Diverso da chi?

L’opera prima del regista Umberto Carteni è una commedia che affronta il tema dell’omosessualità in maniera, si potrebbe dire, non militante, non polemica, nel senso che il film racconta dei contrasti che si pacificano e si appianano in maniera piuttosto fluida, stemperati inoltre da un’ironia giocosa che non vuole essere mai aggressiva. La coppia gay è, in questo contesto, come dice il titolo, non il segno di una diversità problematica, ma al contrario un universo sereno, dotato di stabilità ed equilibrio: Piero (Luca Argentero) è un uomo affascinante che si ritrova inaspettatamente candidato sindaco di un paese del nord Italia in cui convive con Remo (Filippo Nigro), apprezzato critico culinario, suo compagno da quattordici anni. Ad increspare il mare piatto e calmo di questa tranquilla vita “coniugale” sarà Adele (Claudia Gerini), la “furia centrista” che si propone come vicesindaco al fianco di Piero. Donna dura, rigida, agguerrita, addirittura antidivorzista, dietro una corazza all’apparenza inattaccabile nasconde la delusione per un matrimonio finito e per un figlio mancato. Dopo un inizio segnato, ovviamente, da ostilità ricorrenti e continui diverbi, Piero e Adele diverranno colleghi affiatati e sorprendentemente collaborativi e, all’insaputa di tutti, perfino amanti.
Il film basa la sua comicità, e non solo questa, sulle situazioni ribaltate: Piero ha paura di ammettere di essere “diverso” non dalla maggioranza, ma da quello che è ormai il suo mondo. La consapevolezza di essere omosessuale, divenuta una certezza rassicurante, è messa in discussione dall’inspiegabile attrazione sessuale che prova per Adele. Questa donna, la cui severità subito si scioglie di fronte alle gentilezze di Piero, incarna, almeno all’apparenza, un modo di vivere e pensare diametralmente opposto a quello di lui. Ma quell’idea di famiglia serena e solida che starebbe all’apice della scala di valori di Adele, resta, appunto, solo un’idea nella sua vita solitaria e quasi prende forma, paradossalmente, proprio nella vita di Piero che è invece omosessuale, ma può vantare la sicurezza data dalla presenza di un compagno leale e di molti amici sinceri.
Sullo sfondo, ma non proprio in secondo piano, ci sono le vicende relative alla vita politica del paesino che appare piuttosto indeciso di fronte a un sindaco dichiaratamente gay. Con metafore non troppo velate il regista racconta un centro sinistra molto italiano – quello dei candidati Piero e Adele – che fatica non poco a conciliare i rassicuranti, intramontabili valori tradizionali (Adele va in chiesa ed è praticamente ossessionata dal concetto di “famiglia”) con l’esigenza di difendere le diversità e le minoranze in maniera forse non combattiva ma quantomeno energica. Ma se nel film le divergenze si appianano e gli scarti si colmano, questo non può essere altrettanto vero per la realtà dove a volte, dentro e fuori la politica italiana degli ultimi tempi, i compromessi troppo azzardati diventano mine pronte a esplodere e le differenze non convivono tanto facilmente. E’ vero che Carteni racconta anche qualche episodio di intolleranza e razzismo ai danni di Piero, ma si è ben lontani dai toni forti e decisi di un film di denuncia che voglia, non parlare di politica, ma essere politico. Ed è questo il limite di una commedia sicuramente ben costruita, ottimamente recitata dai tre bravi protagonisti, che però ha il difetto di molto cinema italiano contemporaneo, quello cioè di raccontare la contemporaneità con uno sguardo che, arrestandosi troppo in superficie, rischia di mettere in scena stereotipi invece che realtà.
(Diverso da chi?); Regia: Umberto Carteni ; sceneggiatura: Fabio Bonifacci; fotografia: Marcello Montarsi ; montaggio: Consuelo Catucci; musica: Massimo Nunzi ; interpreti: Luca Argentero (Piero), Claudia Gerini (Adele), Filippo Nigro (Remo), Francesco Pannofino (Galeazzo); produzione: Cattleya; distribuzione: Universal Pictures ; origine: Italia, 2009 ; durata: 102’
