Dark Horse

A due anni esatti di distanza da Love During War Time, ispiratissimo sequel del brillante Happiness (ad oggi tra i film migliori del cinema indipendente americano degli ultimi quindici anni), Todd Solondz torna con una piccola, brillante, toccante e intensa commedia nera, Dark Horses. Avvelendosi dell’ottima collaborazione di un cast di attori eccezionali, con a capo i bravissimi Mia Farrow, Selma Blair, Cristhopher Walken e soprattutto il sorprendente Jordan Gelber (uno dei protagonisti della fortunata serie ideata da Martin Scorsese, Boardwalk Empire), Solondz dipinge con lucida ironia un aspetto importante della società contemporanea, così in crisi e ridotta ai minimi termini, ovvero quella del bamboccione. Aspetto sicuramente ben noto a noi italiani (il termine bamboccioni fu infelicemente utilizzato nel 2007 da Padoa Schioppa, allora ministro dell’economia del governo Prodi), da sempre presi di mira dai Paesi esteri per la riluttanza e il ritardo con i quali lasciamo la casa di mamma e papà, ma del tutto nuovo per società come quella Americana, dove solitamente si abbandona casa per non farvi poi più ritorno quando si comincia l’università. Solondz attraverso il personaggio di Abe (Jordan Gelber), uomo tra i trenta e i quaranta anni che vive sommerso dai giocattoli (che colleziona ma con i quali non gioca), lavora svogliatamente nella piccola impresa del padre e passa le proprie serate a giocare a backgammon con la madre, non solo ci mostra in maniera estremamente nonsense e paradossale un uomo incapace di trovare stimoli capaci di farlo maturare e responsabilizzarlo ma ci presenta una società arida e infelice perennemente oppressa da un senso di depressione che non riesce/vuole combattere. Genitori rapiti ed alienati dalla televisione che non riescono a comunicare tra di loro, donne insoddisfatte e annoiate (bravissima Selma Blair nel ruolo dell’apatica Miranda) incapaci di dire un no o un sì perchè incapaci di intendere ciò che realmente vogliono, segretarie di mezza età ninfomani e alla perenne ricerca di giovani ragazzi da sedurre e giovani dottori in carriera che valutano tutto attraverso successo e denaro. La crisi dipinta da Solondz non è solo ed esclusivamente quella economica, bensì una crisi che affonda le proprie radici nella creazione stessa della società capitalista così come la conosciamo noi oggi. Intelligenze, capacità e sentimenti che vengono sempre valutati attraverso il filtro del successo che schiacciano chi non riesce ad emergere basandosi su questi valori portandolo al rifiuto della maturità e delle responsabilità e esaltano passivamente chi ci calza perfettamente condannandolo ad un senso di vuoto costante mascherato da apparente felicità. Todd Solondz lo fa in maniera cinica e spietata, come suo solito, non parteggiando per una o per l’altra parte. E’ scorretto con i suoi personaggi, li tortura e li prende in giro perchè vorrebbe reagissero senza donar loro alcun tipo di attenuante.
L’essere grasso e poco appetibile, il non essere cresciuto con il supporto di una famiglia attenta ed amorevole che gli facesse sentire calore e fiducia incondizionata nei passaggi fondamentali della sua esistenza non possono rappresentare una attenuante per Abe. L’ombra del fratello che non gli ha mai permesso di diventare il cavallo vincente agli occhi del padre (quel Dark Horse che dona il titolo al film è appunto un termine angloamericano utilizzato per indicare il cavallo da corsa sul quale puntare nelle gare ippiche) non può essere considerato un alibi perchè rappresenta lo stesso metro di valutazione, rovesciato, di quella società tanto criticata.
Il tutto Solondz, come suo solito, lo porta sul grande schermo con uno stile asciutto ed essenziale. Zero virtuosismi e zero fronzoli. La meticolosa messa in scena, la bravura degli attori e la freddezza del digitale capace di rendere tutto credibile rappresentano i punti di forza di questo film e dello stile di questo regista. Un film importante e crudo che, grazie anche al bellissimo doppio finale, lascia lo spettatore con un necessario senso di oppressione sullo stomaco.
(id.); Regia e sceneggiatura: Todd Solondz; fotografia: Andrij Parekh; montaggio: Kevin Messman; interpreti: Justin Bartha, Selma Blair, Mia Farrow, Jordan Gelber, Christopher Walken; produzione: Double Hope Films; origine: USA 2011; durata: 84’.
