DVD- L’uomo con la macchina da presa

Se si coltiva un qualche interesse per la materia cinematografica, è necessario imbattersi, almeno una volta nella vita, in questo gioiello cinematografico classico ed eterno. Non è la prima volta che L’uomo con la macchina da presa esce in dvd, ma questa nuova edizione, ricca di informazioni (scritte) sul film, sull’autore e sul contesto storico e culturale in cui l’opera è nata, rappresenta un motivo in più per facilitare l’incontro con questo film strepitoso e fortissimo da molti punti di vista, significativo a più livelli. L’uomo con la macchina da presa è del 1929, diretto dal regista sovietico Dziga Vertov in collaborazione con suo fratello Mikhail Kaufman, protagonista nei panni di un operatore al lavoro in luoghi straordinari e figura fondamentale nello sviluppo di un soggetto così originale e rivoluzionario. Il film è infatti privo di didascalie, andando così contro le più semplici e consolidate convenzioni del cinema muto di allora. Non è un film di finzione, nel senso che le immagini associate tra loro per circa 67 minuti, non sono state riprese dal regista chiedendo a uomini e donne di recitare una parte diversa da quella che in quei momenti era la più naturale e spontanea per loro. L’uomo con la macchina da presa è un documentario, nel senso che il punto di partenza dell’autore è stato quello di filmare una realtà viva ed autonoma rispetto al film. Si tratta, forse del compimento massimo (e finale) del movimento kinoglaz (cineocchio), nato negli anni ’20 per iniziativa dello stesso Dziga Vertov, propugnatore, non a caso, della superiorità del documentario sul cinema di finzione. Il quale, secondo lui, avrebbe dovuto essere bandito perché inadatto a formare una società comunista. Vertov era convinto che il cinema dovesse essere uno strumento a servizio del popolo e della sua formazione comunista, e quindi, dopo anni di lavoro e di esperienza politica e registica, arrivò a sublimare il tutto in un’opera tecnicamente all’avanguardia che ancora oggi colpisce per originalità, vivacità, contenuti e forma. Non entriamo, in questa breve recensione al dvd, nel campo dell’irrisolvibile questione su cosa sia il cinema, ma ci limitiamo a ricordare quanto quest’Uomo che gira con una macchina da presa addosso, sia stato centrale nel dibattito sul cinema e quanto, per la sua forza espressiva e per le riflessioni che si porta con sè, sia centrale nella storia di tutto il cinema mondiale. Chi era Dziga Vertov? Un cineasta russo, un uomo di cinema e politica che ha raccolto, dentro L’uomo con la macchina da presa, l’esperienza accumulata durante anni di documentari propagandistici e durante le sue esperienze futuriste. Dziga pensava che le storie di finzione fossero fumo profumato tirato negli occhi del popolo dal regime borghese e non era affatto questo lo scopo del suo cinema. Per ciò la sua intenzione autoriale andava in tutt’altra direzione: era rivolta a raggiungere uno scopo sociale, attraverso la documentazione della sola realtà, anche laddove l’occhio umano non poteva (e non può ancora) arrivare. Ecco già il rapporto tra occhio umano ed occhio meccanico, ecco Blow up, Blow-out, ecco tanti cineasti successivi a farsi sempre la stessa domanda: ecco l’eterna attualità di un film come L’uomo con la macchina da presa. "Solo la verità" - pensava in sintesi Vertov - "interessa l’occhio della cinepresa e solo guardando e mostrando cose reali si può costruire una società migliore". Il suo purismo cinematografico era ben dentro il suo tempo e trovava riscontri in altri ambiti della cultura sovietica del periodo, ma nel campo strettamente cinematografico, allora in piena espansione concettuale, i contrasti sulla materia erano grandi anche all’interno di un paese dominato da un’ideologia molto forte e unificante come L’Urss. Il dibattito sul cinema, allora, era appena cominciato e sembravano enormi, e