X

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicit‡ in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di pi˘ o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Chiudendo questo banner, invece, presti il consenso allíuso di tutti i cookie



Feisbum

Pubblicato il 7 maggio 2009 da Carmelo Caramagno


Feisbum

Il momento che in molti aspettavano è finalmente arrivato. Esce nelle sale italiane il film sul social network più popolare e trendy del web, Facebook, che con oltre 200 milioni di iscritti in tutto il mondo ha di fatto rivoluzionato il modo di comunicare delle persone, sempre più attratte ormai dalla rete per la possibilità di ritrovare ogni giorno vecchie conoscenze, curiosare un po’ nella vita degli altri, creare nuove amicizie e perché no andare alla ricerca persino del vero amore. È un fenomeno che riguarda in maniera indiscriminata tutti, e chi non è ancora iscritto su Facebook (più di 8 milioni solo in Italia) comunque ne parla e vorrebbe prima o poi poter condividere messaggi, scambiare filmati e fotografie con amici, portando così allo scoperto le proprie personali esperienze. Ma stando sempre in agguato perché nella galassia telematica nessuno è al sicuro e c’è sempre il rischio di mascheramenti, imbrogli e del “phishing” (per usare il gergo di internet) dei propri dati personali, in cui si può incappare nel momento più inaspettato. Proprio su queste basi si fonda l’esperimento di Feisbum, affidato a otto giovani registi quasi tutti esordienti che hanno diretto storie brevi sul modello della nostra commedia di costume del passato (I mostri, Capriccio all’italiana, Sessomatto). Il film è prodotto da Marco Scaffardi in collaborazione con Stefano Murri ed è stato realizzato in una sola settimana a Roma, con ciak battuti da mattina a sera, e camion regia piazzati in ogni angolo della capitale per scaricare subito il girato e renderlo disponibile per l’assemblaggio, coinvolgendo sette troupe, 379 persone tra attori e personale di produzione. Cifre che non certo impressionano Scaffardi, che è il fondatore della Just Us Film Production e co-produttore di film come Fandango di Kevin Reynolds e Blood Simple, primo successo dei fratelli Coen. Questo lungometraggio corale, per affermazione dello stesso produttore, vuole essere un instant-movie dal carattere innovativo, che oltretutto sfrutta per il lancio commerciale una campagna di comunicazione non convenzionale, con interventi sul territorio e sul web di “guerrilla marketing”. Per capire di cosa stiamo parlando basta fare solo due esempi: stanno già circolando a Roma dei tram e degli autobus personalizzati con lo scopo di intrattenere in maniera singolare i passeggeri e tutti coloro interessati al mondo dei social network; inoltre in questi giorni sono apparsi strani manifesti in cui una donna mostra le foto osé del futuro marito trovate su Facebook, motivo di rinuncia alle imminenti nozze. Feisbum si presenta dunque come una commedia “cotta e mangiata” dal sapore corrosivo, in cui si passa, non senza creare qualche confusione nello spettatore, dalla contesa tra due amici e le nozze che sfumano per colpa di foto compromettenti alle perversioni indiane di un meccanico erotomane e da un mago del sesso virtuale che dopo le sue perfomance va a dormire nel letto di mamma a un maturo critico cinematografico che rivive per una sera la sua giovinezza perduta. Degli otto episodi principali di cui il film si compone, che passiamo rapidamente in rassegna, Siempre!, Manuel è a Mogadiscio, Maledetto Tag, Jessica e Nicola, Indian Dream, Default, Gaymers e Angelo azzurro reloaded (inframezzati da quasi altrettante “pillole”, alcune a dire la verità un po’ indigeste), soltanto i racconti firmati da Giancarlo Rolandi, Manuel è a Mogadiscio e da Alessandro Capone, Default, meritano un qualche approfondimento e non ci fanno dimenticare del tutto il film dopo essere usciti dalla sala. Il primo riporta con piglio realistico la triste storia di Gianni, un eterno trentenne che vive ancora in casa con la madre e che lavora controvoglia in un discount. La sua unica via di fuga è rappresentata dalla rete telematica, che gli permette di crearsi identità sempre diverse, capaci di stuzzicare le fantasie femminili più nascoste. Questa sua vita parallela, virtuale però lo inghiotte e lo assorbe del tutto, al punto da passare intere giornate in pigiama davanti al computer, facendogli perdere quel poco di umanità che ancora possiede. Gianni infatti capisce ben presto che il gioco nato per provare nuove esperienze può trasformarsi in realtà in un potente mezzo attraverso cui ottenere favori ed ingannare il prossimo. Ed egli sfrutterà fino in fondo i suoi personaggi costruiti, non preoccupandosi per nulla della persona che di volta in volta dall’altra parte viene soggiogata, lasciandosi inconsapevolmente alle spalle un grosso vuoto esistenziale, acuito dalle desolate tangenziali romane in cui il giovane protagonista va in cerca alla fine di un po’ di felicità a buon mercato. La seconda storia, invece, meno densa e intrecciata, è una sorta di thriller psicologico che parte dall’idea originale di un ragazzo ricoverato per crisi da assuefazione da internet. La macchina da presa registra in modo claustrofobico e ansiogeno tutta la sua disperazione quando gli vengono pian piano “cracckati” i migliaia di contatti accumulati con tanta cura e dedizione nel tempo. Primo Reggiani, che interpreta il nevrotico Jano, si è dimostrato perfetto nel rappresentare l’aspetto bulimico del protagonista e grazie anche a una fotografia scarna e ad un montaggio incalzante di Cosimo Andronico, il risultato finale è stato certamente di buon livello, a testimonianza di un modo di fare cinema “libero” di sperimentare e che non si preoccupa di spingere il piede sull’acceleratore. Oltre all’attore romano i volti noti che costellano gli altri segmenti sono tanti (Pietro Taricone, Caterina Guzzanti, Giorgio Colangeli, Corrado Fortuna, Cecilia Dazzi, ecc.) ma non sempre convincenti. I ruoli di alcuni personaggi infatti sono poco credibili e le storie vengono risolte con troppa superficialità. Non tutte ovviamente, come abbiamo visto. Per fare un passo indietro e cercare di collegare questo lavoro a pellicole precedenti, c’è da dire che in tempi non sospetti, e cioè quando ancora il fenomeno dei social network non era in auge come adesso, il cinema italiano aveva già affrontato simili questioni, concentrandosi su un aspetto particolare che riguardava il mutamento dei rapporti interpersonali agito dalle allora emergenti chat line. Stiamo parlando, ad esempio, del film Viol@ di Donatella Maiorca con Stefania Rocca, che forse non tutti ricorderanno, in cui la sessualità sola e disperata della protagonista - una donna in carriera con problemi di relazione verso l’esterno - viene inghiottita dal tubo informatico, estremizzando il suo malessere incomunicabile. Alla fine il suo Mittler (il cui nickname riporta alla mente il “mediatore” de Le affinità elettive di Goethe), che le parla con una voce elettronica adulta e la esorta a fare giochetti hard, si dimostrerà una sua costruzione puramente mentale, essendo nella realtà solamente un adolescente malizioso. Il parallelismo serve per dire che gli spunti di riflessione suscitati da questo tipo di pellicole non sono pochi. Ma in Feisbum manca lo spessore del film della Maiorca, e non è certo un problema di spazio o di tempi. La formula ad episodi infatti non convince lo stesso, perché tradisce l’intenzione di fare un film collettivo capace di assumere una prospettiva unitaria, similmente a quelli che venivano fatti dai nostri migliori autori negli anni sessanta. La struttura scelta riflette un’accozzaglia di diversi frammenti non tenuti troppo bene insieme dall’unico filo conduttore rappresentato dal social network e da tutto il suo concentrato di esibizionismo e voyeurismo. Gli interrogativi posti dal film rimangono insomma tutti in piedi. Quelli smaccatamente non risolti alludono a come il mondo digitale possa in fondo assorbire la sfera più intima e personale, dove al disastro e all’abisso dei sensi corrisponde il crollo della vita e dell’ambiente che circonda questi personaggi. Salvo poi mostrare quanto sola e spersonalizzata possa essere la sfera sessuale nel nuovo millennio, se come Manuel-Gianni si va ancora con una prostituta perché non si ha una "reale" alternativa. Il fatto che uomini e donne soli si incontrino in perfetto anonimato per rapporti sessuali a distanza o per un appuntamento occasionale che risulterà puntualmente deludere le loro aspettative, è purtroppo un “fenomeno” destinato a crescere in piena epoca globalizzata. Ma se gli intenti del film erano quelli di denuncia, il bersaglio non è stato centrato perchè non si è criticato abbastanza quel mondo in cui si viene invece incoraggiati ad entrare e a provare di (inter)agire almeno una volta, col risultato finale che per l’ennesima volta si è ricorsi alla “facile” formula giovanilistica per far presa sul pubblico.


