Far East 2008 - Adrift in Tokyo

Il festival gli sta dedicando una mini rassegna, a noi i film visti non avevano colpito del tutto. Alcune trovate erano molto carine, sempre danzando a metà tra il grottesco e il demenziale, ma alla lunga nessuna pellicola risultava ben strutturata dall’inizio alla fine. I personaggi erano piuttosto interessanti ma rimanevano solo accennati e mai approfonditi. Accadeva in In the Pool con il neuro-psichiatra, figura affascinante con la sua camicia leopardata e meritevole di maggiore introspezione.
Il regista in questione è Mikj Satoshi, il film che ci ha fatto cambiare idea Adrift in Tokyo. Qui Satoshi inizia a perdere lo stile televisivo (è il mondo da cui proviene) che contraddistingue le pellicole precedenti e finalmente smette di procedere solo per successione di gag comiche e brillanti, intuendo che è ora di concentrarsi sulla trama perché un film di 90’ non può funzionare solo per 10’ in maniera slegata. Il risultato è una commedia sorprendente.
L’idea di base, geniale nella su semplicità, è quella di far camminare i due protagonisti per le strade di Tokyo. Il feroce esattore Fukuhara “costringe amichevolmente” il giovane studente fuori corso Takemura (in ritardo con il pagamento di un grosso debito) a seguirlo per la sua ultima passeggiata nella grande metropoli. Al termine si consegnerà alla polizia, colpevole di avere ucciso (in uno scatto d’ira) la moglie.
È un road movie su due gambe piuttosto che su quattro ruote. Il film funziona perfettamente sia nelle parti più delicate (Fukuhara ritorna nei luoghi dei primi incontri con la moglie) e intime che nelle immancabili escursioni verso le derive del ridicolo e del demenziale, come detto, peculiare marchio di fabbrica del regista. Funziona perché Satoshi è bravo nell’alternare i due registri e nel portarci in una Tokyo viva e bizzarra, da scoprire angolo dopo angolo.
Funziona anche perché i due attori si integrano perfettamente. Miura Tomokazu, caratterista piuttosto noto in patria, rende Fukuhara un personaggio ricco di contrasti, arcigno e violento esattore prima, uomo sensibile e quasi melenso nell’abbandonarsi ai ricordi poi. Allo stesso tempo Odagiri Joe dà un volto assai credibile allo stralunato studente di giurisprudenza (fuori corso da otto anni), ignaro di tutto quello che gli capita prima di iniziare questo viaggio metropolitano che si trasforma ben presto in una lenta maturazione.
Un regista da tenere d’occhio questo Satoshi ed una bella scoperta di un Far East che anche quest’anno si è posto come uno degli obiettivi principali la scoperta di nuovi talenti da lanciare anche sul mercato europeo.
(Adrift in Tokyo) Regia e sceneggiatura: Mikj Satoshi; fotografia: Tanikawa Sohei; montaggio: Takahashi Nobuyuki; musica: Sakaguchi Osamu; interpreti: Miura Tomokazu, Odagiri Joe; origine: Japan, 2007; durata: ‘110;
