X

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicit‡ in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di pi˘ o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Chiudendo questo banner, invece, presti il consenso allíuso di tutti i cookie



DVD + Libro: Ermanno Olmi, Gli anni Edison

Pubblicato il 28 marzo 2009 da Edoardo Zaccagnini


DVD + Libro: Ermanno Olmi, Gli anni Edison

Il dvd/libro che Feltrinelli dedica alla primissima fase dell’opera cinematografica olmiana, è davvero un regalo prezioso. La raccolta consta di 7 tra cortometraggi e documentari, tutti realizzati dal maestro lombardo tra il 1954 e il 1958. Prima, cioè, del suo esordio nel lungometraggio. E’ possibile ritrovare, in questo importante cofanetto, la giovane e già formata identità di uno degli autori fondamentali della storia del cinema italiano del dopoguerra. Seppure, infatti, si tratti di lavori commissionati al regista dalla Edison, l’azienda cioè, dove il futuro cineasta aveva un regolare contratto di lavoro, già si notano i tratti cinematograficamente caratteriali di Ermanno Olmi. Partiamo con un piccolo cortometraggio tratto dall’omonima operetta morale di Giacomo Leopardi, intitolata Dialogo tra un venditore di Almanacchi e un passeggiere. Incontriamo subito la campagna cara al regista, con la neve, una musica povera e popolare che accompagna i luoghi disadorni e ameni al tempo stesso, e l’essere umano che si muove come un animale autoctono in un paesaggio che sente perfettamente suo. Ma poi, ecco che spunta la città, e in pochi istanti c’è già tutto Olmi. E arrivano pure i primi piani della gente invisibile a tanto cinema e invece onnipresenti nell’opera di Olmi, sulla lezione del neorealismo italiano e di altre scuole cinematografiche allora nascenti. Due suonatori da una campagna identica a quella de L’albero degli zoccoli, arrivano sull’asfalto della città, quello de Il posto, per intenderci, ed introducono questo super incipit olmiano. Sono venuti da un viale alberato che passava accanto a un fosso e sono arrivati nella città piena di lucette, gente, rumore e passi. Lì, questi primi cuori umili olmiani, genti semplici provenienti da un mondo antico e sempre semi affabulato, incontrano altri uomini come loro, poveri mendicanti e venditori che nel freddo della festa, come in una favola struggente e dolorosa, tengono a sopravvivere mentre il loro passato culturale sta sparendo. La trama di questo primo piccolo corto parla di un elegante uomo della città che incontra un accento padano e campagnolo. Questi è un anonimo e rugoso venditore di almanacchi. L’uomo elegante gli chiede quale anno vorrebbe che fosse, quale, cioè, sia l’anno della sua vita che ricorda con maggior affetto. “Vorrei una vita così come il signore me la manda” – gli risponde l’umile venditore, introducendo un altro tema assai sentito dall’autore: il rapporto con la religione cristiana. Tutto il cinema di Olmi, infatti, è intriso di fede cattolica, quella che ha abitato, per secoli, la civiltà contadina. A questo punto l’uomo della città conclude la parabola dicendo che è bello ciò che non si conosce, ma ciò che si immagina. E’ la sintesi del pensiero leopardiano, non tanto pessimista quanto diviso tra vissuto e immaginato. Non troppo dissimile dalla fantasia placida della gente semplice cara ad Olmi. La prima favola finisce qui, le luci della città tornano a brillare e la vita se ne va. E’ stato il primo attimo di Olmi, tutto, col senno di tanto poi. Era il 1954 e il regista futuro era già l’uomo che abbiamo conosciuto in questo mezzo secolo di grande cinema. Passiamo al docu/fiction La pattuglia del passo San Giacomo: ancora la neve, un gallo, un cane, il silenzio e l’uomo come un animale immerso nel paesaggio. Due sciatori muti, qualche taglialegna silenzioso, due bambini che parlano di un problema a scuola risolto nella stessa maniera, ci mostrano la vita, silenziosa, di un piccolo contesto di alta montagna: poesia, favola, bellezza pura. Poi accade qualcosa in quell’immensità immobile e perfetta. La voce off parla di un piccolo fatto di cronaca: un cavo elettrico si è rotto ed ha sospeso l’alimentazione della città. La natura regna da quelle parti, ed è come se Olmi volesse ricordarci che tutto parte da lì, anche il progresso che in quegli anni il nostro paese annusava con ansia. Ed inizia a subentrare un altro tema centrale nella filmografia olmiana: il rapporto della natura con l’uomo. L’essere umano può creare progresso o distruggere il suo mondo, ha in mano uno strumento importante ma anche pericoloso. Olmi, intanto, racconta la poesia del quotidiano e della natura. L’uomo della sua macchina da presa, crede nella comunità e nella leopardiana solidarietà tra uomini contro una natura che non è matrigna a priori, ma va rispettata in ogni sua parte ed amata istante dopo istante. La natura va conquistata con amore e in punta di piedi, per essere più felici. La Pattuglia del passo San giacomo è ovviamente costituita di gente semplice e silenziosa, soldati di Dio che remano dalla parte giusta e tutti nella stessa direzione. E’ un presepe quello di Olmi, con ogni personaggio al suo posto e con il suo ruolo definito e rispettato. Regna ordine nel suo primo cinema, come se le ansie sottili, decise e onnipresenti del suo cinema successivo fossero ancora nascoste. I contadini, lungo il tragitto della pattuglia, spargono il concime, le