Torino 33 - God Bless the Child

Famiglia squinternata, disturbata, squilibrata. Cinque figli, quattro maschi piccoli tra dieci e un anno, è una tredicenne con i capelli mezzi blu tendente all’obesità. La madre non c’è. Si arguisce che è depressa, ogni tanto va via e non si sa quando torna. La figlia grande si chiede se questa volta tornerà o meno. La scelta stilistica interessante è di restare a livello bambino, quasi che il mondo fosse popolato solo da minorenni. Non si vedono gli adulti, tranne qualche raro intruso, quasi sempre cattivo o apparentemente malintenzionato. La macchina da presa sta addosso al gruppo di fratellini maschi che hanno pochi anni di distanza l’uno dall’altro: li vediamo vestirsi da soli (con indumenti incoerenti), lavarsi da soli (poco e male), lottare con dei guantoni da boxe, farsi male, piangere senza esser consolati da nessuno.
Film sull’infanzia dolente: una famiglia americana spezzata da un lutto (la morte del padre avvenuta per incidente automobilistico) e da una probabile, successiva patologia materna. Cinque ragazzini allo stato brado, selvaggi, sporchi, spettinati e sboccati. In poche parole liberi, forse troppo, totalmente senza controllo da parte di un adulto.
Il rischio di sfruttamento minorile, nel raccontare una storia parendo da questi presupposti, da parte dei registi, è alto, è lì sul ciglio, si affaccia costantemente dalla porta laterale ma sempre viene ricacciato via.
Harper, la vice mamma - l’adolescente capace di cantare una ninna nanna a Jonah, il pupetto di un anno, che piange disperato dalla stanchezza ininterrottamente fino a che non crolla esausto a dormire (operazione che metterebbe alla prova chiunque, anche il più equilibrato individuo al mondo) - gioca dietro il vetro della finestra che si affaccia sul cortile con Boo, che avrà cinque-sei anni, che muove il ditino da un lato seguendo quello della sorella fino a scrivere il suo nome intero, Ezra (Boo è solo il diminutivo). Eli è il secondogenito di una decina d’anni o giù di lì: criniera bionda, lardino sui fianchi da cattiva alimentazione, ha l’aggressività da abbandono. È l’elemento di disturbo della quiete, picchia molto Arri, il terzogenito: uno smagretto con i capelli tagliati a macchinetta, di circa nove anni, cordiale e allegro ma che diventa una furia quando deve reagire alle molestie del piccolo molosso provocatore.
La pellicola segue una loro giornata iniziata male: la madre scappa veloce sulla macchina e non ascolta neppure la richiesta di latte per la colazione che è terminato in quel momento. Tornerà? Se ne andrà? Se torna, quando? Non hanno risposte, fingono di non porsele ma la Grande Domanda invece è il letto su cui si posano tutti i loro gesti di gioco quotidiano, sopra le righe (fare il bagno ai cani con la pompa, mangiare porcate, perdersi nel campo di canne alte un paio di metri, stare a guardare le macchine che passano nel buio della sera dal cavalcavia, rispondendo male alle urla degli abitanti disturbati dai loro rumorosi schiamazzi).
Al parco giochi Harper - classica adolescente vestita con leggins e minigonna anche su fisico a cui non donano - incontra un ragazzetto che le piace: fanno una passeggiata, si raccontano, confrontano i codici di comportamento maschile e femminile col sesso opposto, sono spiritosi e ammiccanti, potrebbero sembrare due ragazzini normali, liberi di flirtare, scherzare, magari mettersi insieme ma lei deve rifiutare il suo invito ad andare con lui alla festa perché deve badare ai fratelli, riportarli a casa, è l’ora del tramonto.
Spoiler: alla fine la madre torna. Non la vediamo che di schiena. Si infila nel letto coi 4 maschi dormienti, dopo la favola letta dalla grande. Harper le canta la ninna nanna. La madre dice solo una parola: "Sorry". (Ma prima, appena entrata, ha appoggiato sul tavolo di cucina un enorme cartone di latte). Buonanotte a tutti.
(God bless the child); Regia: Robert Machoian, Rodrigo Ojeda-Beck; sceneggiatura: Robert Machoian, Rebecca Graham; fotografia: Robert Machoian; montaggio: Rodrigo Ojeda-Beck; interpreti: Harper Graham, Elias Graham, Arri Graham, Ezra Graham, Jonah Graham, Bruce Graham; produzione: San Francisco Film Society, Kenneth Rainin Foundation; origine: Usa, 2015; durata: 92’
