Festa del Cinema di Roma 2007 - My Fair Son - Extra
Guardando il lavoro del regista cinese Cui Zi’en viene spontaneo chiedersi quale sia stato il criterio di selezione del film da parte della commissione dell’attuale Festa del Cinema di Roma.
L’Oriente ci ha abituato ad un elevato standard estetico, ad un livello sia tecnico che contenutistico di grande impatto e profondità. Il lavoro in questione ci mostra un decadimento della forma e della sostanza che sinceramente non ci aspettavamo. Un tema delicato e profondo come quello della scoperta da parte di un adolescente del suo orientamento sessuale, le difficoltà, i tumulti interiori che scaturiscono dall’accettazione della propria omosessualità, vengono qui trattati con superficialità e distacco. La tecnica registica sfiora l’amatorialità non possedendo, però, la genuinità del "vero" propria di un prodotto amatoriale.
La scoperta della sessualità in una società come quella cinese, la presa di coscienza di come l’oggetto del proprio amore vada "controcorrente" rispetto alla maggioranza delle persone, viene lasciata alla fantasia dello spettatore, venendo solo sottolineata da frasi di scarso spessore e di grande ovvietà.
L’attrazione fisica viene posta al centro della vicenda e, più di una volta, solo la componente sessuale sembra interessare il regista. Il bisogno di protezione di un giovane alla ricerca di sé viene spesso mostrato in chiave erotica e i tentativi di approccio del ragazzo rispetto all’oggetto delle sue attenzioni si concretizzano in situazioni che sembrano tratte da una cinematografia pornografica di bassa lega.
La bassa qualità del girato viene quasi ostentata. Il fastidioso formato televisivo in 4:3, i movimenti di (tele)camera mai fluidi, che spesso si soffermano su particolari di dubbio interesse, rendono l’esperienza visiva fastidiosa e disturbante. Non c’è sperimentazione nel girato.
L’avvento del digitale nuovamente si rivela un’arma a doppio taglio poiché, se da un lato permette ad autori di talento di riuscire a emergere con prodotti di ottima qualità, quasi azzerando i costi di produzione, dall’altra ci fa assistere passivi all’invasione di migliaia di prodotti di scarso valore come il film suddetto.
(Wo Ruhuasiyu de Erzi titolo internazionale: My Fair Son) Regia: Cui Zi’en; sceneggiatura: Cui Zi’en; fotografia: Yang Jin; montaggio: Zu Ningning; interpreti: Wang Junrui, Wang Weiming, Yu Bo, Wang Guifeng, Li Ziqiang; musiche: Wang Guifeng; produzione: Cuizi Film Studio; origine: Cina 2007; durata: 92’
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