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Forty shades of blue

Pubblicato il 22 febbraio 2008 da Giampiero Francesca


Forty shades of blue

Le storie lasciano il posto all’emozione. La logica, gli schemi cedono il passo davanti al pathos. Sembra essere questo il motivo dominante di questa edizione del festival “Schermi d’amore”. Dalle fiandre di Dumont fino all’America profonda di Sachs il soffio leggero delle emozioni (com)muove le anime e i corpi in rassegna a Verona.

Forty Shades of blue” di Ira Sachs, pellicola premiata al Sundance 2005, appartiene a pieno a questa categoria. L’intreccio fra Alan James, Laura sua futura moglie e Michael figlio avuto con un’altra donna molti anni prima, è un delicato ricamo fatto di menzogne, lacrime, tremori, amori e risentimenti. Trade-union dell’intera pellicola e, forse, vero vettore dell’emozione è la musica, il suono nero di Memphis di cui James, bianco prestato a quest’arte, è un maestro riconosciuto. Le note, poche ma ben sistemate a contrappunto delle emozioni, sembrano cantare quello che gli uomini, i loro timori, le loro insicurezze non riescono a dire. In un incedere lento, rarefatto si incontrano e scontrano le vite dei protagonisti, legati da un sottile filo familiare ma uniti dall’amore e dalla passione. Nulla può il sangue, soprattutto se così diluito, impotente è la ragione davanti alla forza del pathos. Il viso algido della bella Dina Korzun, le cui lacrime cristalline raccontano più di mille battute, fa da contraltare al volto severo di Rip Torn mostrando la complessità, l’illogicità, la follia dei sentimenti. Quaranta sono le tonalità di blu, belle come gl’occhi di Laura, varie e sfumate come i colori dell’animo umano.

Sachs costruisce un film nel classico stile “Sundance”, preferendo i silenzi e i volti alle prole. Evita con garbo i clichè e gli schemi, scavalca le ferree regole dei manualisti americani dimostrando ancora quanto, dietro i blockbuster d’oltreoceano, esista un’America vivace, capace di proporre idee, modelli e progetti nuovi e interessanti. Gli schemi, le strutture lasciamole al mainstream, Verona e a Sachs preferiscono le emozioni


CAST & CREDITS

(Id.) Regia: Ira Sachs; sceneggiatura:Ira Sachs, Michael Rohatyn; fotografia: Julian Whatley; montaggio: Affonso Gonçalves; musica: Dickon Hinchliffe; scenografia: Mylene Santos; costumi: Eric Daman; interpreti: Rip Torn (Alan James), Dina Korzun (Laura), Darren E. Burrows (Micheal); origine: U.S.A.; durata: 108 min.


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