El incendio - Panorama

Inizia con una inquadratura dall’alto di un letto dove riposano due amanti. Un quadretto perfetto di felicità domestica. Suona la sveglia, la donna si muove fino ad interrompere l’insopportabile suono. Per Lucia e Marcelo oggi è un giorno importante: compreranno un appartamento tutto per loro. Appena alzati scherzano, si prendono in giro, si spintonano in una lotta amorosa che sa di consuetudine. Non fanno l’amore per mancanza di tempo ma la promessa di lei "alla casa nuova" rimanda l’amabile prospettiva ad un futuro prossimo. Il ritmo si fa teso. Tramite immagini di dettagli di corpi, mani, dollari, vediamo i protagonisti riempirsi di soldi come fossero dei moderni Bonnie e Clyde. Ma non è una rapina quanto un appropriarsi, da una cassetta di sicurezza in banca, di tutti i propri averi per cambiare casa e, chissà, forse vita. La coppia è inquieta, tesa, litigiosa. Non perde occasione per darsi addosso, rimproverarsi, addossare colpe. Mentre viaggiano imbottiti di denaro come omini Michelin arriva la telefonata del venditore: l’appuntamento è rimandato all’indomani, stesso luogo stessa ora. Nuova occasione per esplodere in una lite per strada con lei che scende dall’auto e lui che la insegue, lasciando il denaro dentro. A casa nascondono il bottino in una scatola di scarpe dentro l’armadio ("se lo mettiamo nella busta dell’immondizia c’è il rischio di buttarlo"), lo spostano un paio di volte da un ripiano all’altro (vediamo una pistola: checovianamente sparerà?), non sanno veramente che farci.
Da quel momento in poi la loro vita sarà sconvolta. Nulla sarà mai più come prima.
La tensione distacca la pellicola dal genere commedia-dramma amoroso coniugale: questo mantenere il filo tirato dal primo secondo all’ultimo, una costante di concentrazione sui possibili risvolti della storia rendono la durata totale dei 95 minuti passati in compagnia della giovane coppia piacevoli, un po’ voyeuristici, divertenti ed empatici. Non si può non solidarizzare con l’uno o con l’altro a seconda dei momenti: con lui quando è accusato a scuola di aver malmenato uno studente (sedicenne, più o meno grande e possente quanto Marcelo versione professore, che finisce per darsela a gambe, all’uscita del colloquio con i genitori, proprio per non vedersela col suddetto teppistello; con lei quando finisce a sfogarsi con un qualsiasi medico di ospedale sulla sua infelicità di coppia e piange e singhiozza e dichiara di non sentirsi amata davanti al disarmato sprovveduto.
Partendo da un assunto classico il regista Juan Schnitman alla prima opera che firma autonomamente, tratteggia un piccolo dramma di coppia che diverte, turba, coinvolge come se ci si trovasse davanti ad una vita vera.
Un mix di La guerra dei Roses e Chi ha paura di Virginia Woolf in versione contemporanea argentina.
(El incendio); Regia: Juan Schnitman; sceneggiatura: Agustina Liendo; fotografia: Soledad Rodríguez; montaggio: Andrés P. Estrada; interpreti: Pilar Gamboa (Lucía), Juan Barberini (Marcelo); produzione: FiGa Films, Barbara Francisco’s Pasto Cine; origine: Argentina, 2015; durata: 95’
