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EcoVision (Conferenza stampa)

Pubblicato il 31 maggio 2007 da Salvatore Salviano Miceli


EcoVision (Conferenza stampa)

Prende il via questa sera a Palermo, nella splendida cornice dell’Orto Botanico, EcoVision Festival, terza edizione della rassegna internazionale (101 le pellicole selezionate con 76 nazioni partecipanti) di cinema e ambiente. Abbiamo incontrato Daniele Ottobre, ideatore ed organizzatore di una manifestazione che nel suo breve percorso ha già saputo conquistare consensi unanimi in una realtà complessa come quella del capoluogo siciliano.

Come nasce Ecovision ?

La mia attività di filmmaker mi ha dato l’opportunità di ricevere alcuni premi in diversi Festival in giro per il mondo. Proprio da questo è nata l’idea di portare una manifestazione come EcoVision a Palermo.

Il Festival coniuga l’attenzione verso l’ambiente e la più intrinseca natura cinematografica delle opere in concorso

Nella scelta delle opere viene valutato sia l’aspetto estetico del film, e quindi la fiction vera e propria, considerando che ultimamente la produzione mondiale si è fortemente interessata a sceneggiature che coinvolgono proprio le tematiche ambientali, sia i film-documentari che ci danno la possibilità di venire a conoscenza di problematiche eco-ambientali a cui è importante dare voce.

Presenti anche parecchie opere di animazione

L’animazione, secondo me, ha da sempre svolto un ruolo educativo nei bambini che, in questi anni, hanno un approccio nei confronti della natura un po’ più ritardato rispetto a quello che potevano avere i nostri padri o i nostri nonni. Vivere nei grandi centri urbani, oggi, vuol dire, infatti, spendere il tempo libero soprattutto davanti la televisione. Le opere d’animazione rappresentano, dunque, il primo impatto nei confronti della natura ed è un bene che tra i beniamini dei bambini trovino spazio personaggi, spesso animali, che proprio l’animazione riesce a rendere particolarmente simpatici.

Il tema del Festival è piuttosto variegato. Non si ferma solamente alla natura

Il tema del nostro Festival è molto allargato. Nonostante il manifesto abbia un fondo verde, la natura in sè non è il solo aspetto dell’ambiente che curiamo. Come ambiente, infatti, intendiamo quell’ambiente culturale per cui alcuni intrecci ed alcune storie non sarebbero possibile se non ambientate in determinate latitudini o in determinate zone del mondo dove la storia può acquistare senso. Ovviamente le zone desertiche, pur rappresentando un ambiente in qualche maniera abbastanza monotono per flora e fauna in termini di fiction, danno comunque la possibilità di rappresentare alcuni aspetti sociologici come la ricerca dell’acqua, l’aggregazione, la socialità, la sopravvivenza vera e propria.

Cosa significa organizzare un Festival del genere, giunto alla sua terza edizione, in una città come Palermo.

Prima di tutto un grandissimo sforzo. Se prendiamo Ecovision Festival, che ha come sottotitolazione ambiente e cinema, bisogna considerare che a Palermo non si è ancora riusciti ad avere una scuola di cinema. Partendo da questo presupposto, la Sicilia è fortemente penalizzata. Dobbiamo registrare in questa città alcune assenze vistose. Alcune istituzioni ci sono state molto vicine, altre totalmente latitanti. Vuol dire che saremo noi a colmare queste lacune promuovendo e aiutando a far crescere una maggiore sensibilità.

Cosa significa muoversi all’interno di una cornice splendida come l’Orto Botanico

Non è stato facile, in termini economici ed organizzativi, ma pensiamo che lo sforzo in qualche maniera lanci un segnale ancora più forte. In uno scenario dove troviamo piante provenienti da tutte le parti del mondo, si può cogliere l’analogia con la straordinaria partecipazione che EcoVision ha avuto quest’anno. 75 paesi del mondo hanno creduto che Palermo potesse essere in termini di produzione cinematografica e documentaria un posto dove potersi confrontare ma anche discutere di problemi concreti.

Tornando indietro con il pensiero, quali differenze trovi tra le tre edizioni

La prima edizione è stata splendida ed anche sbalorditiva perché, sin dall’esordio, EcoVision ha avuto un successo inaspettato. Un ricordo molto bello riguarda Angelo D’Arrigo, il deltaplanista che insieme a Fabio Toncelli ha presentato da noi In volo sull’everest, testimoniando una solidarietà ed una felicità assoluta nei confronti di questa iniziativa. La seconda edizione è stata caratterizzata principalmente dai numeri, perché dopo l’incoscienza l’istintività della prima esperienza, il secondo anno ci ha fatto capire che dovevamo dotarci di un’organizzazione molto più grande. Si dovrà trovare una soluzione che possa far diventare Palermo, come viene chiesto da tanti paesi e registi del mondo, capitale del cinema eco-ambientale ma anche sede di dibattiti su problemi che stanno a cuore proprio a tutti.

Considerando la tua esperienza di regista, perché, secondo te, il cinema italiano, oggi, sembra un po’ abbandonare i grandi temi dell’ambiente

In effetti è un problema di controtendenza. Nello Star System hollywoodiano vediamo grandi personaggi impegnarsi sempre più in questa direzione. Pensiamo a Richard Gere o a Leonardo Di Caprio. Il documentario di Al Gore, poi, ha avuto un enorme in successo in tutto il mondo e anche in Italia. Qui, però, è difficile rintracciare un cinema che riesca ad affrontare esclusivamente tematiche eco-ambientali. Da noi oggi si stenta a ritrovare questo connubio. Forse l’ambiente in questo momento è talmente sentito che si pensa sia troppo complesso portarlo sul grande schermo.


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