Eva

Quali sono i diritti di un’intelligenza artificiale? Quasi 30 anni di fantascienza ci hanno abituati a porci questo interrogativo, se si considera come antesignano del genere Blade Runner di Ridley Scott, uscito nel 1982.
Di intelligenze artificiali si parla anche in Eva dello spagnolo Kike Maìllo, ambientato in un futuristico 2042 in cui fortunatamente alle feste si ascolta ancora David Bowie, ma gli scienziati sono ormai in grado di costruire robot perfetti, in tutto e per tutto simili agli esseri umani. Con una differenza: il libero arbitrio. Completamente uguali a noi, questi robot non possono sviluppare una volontà individuale, rimanendo quindi sostanzialmente controllabili e non ponendo problemi etici di sorta. Questo finché il protagonista del film, Alex (il bilingue Daniel Bruhl di Goodbye Lenin e Bastardi senza gloria), non viene richiamato nella sua cittadina d’origine, abbandonata tanti anni prima, per lavorare al progetto di un robot bambino che sia dotato anche della libertà. Ma se il robot dovesse rivelare aspetti caratteriali aggressivi dovrà essere terminato senza appello. Incaricato di cercare un modello tra i bambini in carne ed ossa, Alex rimane affascinato da Eva, la figlia di suo fratello e della donna che ha sposato, con i quali si crea un classico triangolo amoroso.
Eva è realizzato con grande dispendio di tecnologie ed effetti speciali, è il classico prodotto ben confezionato che regala un paio d’ore di puro intrattenimento, anche se senza alcun picco di emozione.
Il suo peccato originale è però giocare con l’effetto pathos che scaturisce dallo svilupparsi dell’affetto tra “macchine” ed esseri umani senza dare il giusto spessore al problema dell’umanità delle intelligenze artificiali. Da Blade Runner, imperniato del disperato desiderio di vivere di replicanti che erano già a tutti gli effetti esseri umani, a Intelligenza artificiale di Spielberg, fondato invece sul bisogno di essere amati quanto le persone in carne ed ossa, il tema delle macchine senzienti è uno specchio per contemplare noi stessi, i nostri rapporti con l’altro e i confini della nostra stessa umanità. Per cui è un’imperdonabile leggerezza estrarre da questo argomento così profondo solo ciò che può strappare una facile lacrima, tralasciando le implicazioni più disturbanti di un eventuale potere di vita e di morte su macchine dotate di sentimenti.
(Eva) Regia: Kike Maìllo; sceneggiatura: Sergi Belbel, Cristina Clemente, Martì Roca, Aintza Serra ; fotografia: Arnau Valls Colomer; montaggio:Elena Ruiz ; musica: Evgueni Galperine, Sacha Galperine; interpreti: Daniel Bruhl (Alex), Marta Etura (Lana Levi), Alberto Ammann (David Garel), Claudia Vega (Eva); produzione: Escàndalo Films; distribuzione: Videa-Cde ; origine: Spagna; durata: 94’.
