Daisy - Amori in (con)corso

Pallottole e parole d’amore, action di Honk Kong e melò all’orientale. Daisy di Andrew Lau, nella sua violenta retorica, fonde in uno splendida amalgama le esigenze dei due generi restituendo una pellicola divertente ed emozionante.
Chiunque abbia visto Infernal affairs non avrà difficoltà a riconoscere in Daisy la mano di un regista, Andrew Lau, in grado di trasmettere, dietro la forza di una forma ridondante, brio ed emozione. E’ infatti fur di dubbio che lo stile del maestro di Honk Kong sia eccessivo e retorico. Il suo è un cinema in cui ritmo e forma sono più affini all’estetica dei videoclip che non alla logica classica di una vera e propria narrazione. Le continue panoramiche, i ralenti seguiti da improvvise accelerazioni, i bruschi movimenti di macchina apparentemente gestiti con assoluta arbitrarietà, rispondono, infatti, al solo bisogno di una ricerca estetica. Postmoderno, potremmo definirlo utilizzando un termine tanto caro alla critica contemporanea. Bello, semplicemente e genuinamente bello.
Un film, quello di Lau, che porta con se le icone e i topoi di tutta la storia del cinema di Honk Kong. La capacità di alternare momenti di stasi assoluta, in cui i volti di si perdono nell’inferno candido delle mura di una vuota casa bianca, alle improvvise accelerazioni, nelle magistrali sparatorie, sono i tratti distntivi di questa ricerca estetica.
Come non riconoscere le figure esemplari del poliziotto, Jeong Woo, e del killer, Park Yi, portatori di una forte, indistruttibile morale, che li avvicina e gli impedisce di essere realmente nemici? Come non ritrovare nella vendetta finale, a colpi di pistole e revolver, il climax proprio di ogni action orientale?
L’amore di Lau per la sua tradizione cinematografica si manifesta in ogni quadro, concretizzandosi in vere citazioni, omaggi ai maestri come John Woo. E così la bella Hye-young perde la voce, colpita di striscio da una pallottola in uno scontro causato proprio dal bravo poliziotto, così come Jennie, nel magnifico The killer, diveniva cieca a seguito di una sparatoria. Sia nella forma che nella sostanza quindi Lau sembra richiamare Woo. Il senso di colpa, l’amore celato, l’incomunicabilità, la forza morale sono colonne portanti dei loro cinema.
Un cinema ingiustamente considerato di nicchia, ancora troppo oscuro, nascosto al grane pubblico. Gli applausi, i commenti divertiti degli spettatori dimostrano come pellicole come queste abbiano tutte le carte in regola per competere con i film hollywoodiani. D’altronde melò e noir fanno parte del nostro DNA, da sempre. La salsa orientale aggiunge solo un gusto lontano, affascinante ed intrigante.
Giampiero Francesca
(Daisy); Regia: Andrew Lau; sceneggiatura: Kwak Jae-young; fotografia: Wai Keung (Andrew) Lau, Man-Ching Ng; musica: Kwong Wing Chan, Shigeru Umebayashi; interpreti: Ji-hyun Jun (Hye-young), Woo-sung Jung (Park Yi), Sung-jae Lee (Jeong Woo), Sara Bernardo Aires (prostituta), David Chiang (Cho); produzione: Hoon-tak Jung; origine: Corea, 2006; durata: 110’