tantissime, le porte da poco aperte da questo mostro magico che nasceva da una scatola e viveva su un grande schermo bianco. Inoltre, da un punto di vista politico, la ricerca vertoviana della verità attraverso il cinema, non era proprio così ben vista dal regime: gli apparati di partito erano preoccupati che troppa sete di verità si scontrasse con le esigenze della propaganda. L’uomo con la macchina da presa, infatti, va oltre i documentari girati per strada, fuori dalle fabbriche, nei villaggi: è un racconto di verità quotidiane che nascono con totale libertà. Vertov, esibendo abilità ed estro con riprese innovative e giochi di montaggio esasperati, (quasi il film fosse un saggio di tecniche d’avanguardia) si serve della sua padronanza del mezzo tecnico per dare impulso alla sua idea di cinema, sino a questo film improntata alla ricerca della verità cronachistica, e ora lanciata verso la scrittura di un nuovo linguaggio espressivo. Di cosa parla L’uomo con la macchina da presa? Racconta una giornata ideale, dall’alba al tramonto, di un cineoperatore che riprende per lo più scene di vita quotidiana per le strade di Odessa e Mosca. Ma da subito si nota l’attenzione dell’autore per una ricerca di inquadrature a sensazione, ardite e spettacolari: sopra altissimi palazzi, in bilico su strapiombi metropolitani, sopra, sotto o a fianco di treni in corsa, in mezzo a storie quotidiane di gente di diversa estrazione sociale. L’uomo con la macchina da presa penetra nelle case, nei luoghi di lavoro e si apre con il totale di una sala cinematografica che da vuota si riempie in un attimo. La stessa sala si rivedrà in chiusura del film dopo una sequenza nella quale la Mdp ha cominciato a muoversi da sola su un treppiedi, senza operatore, sfuggita alle mani del padrone. Ad ogni artificio cinematografico si torna a pensare all’anno del film, al 1929, e da lì partono altre mille domande e riflessioni che riconducono tutte alla stessa risposta: all’importanza incredibile di questo film in cui l’avanguardia cinematografica è espressa e documentata al tempo stesso. Quello di Vertov è l’atteggiamento d’un poeta innamorato e un’applicazione del metodo della "vita colta in flagrante". Egli si serve di tutte le risorse del montaggio, ma anche dei trucchi, dell’animazione, del rallentato e dell’accelerato. Dopo una sequenza finale, la macchina stessa viene a salutare il pubblico, con un montaggio accelerato, che riassume i "temi con variazioni" di questo film-manifesto. Stavolta insieme alle scene di vita quotidiana è lo stesso operatore ad essere ripreso. Lui è l’oggetto stesso dell’indagine dell’occhio scrutatore, nell’atto di spostarsi, sistemare i suoi attrezzi o semplicemente filmare. L’uomo con la macchina da presa è un primo caso di cinema nel cinema che, al di là dell’iniziale intento ideologico (il cineoperatore lavoratore alla pari dell’operaio), innesca un meccanismo di meta-cinema che coinvolge in un piacevole gioco tanto lo spettatore quanto il regista. Un film indispensabile e senza tempo, impreziosito in questa edizione Ermitage, da alcuni preziosi e precisi approfondimenti.
La qualità audio-video
L’antico bianco e nero della pellicola viene trasportato in dvd con ottima qualità. Il documentario è accompagnato da una colonna musicale che si lascia apprezzare per la sua "non invadenza" rispetto allo splendore figurativo delle immagini. Il film non presenta, quindi, difetti nè dal punto di vista visivo, nè da quello sonoro.
Extra
Alcune schede scritte di sicuro interesse.
(L’uomo con la macchina da presa) ; Regia : Dziga Vertov; interpreti: nessun attore tranne l’operatore Kaufmann; distribuzione DVD : Ermitage cinema
formato video: 1,33:1; sottotitoli : Russo, inglese, italiano.
Extra: 1) Biografia, filmografia e curiosità su Dziga Vertov 2) Sinossi, note e curiosità sul film 3) Il cinema sovietico - Il cinema visto da Majakovskij
