Dream - Torino Film Festival 2008 - Fuori Concorso

Pausa, sospensione, stasi. Tutti concetti assai cari a Kim Ki-duk e assolutamente presenti in ogni frammento della sua cinematografia. Il tempo, ed il suo manifestarsi cronologico, ha nella poetica del regista coreano il ruolo principe. A volte pare fermarsi, altre accelerare verso mete inattese, ma sempre detta e scandisce vita e azioni dei personaggi. Non costituisce eccezione questo ultimo lavoro, Dream, dove ancora di più, entrando in quel regno di comprovata incertezza che è il sogno, si perdono e si trasformano i confini del comune sentire.
Jin si è da poco separato dalla sua compagna e improvvisamente inizia a fare sogni che la riguardano. Sogni in cui la insegue, la scorge con un amante, si insinua nella sua casa per riconquistarla. Sogni caratterizzati da un fortissimo realismo. Sogni che ben presto lo porteranno a stringere una connessione tanto inspiegabile quanto potente con Ran. È lei, infatti, a divenire, in uno stato a metà tra la veglia ed il sonnambulismo, l’esecutrice delle sue fantasie notturne. Ciò che Jin fantastica di fare con la propria ex fidanzata, Ran lo compie con il suo rispettivo ex compagno.
Il film si articola essenzialmente in due fasi. Una prima parte, in cui si prende coscienza dei protagonisti e della vicenda che li toccherà da vicino, cammina sul filo di un atipico noir, in bilico tra atmosfere tetre e, per forza di cose, oniriche, e situazioni ed evoluzioni paradossali che conducono ad una naturale e divertente ironia. Improvvisamente, come spesso accade nelle opere dell’autore, il tono ed il ritmo della storia virano decise verso il drammatico. Ciò che inizialmente provocava un sorriso si lascia avvolgere dalle ombre annunciando una virata decisa e netta verso azioni e accadimenti che per forza visiva e violenza ricordano da vicino i segni le trame autolesioniste di quello che forse resta uno dei film migliori di Kim Ki-duk, L’Isola.
La privazione del sonno cui si vota un Jin sconvolto dai sensi di colpa per Ran induce l’uomo a trovare nel dolore e nella menomazione fisica autoindotta la via per resistere alla stanchezza. È in questa seconda parte che la pellicola restituisce le sensazioni tipiche del cinema del regista. Ogni inquadratura, ma questo è facilmente riconducibile al gusto tipicamente orientale per la perfezione geometrica della scena, mette in mostra una natura pittorica. La luce, in generale, e le sfumature che essa genera prendono il sopravvento anche sulla narrazione stessa. Così ogni componente che entra in scena assume un senso ed un significato trasfigurato che lascia presagire il metaforico e fiabesco epilogo.
Si resta lontani dalla splendida e asciutta compattezza di Ferro 3 così come dagli esempi migliori del cinema di Kim Ki-duk, ma comunque Dream possiede certamente qualità che negli ultimi lavori del maestro coreano, L’arco e Soffio su tutti, parevano ormai appannate.
(Bi-Mong); Regia, soggetto, sceneggiatura, montaggio: Kim Ki-duk; fotografia: Kim Gi-tae; musica: Ji Park; interpreti: Joe Odagiri (Jin), Lee Na-young (Ran), Zi-A, Tae-hyeon produzione: Kim Ki-duk Film; distribuzione: Showbox; origine: Corea del Sud, 2008; durata: 93’
