Torino 32 - Félix et Meira - Concorso

Félix et Meira racconta l’incontro fatale tra due anime in pena scivolando via con la leggerezza di un fiume che scende libero e leggero dalla foce al mare.
Nel Canada francese, Felix (Martin Dubreuil) vive di poco con poco, ama disegnare, vagabonda nella città innevata. Un giorno, per caso, in un bar osserva una giovane donna che disegna su un piccolo quaderno per intrattenere una bimba di quasi un anno. La avvicina, la guarda negli occhi, la donna in forte imbarazzo non ricambia l’approccio per lei ardito sebbene normale. Infatti Meira (Hadas Yaron, la giovane attrice protagonista di La sposa promessa di Rama Burshtein, presentato alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia nel 2012, dove vinse la Coppa Volpi)
è la sposa di un rabbino della grande comunità ortodossa di Montreal: le è proibito pensare a se stessa, mostrare la testa senza parrucca, ascoltare la musica che preferisce, guardare negli occhi gli uomini. Lei trasgredisce naturalmente, non riesce a rinunciare ad alcuni piccoli, innocenti piaceri personali: il disegno e la musica, arti accessibili che può nascondere con facilità (i dischi sotto il tappeto, i fogli arrotolati in confezioni di elettrodomestici). Nasconde nella scatola del phon pure la pillola anticoncezionale per non avere anche lei quei dodici, tredici, quattordici figli che normalmente hanno le donne della loro comunità. Nessuna, oltre lei, sembra vivere il disagio e i limiti imposti con violenza da una religione fortemente maschile. Nella stessa scatola ha conservato il disegno fatto da Félix - un gatto su una gondola a Venezia - che lui le ha regalato. Attraverso minuscoli gesti di attrazione i due si conoscono tra mille pericoli, intercettazioni, ostacoli pesanti come il muro del pianto. Meira sfida le regole, segue Félix a casa del padre da poco defunto, gioca a ping-pong come una bambina. Ma il marito percepisce la lontananza della donna, prova a farla redimere e tornare in sé da altre donne della comunità, alla fine non gli resta che mandarla a Brooklyn, lontana dalla figlia, a pensare un po’. Questa lontananza diventa l’occasione per i due amanti per conoscersi con più tempo. La delicatezza delle scoperte: un paio di jeans che Meira indossa col sorriso della prima volta, il ballo insieme a dei commensali sconosciuti sudamericani in un locale casuale, la meraviglia di una carezza sulla testa seduti uno vicino all’altro appoggiati a una finestra sulla notte americana. L’alternanza di paesaggi, la neve e il sole, la delicatezza nella gradualità di intimità nascosta in una stretta di mano, tutte le dita di una mano attorcigliate con quelle dell’altra: gesti contenuti, evocativi, potenti nello sfiorarsi. Martin Dubreuil ricorda un Owen Wilson dallo sguardo dolcissimo e pacifico, Hadas Yaron una nostrana Nada appena maggiorenne. Una coppia assortita benissimo. Una trappola per topi in un pensile della cucina ebraica rappresenta questa moglie compressa e insoddisfatta che alla fine, forse, riuscirà a salvarsi. Non come il topo che, trovato con la testa nella tagliola dal marito ortodosso ormai distrutto di gelosia e di dolore, farà una brutta fine: invece di provare a salvarlo l’uomo lo sfida con un "è un mondo crudele, amico mio": il topolino ha uno scatto col corpo e cade di sotto.
Divertente il passaggio continuo dal francese all’inglese all’ebraico.
Una parentesi comica: dopo che l’improbabile coppia ha danzato un ballo a due nel locale latino, due signori di origine spagnola, nella loro lingua, spettegolano su quanto fossero negati: "lei aveva due piedi sinistri".
(Felix et Meira); Regia: Maxime Giroux; sceneggiatura: Alexandre Laferrière, Maxime Giroux; fotografia: Sara Mishara; montaggio: Mathieu Bouchard-Malo; musica: Olivier Alary; interpreti: Martin Dubreuil, Hadas Yaron, Luzer Twersky, Anne-Élisabeth Bossé, Benoit Girard, Josh Dolgin, Melissa Weisz; produzione: Metafilms; origine: Canada, 2014; durata: 105’
