Daybreakers – L’ultimo Vampiro

I film (ed anche i telefilm) sui vampiri sono da sempre uno strumento comodo usato, ed ultimamente in un qualche modo abusato, per una rappresentazione critica dell’umanità. L’universo vampiresco permette infatti, grazie alle sue molteplici declinazioni (moderne), una ricchezza e una varietà d’analisi che nella letteratura classica e nel cinema (fino agli anni 60-70) non ha mai avuto. Guardando a questo universo come ad una realtà sfaccettata è allora possibile e doveroso inserire in questo contesto, un film particolare come Daybreakers – L’ultimo Vampiro.
Nel 2019 il mondo è al collasso, in testa alla catena alimentare non c’è più l’Uomo, ridotto ormai al 5% della sua popolazione originaria, ma i vampiri che nutrendosi prevalentemente di sangue umano ne hanno quasi compromesso l’esistenza e di conseguenza stanno segnando il futuro della loro stessa razza. L’ematologo Edward Dalton (Ethan Hawke) sta lavorando alla creazione di un sangue sintetico che sia surrogato di quello umano per riuscire a salvare entrambe le razze. Una notte imbattendosi in una donna viene a conoscenza del segreto della cura...
I fratelli Spierig portano sullo schermo un’opera parzialmente riuscita (o forse solo fuori tempo massimo!), troppo debitrice di influenze televisive come True Blood e Angel a cui tutta la logica della “normalizzazione” della società vampiresca fa riferimento. Interessante è invece come la coppia di registi tedeschi ha saputo sviluppare la mitologia del vampiro che viene visto, in questa sede, come "evoluzione" della razza umana. Non esiste nessun sviluppo morale o etico o comportamentale all’insegna del progresso, ma anzi, questo si riduce ad un ampliamento dei limiti e delle miserie umane. L’immortalità diviene allora il limite ultimo valicato dalla cupidigia e il sogno misero di arricchirsi e di accrescere il proprio potere all’infinito. La visione metaforica di un mondo votato alla lotta dell’uno contro l’atro per uno sfruttamento indiscriminato delle risorse è un’intuizione apprezzabile e forse la vera novità del film. In fondo il personaggio di Sam Neil è un degno campione delle iniquità umane, metafora agghiacciante di un futuro che è di questo mondo.
Ad enfatizzare il film una fotografia curatissima (tipica, a dire il vero, delle produzioni Lionsgate), divisa tra un il blu sferzato delle luci al neon della notte e un giallo-arancio accecante del giorno, e una regia vorticosa e dinamica, le cui soluzioni sono però troppo spesso debitrici di una certa filmografia da b-movies americano. Come non riconoscere infatti negli squarci di luce solare della scena dell’inseguimento l’idea già usata 24 anni fa dalla Bigelow ne Il Buio si avvicina (Near Dark) o nella scena dell’assalto notturno alla carovana di auto certi echi registici di Pitch Balck? Come abbiamo già avuto modo di dire questo Daybreakers – L’ultimo Vampiro ci sembra un film venuto fuori tempo massimo, godibile quanto si vuole ma non più di questo e certamente con nulla di nuovo all’orizzonte.
(Daybreakers); Regia: Michael Spierig e Peter Spierig; sceneggiatura: Michael Spierig e Peter Spierig; fotografia: Ben Nott; montaggio: Matt Villa; musica: Christopher Gordon; interpreti: Ethan Hawke (Edward Dalton), Sam Neill (Charles Bromley), Willem Dafoe (Lionel ’Elvis’ Cormac), Isabel Lucas (Alison Bromley); produzione: Lionsgate; distribuzione: Mediafilm; origine: Australia, U.S.A., 2009; durata: 98’