CAST & CREDITS

(id.); Regia: Mauro Mancini, Giancarlo Rolandi, Dino Giarrusso, Emanuele Sana, Laura Luchetti, Alessandro Capone, Serafino Murri; sceneggiatura: Giorgio Fabbri, Mauro Mancini, Manuela Jael Procaccia, Giancarlo Rolandi, Dino Giarrusso, Mauro Mancini, Emanuele Sana, Laura Luchetti, Luca D’Alisera, Lucilla La Puma, Giuseppe Manzi, Serafino Murri, Chiara Tiezzi; fotografia: Agostino Vertucci, Stefano Paradiso, Tani Canevari, Fabio Cianchetti, Armando Barberi, Davide Crippa, Mario Amura; montaggio: Maria Fantastica Valmori, Annalisa Schillaci, Massimiliano Feresin, Matteo Bini, Alessandro Cerquetti, Cosimo Andronico, Letizia Caudullo; musiche: Gabriele Ortenzi, Paolo Fabiani, Ivan Iusco, Tamara Barschak, Maurizio Malagnini, Roberto Mariani; interpreti: Cecilia Dazzi, Andrea Sartoretti, Giulia Bevilacqua, Pietro Taricone, Corrado Fortuna, Alessandro Roja, Veejay Kaur, Primo Reggiani, Caterina Guzzanti, Francesca Chillemi, Giorgio Colangeli; produzione: Just Us Film Production, Stemo Production, Global Media, Film Maker; distribuzione: Full Moon; origine: Italia, 2009; durata: 92’.


Enregistrer au format PDF