni di Garibaldi stesso).

E’ stato complesso il lavoro degli sceneggiatori - tra cui Amedeo Minghi, anche autore delle musiche - che sono riusciti a riassumere esaustivamente la storia di una donna morta giovanissima che nell’arco di nove anni ha partorito quattro figli e ha combattuto quasi instancabilmente. La volontà del regista Bonivento è stata quella di mostrare un lato meno noto della storia di Garibaldi, quello delle sue lotte d’indipendenza in America Latina e, appunto, di Anita, sua compagna di vita.

Ha aperto la conferenza Fabrizio Del Noce, direttore di Rai Fiction. A suo parere il progetto, conclusosi in circa dieci settimane, è partito molto bene, sia in termini di ricerca che di spettatori. Un dato è quello su cui Del Noce si è voluto soffermare più a lungo: Anita è la prima fiction mirata sul centocinquantenario dell’unità d’Italia. Per non banalizzare questo aspetto si è deciso di sviscerare un lato poco conosciuto del Risorgimento italiano, quello della figura di Anita non solo come moglie di Garibaldi ma anche e soprattutto come donna forte, energica e coraggiosa. Il tutto, ha poi tenuto a precisare del Noce, raccontato in maniera vera, senza scadere nella fiction romanzata, e sono state la passionalità e la bravura della Solarino, la quale ha lavorato per la prima volta in una fiction Rai, a far cominciare bene l’anno nuovo a questa grande emittente televisiva.

Claudio Bonivento, regista della miniserie entrato più tardi degli altri all’interno del progetto, ha esordito dicendo che è più facile raccontare storie di fantasia che storie vere, ma tante volte la realtà è un soggetto molto più interessante di tanti soggetti di fantasia. Bonivento ha poi sottolineato il lavoro di alcuni attori secondari che, pur nella piccolezza dei loro ruoli rispetto a quelli principali, hanno dato dimostrazione di una grande capacità e saranno forse i reali responsabili della buona riuscita del film. “La forza del film sta nella compresenza di tante figure femminili” che dipingono bene il volto multiforme della donna del 1800, madre e guerriera.

Valeria Solarino, la protagonista femminile che interpreta Anita, ha confessato di essersi innamorata dell’idea del personaggio e di aver voluto a tutti i costi recitarlo non appena è venuta a conoscenza dei provini per questo film. Il suo sogno è fare film d’azione e calarsi nei ruoli di personaggi dediti all’azione e, attraverso Anita, è riuscita ad entrare nelle vesti di una donna che l’affascina e che le assomiglia. La Solarino afferma inoltre di essersi documentata su Anita incontrando da una parte le difficoltà delle fonti, molto scarse, sul conto di questa eroina, e dall’altra quelle dovute all’immergersi in un’epoca di grandi ideali che oggi non esistono quasi più e che pertanto non ci appartengono. Quello che emerge sempre dai documenti che parlano di lei è la gelosia fortissima e l’universalità dei suoi sentimenti, in parte da rivoluzionaria e in parte da mamma amorevole. E questo è stato il punto di forza su cui la Solarino ha costruito il proprio personaggio.

Giorgio Pasotti, protagonista maschile al fianco della Solarino, interpreta a parere suo e del regista Bonivento “un Garibaldi nuovo e moderno”. Documentandosi a lungo prima di recitare questo ruolo, Pasotti si è preparato soprattutto sulla biografia di Garibaldi ad opera di Indro Montanelli, grande spunto di riflessione per la realizzazione del suo personaggio. Garibaldi? Un eroe affascinante. Se qui viene interpretato in modo nuovo e moderno è perché si vuol mettere in evidenza un uomo fatto di eroismo e allo stesso tempo di umane paure.

Tosca D’Aquino entra, dal canto suo, nel ruolo di una donna povera, del popolo, di una prostituta. L’attrice si mostra avvolta dalla forza delle donne, anche umili, del Risorgimento, tutte partecipi al secolo dell’ardore italiano contrassegnato dallo struggente Inno di Mameli. Sulla stessa linea d’onda si trova Francesca Cavallin, che ringrazia sentitamente Bonivento per il ruolo prestigioso che le è stato assegnato e che si compiace di aver interpretato la principessa Cristina di Belgioioso, grande sotto il profilo umano, la quale ebbe il coraggio, quasi contro i suoi stessi interessi, di sposare la causa della rivoluzione pur potendo trincerarsi dietro la propria nobiltà.

Amedeo Minghi ha sorriso appena gli è stato acceso il microfono davanti: è stato lui a presentare il soggetto ai produttori qualche anno fa perché era rimasto colpito dalla figura di questa donna, Anita. Dietro questo personaggio c’è una storia straordinaria da cui non si poteva non trarre un film. Minghi, inoltre, si è cimentato in un’operazione nuova anche per la sua larga esperienza: quella di accompagnare musicalmente una fiction storica. A proposito di Anita, Minghi dice che non si è trattato certo di una “donna-edera" nei confronti di Garibaldi, come alcuni l’hanno negativamente voluta descrivere. Lei lo ha supportato sempre, senza fuggire ma senza mai nemmeno invadere la sua vita in maniera eccessiva e spiacevole. Il fatto che fosse partita in guerra con il proprio uomo non era dovuto solo all’innamoramento, alla tenacia e al sentimento di libertà, ma anche all’usanza tipica delle donne dell’epoca che prendevano questa decisione per rimanere accanto ai propri uomini anche nei momenti più duri.


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