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EXPIRED - SPECTRUM

Pubblicato il 2 febbraio 2007 da Giampiero Francesca


EXPIRED - SPECTRUM

“Tutti mi odiano, anche chi non mi conosce mi guarda storto, mi insulta”. E’ un’agente municipale nell’esercizio delle sue funzioni a pensare questa frase mentre osserva la gente passarle accanto e multa i parcheggiatori con i ticket scaduti. Pensa, e mentre riflette, il proprietario dell’auto la insulta e la guarda di traverso. Claire però non parla degli automobilisti, ai quali per altro non vuole alcun male, ma della città intera che la circonda: Los Angeles.

La solitudine, l’alienazione narrata finora al Sundance nei piccoli centri si manifesta amplificata nella metropoli. Le piccole abitazioni con il giardinetto si trasformano in appartamenti bui, freddi. Un buio che non va via per quanto Claire si sforzi di riempirlo di luci, colori, addobbi natalizi. Un’oscurità che attanaglia l’anima. Non basta aggrapparsi a quel poco che si possiede, cercare negli affetti più prossimi, una madre malata, un poco di sollievo. La riflessione che la stessa agente si pone: “Se non si può possedere tutto, meglio avere qualcosa o nulla”, racchiude il pensiero di chi, nonostante si impegni con tutte le sue forze, si sta lasciando andare ad una sorta di oblio metropolitano. In questa desolazione, in cui tutti nascondono qualcosa, in cui mentirsi è l’unica salvezza, trovarsi è impresa titanica. Così ci si stringe al primo arrivato, anche lui ipocrita, triste e desolato, perdendosi in una vita di dimenticanza.

Sembra maniacale la scelta dei selezionatori del Sundance di proporre pellicole tutte legate allo tesso tema, una visione diversa dell’America, distante anni luce dall’american dream. Quello che resta dell’epopea statunitense è alienazione, tristezza e solitudine. Le periferie diventano ghetti nei quali gli strati più bassi della società vengono confinati covando odio e rancore verso il sogno tradito. Considerazione questa che si avvalora ancor di più se si considera che registi di estrazione, provenienza, cultura diversa, pur con linguaggi differenti, trovano evidente la stessa realtà.

Dietro la macchina da presa di questo strano mix fra drama e comedy c’è Cecilia Miniucchi, regista romana alla prima prova con un lungometraggio di finzione, ma dal lungo passato di documentarista. Merita attenzione questo particolare, non soltanto per lo stile espresso, molto scarno e al servizio del racconto, ma in quanto esempio di una realtà, quella degli italiani che vivono di cinema in America, misconosciuta in Italia. Non sono infatti solo i celeberrimi Spinotti, Ferretti, DeLaurentiis a vivere negli States. Fra Hollywood e le piccole produzioni lavorano decine di maestranze, registi, tecnici, spesso giovani, il cui esempio sarebbe un ottimo spunto di riflessione. Anche per questo il Sundance rappresenta un simbolo importante. Esistono luoghi in cui è possibile fare cinema spendendo poco, in cui c’è spazio per chi ha idee e capacità di realizzarle.
Speriamo che un giorno per trovare luoghi così non si debbano fare ventiquattro ore di viaggio.


CAST & CREDITS

Regia: Cecilia Miniucchi; soggetto e sceneggiatura: Cecilia Miniucchi; interpreti: Samantha Morton (Claire), Jason Patric (Jay), Teri Garr (madre di Claire), Illeana Douglas; produttore: Fred Roos; origine: USA 2006; durata: 1h50’


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