E la chiamano estate

Alla fine meno peggio di quello che ci si poteva attendere, dopo che per tutta la giornata arrivavano messaggini e voci di film terribile. Invece no, perchè E la chiamano estate del povero Paolo Franchi, uno che, esordio a parte, ogni volta che mette piede in un Festival son botte e parolacce, così terribile non è, anche se i problemi non gli mancano. Lo salvano, per esempio, la solita personalità in fatto di struttura narrativa e di aspetto visivo. E già solo per questo motivo il film regala un alito di vento fresco nell’afa ferma di troppo cinema italiano. Il regista non è mai banale nella forma, di solito non lo è neanche nella sostanza, persino laddove era confusa, vedi Nessuna qualità agli eroi. Di solito tranne stavolta, perchè seppure il suo ultimo film faccia parlare tanto per apparente trasgressione, la sua trama è stringi stringi semplice semplice, e innocua innocua, una cosettina piccola che ti si scioglie e svanisce mentre la racconti, tanto è sottile. E’ la storia di un uomo che si odia, e che per questo non riesce ad amare neppure quando si innamora follemente. Ed è la storia di una donna che gli sta accanto innamorata, senza riuscire mai a farci l’amore, dicendo di sentirsi comunque felice con lui, nonostante il dolore procurato dalla sofferenza e dalla caduta libera di questo. Non è un film sul mondo degli scambisti, anche se il protagonista si sfoga costantemente con rapporti sessuali di gruppo, a pagamento, o con persone con le quali non ha nulla da spartire. E’ un dramma dei sentimenti, dell’anima, senza un tempo preciso, in uno spazio astratto e stretto tra due canzoni che si inflilano nel film come due pesci volanti, di tanto in tanto, che nella loro bellezza struggente accompagnano ed alimentano, almeno loro, il dolore dei protagonisti. Che però sono deboli di costituzione, e non usano parole convincenti per farci credere in loro. Franchi fa arrabbiare, perchè apre e chiude con due valide sequenze, e regala più di un momento interessante. Poi però non costruisce una storia solida e perde un’altra occasione. Continuare a credere nel suo talento significa illudersi e ostinarsi, oppure aver fiducia in un autore singolare e libero, coerente e coraggioso, è obbligatorio per chi ama il cinema?
(E la chiamano estate); Regia: Paolo Franchi; sceneggiatura; Paolo Franchi; fotografia: Cesare Accetta; interpreti: Jean-Marc Barr, Isabella Ferrari, Filippo Nigro, Eva Riccobono, Luca Argentero, Anita Kravos Maurizio Donadoni Romina jr Carrisi, Jean-Pierre Lorit; produzione: Nicoletta Mantovani e Catherine Dussart Per Pavarotti International, Carlotte Films, A- movie Procuctions, Pixtar; distribuzione: Officine Ubu
