Giraffada

"La vita è un incidente della natura, un minuto prima sei una possibilità e il prossimo esisti. Come un albero che cresce su una parte della strada solo perché il vento soffiava in quella direzione"
Saleh Bakri dà naturalmente corpo, anima e sguardo al protagonista di Giraffada, primo lungometraggio di Rani Massalha, regista nato in Francia da padre palestinese e madre egiziana.
Un padre veterinario in uno zoo di Qalqilya, nella West Bank, e un figlio di dieci anni con la passione delle giraffe, hanno sempre vissuto soli. Se la cavano bene, nelle difficoltà quotidiane: il medico curando anche mucche in travaglio avanzato per contadini poverissimi, servizio ricompensato con sacchi di olive al posto di denaro; il ragazzino nutrendo le giraffe all’alba ogni mattina prima della scuola, dove viene dileggiato di amare gli animali come le femmine.
Durante un raid aereo israeliano, che interrompe la celebrazione del compleanno del buffo proprietario dello zoo, la giraffa maschio, terrorizzata dal rumore dei velivoli e dagli spari, si fa male e muore lasciando sola la compagna, la quale per la tristezza smette di mangiare fino a quasi lasciarsi morire.
Un parallelo evidente tra il mondo animale e il mondo umano, una lotta continua tra sofferenza e voglia di vivere, tutti i personaggi della pellicola vivono senza serenità nei territori occupati con le armi da soldati israeliani sprezzanti.
La storia si srotola con disinvoltura in quadri alternati di emozione e leggerezza, contemplazione del mondo animale con fideistico amore da parte del bambino e scontro duro con le ristrettezze di routine di un piccolo veterinario in una zona di quasi guerra.
Una fotoreporter si ferma nel piccolo paese in seguito a una lieve lesione durante una manifestazione. Il veterinario la medica. È francese, bionda, allineata con il popolo palestinese. Si acclimata, balla con loro alla festa in cui è l’unica donna a danzare tra molti uomini, la straniera.
La dimensione fiabesca si intreccia con il conflitto politico, la commozione con la rabbia. Un padre vuole insegnare a suo figlio a non smettere di sognare. Ed è pronto a tutto per questo. Il bambino dagli occhi chiari bistrattato da ragazzini più duri di lui, sa cosa vuole e crede nella possibilità che suo padre compia dei miracoli, aiutato dalle sue preghiere genuine fatte a voce alta e mani innalzate verso il cielo.
Come in uno specchio la giraffa femmina è incinta ma sarebbe pronta a morire pur di non essere costretta a vivere da sola; i due protagonisti hanno vissuto un’intera vita senza una donna di cui sentono ardentemente la mancanza - una madre, una sposa - subendo le regole della morale per cui la sofferenza e la perdita vanno superate, elaborate, dimenticate. Invece tutto il vissuto lascia delle tracce e i due uomini, quello piccolo e quello adulto, hanno un grande vuoto da colmare. Lo farà la nuova famiglia animale, il piccolo giraffino che nascerà o la generosa fotografa europea attratta fatalmente dagli occhi blu del veterinario? Dove potranno trovare una giraffa di sesso maschile per ricomporre un nucleo dove accogliere il futuro nascituro? si trova in un unico posto, che purtroppo si trova a Ramat Gan Safari Park, in Israele.
Un percorso a tre nel deserto a fianco dell’erbivoro chiazzato dal collo lungo, che uno dei balordi che gironzolano attorno allo zoo definisce "il figlio di un cammello e un leopardo", una sorta di famiglia primigenia ricomposta (la sequenza più poetica della film), conduce ad un finale drammatico che non si poteva in nessun modo evitare.
Ma nel cuore dello spettatore resta un senso di calore perché non può lasciare insensibili la dimostrazione che la pace può esistere, anche laddove le armi e la violenza sono gli unici strumenti di comunicazione.
(Giraffada); Regia: Rani Massalha; sceneggiatura: Rani Massalha, Xavier Nemo; fotografia: Manuel Teran; montaggio: Carlotta Cristiani; musica: Benjamin Grospiron; interpreti: Saleh Bakri, Laure de Clermont, Roschdy Zem, Ahmed Bayatra, Mohammed Bakri, Loutof Nuweiser; produzione: Mact Productions, Heimatfilm, Lumiere & Co.; distribuzione: Visionaria; origine: Francia/Germania/Italia/Palestina, 2013; durata: 85’; webinfo: Sito Kinoweb