donne hanno le spalle cariche di legna. La vecchia civiltà osserva il nuovo e non commenta, non ha ancora maturato uno spirito critico affilato, e il suo silenzio sospende ancora ogni giudizio. C’è ancora il rapporto tra campagna e città ed ancora grande poesia col finale di un bambino del piccolo borgo che si ferma fuori a una finestra ad ammirare, ingenuo, il futuro. Il terzo lavoro è La diga sul ghiacciaio, e parla ancora del rapporto dell’uomo con il nuovo e con l’eterno: lo sviluppo e la natura. Olmi è dentro il suo tempo, si accorge, anche mentre lavora su commissione, di come il mondo stia cambiando. Chi sono gli uomini che compiono il lavoro su alla diga? Olmi ci parla di loro, della loro provenienza, della loro cultura e mentre lo dice, con una voce narrante calma e sicura, ci mostra i loro volti. E’ gente di fatica e cuore, la stessa che ritroviamo nello splendido mediometraggio Michielino prima b. C’è un’altra economia che sta nascendo ed Olmi cerca, col suo carattere poco rivoluzionario, di non tapparsi gli occhi e di non stigmatizzare a priori la novità. Osserva con fiducia, pazienza ed ottimismo quanto accade. Il padre di Michelino è un pendolare e i luoghi di nascita non sono più quelli di lavoro. Il film è ambientato in un paesino di mare, location piuttosto insolita per l’autore padano cresciuto con i racconti della nonna contadina bergamasca. Anche in quel piccolo borgo di case colorate, barche e scogli, il presente ha appena detto che il lavoro non coincide più coi luoghi d’origine dei lavoratori, che, in questo caso, il mare non è più l’unica o la prima risorsa economica per i marittimi locali. Queesto episodio olmiano ci fa saltare con la memoria all’opera seconda dell’autore, quel I Fidanzati in cui i siciliani abiatuati a trafficare con pesca e agricoltura si ritrovavano operai da un giorno a un altro. Michelino 1a b, è girato con grande delicatezza e la sua visione è consigliata a qualsiasi adulto innamorato di un bambino, di un figliolo a cui dedicare un pezzo di pomeriggio con un gioiellino affabulato, delizioso ed utile. più adatto ai bambini rispetto al successivo cortometraggio del cofanetto: Il pensionato, che torna a toccare il tema del lavoro (altro argomento principe nel cinema di Olmi) mentre compie l’ennesimo ritratto umano di un uomo come tanti eppure unico. ascoltiamo il dialetto, il quotidiano, l’umiltà e la semplicità di un anziano qualunque messo a riposo. E c’è di nuovo la città in rapporto al paesello delle origini, quello da dove era venuto il vecchio anni prima e quello in cui, idealmente, vorrebbe tornare ad abitare. Il piccolo film ci allarga il cuore senza mostrarci scene madri, senza obbligarci a grandi sensazioni, e mentre si spegne quasi naturalmente, passiamo al successivo Tre fili a milano: ancora, la neve, ancora ’aqua le montange. Il silenzio rotto dal canto di un gallo. Poi i primi rumori degli attrezzi e i primi volti umani, silenziosi e attoniti. Siamo alle solite, ad un amore giovane ed immortale per la verginità dei luoghi in cui si è nati e si deve vivere. Olmi è speranzoso di poter collegare il vecchio con il nuovo senza traumi. Il mondo, per lui ,sembra iniziare da qui, da queste parti antiche e meravigliose, che egli descrive come lo spazio della favola, quello che per olmi non smetterà mai di essere cinema, anche in Il segreto del bosco Vecchio, La leggenda del santo bevitore, Cento chiodi, ed altro. Si parla di lavoro anche in questo settimo film, ma c’è sempre spazio per il clima e per le leggi pre umane: "ha smesso di nevicare ma quando non nevica fa sempre più freddo", dice la voce off, come a sottolineare la premura di Olmi per le sue creature e per tutte le creature del mondo. Un contadino passa e osserva il nuovo senza dire nulla. Basta un immagine ad Olmi per esprimere il suo pensiero e la sua poesia. Chiunque lavori è prima di tutto un essere umano che ha bisogno di armonia, ristoro e sentimenti. I volti di Olmi sono scavati dalla vita e nel loro passare lentamente e silenziosamente ci forniscono preziosi documenti storici. I suoi personaggi ci dicono come si lavorava allora, come veniva riempito il paese di elettricità e di innovazioni tecnologiche. Gli operai di Tre fili a Milano cantano in dialetto la loro cultura, la loro appartenenza, la loro terra trentina. Finiscono così i primi lavori di Ermanno Olmi, raccolti da Feltrinelli sotto la voce Gli anni Edison, e completati dal bel libro I volti e le mani, curato da Benedetta Tobagi con interviste al regista ed una introduzione di Sergio Toffetti. Da non perdere e da far vedere ai propri figli, come se si stesse raccontando loro una favola.

La qualità audio-video

Tutti i lavori sono stati rimasterizzati grazie all’intervento del centro sperimentale di cinematografia. La pellicola segnata da quel tempo rende i primi lavori di Olmi ancora più interessanti. Nessun problema di audio.

Extra

Gli extra (video) non sono particolarmente ricchi. Anche perchè il libro che accompagna di dvd fornisce una grande quantità di indicazioni e informazioni sul cofanetto.


(Ermanno Olmi - Gli anni Edison. Documentari e cortometraggi 1954-1958); Regia: Ermanno Olmi; distribuzione DVD: Real Cinema Feltrinelli
formato video: Pal 4/3 1.33:1 b/n, colore; audio: italiano, Dolby Digital 2.0;

Extra: 1) Libro di 184 pp I volti e le mani a cura di Benedetta Tobagi


Enregistrer au format PDF