Goltzius and the Pelican Company

Dopo aver raffigurato Rembrandt in Nightwatching Peter Greenaway continua la sua esplorazione dei maestri olandesi attraverso la teatralità vivida e profonda del film Goltzius and the Pelican Company. Il maestro mette così in scena la visita dell’artista barocco Hendrick Goltzius alla corte di un marchese, dove la troupe dell’incisore olandese rievoca sei peccati biblici attraverso dei veri e propri tableaux vivants eroticamente carichi. Goltzius (Ramsey Nasr, che parla inglese con accento spiccatamente Olandese) giunto al palazzo del margravio d’Alsazia (F. Murray Abraham) a Colmar (Oggi in Francia) allo scopo di chiedere un finanziamento per acquistare una stampatrice tutta sua e poter poi pubblicare -in cambio dell’atto mecenate- una raccolta di racconti biblici illustrati con incisioni. La corte del Margravio diventa così luogo in cui per sei notti si susseguono "divertissements" messi in scena da "Goltzius and The Pelican Company", con storie tratte per lo più dal Vecchio Testamento e in maniera "didattica" si mettono in scena tematiche bibliche paradossalmente "lascive": incesto, necrofilia e adulterio.
Il prologo del film stabilisce per simboli una posizione di tipo anacronistica: un enorme capannone industriale vuoto decorato con numerosi e vistosi oggetti di scena allestiti in modo diverso per ogni notte diversa.
Come se si trattasse di un festival vero e proprio dopo ogni spettacolo, il giudice, il nobili e varie strampalate figure religiose, sono autorizzate a giudicare lo spettacolo a cui hanno assistito:
La storia di Adamo ed Eva (scoperta del peccato carnale); Lot e le Sue figlie (incesto); Davide e Betsabea (adulterio); Giuseppe e la moglie di Putifarre (seduzione degli innocenti); Sansone e Dalila (prostituzione); e la storia del Nuovo Testamento di Giovanni Battista e Salomè, con un finale particolarmente raccapricciante.
Per ogni spettacolo Greenaway propone dei particolari scioccante o scabrosi che istigano e causano dibattiti in un pubblico attento ai dettagli.
Attraverso quest’opera il regista anglosassone è riuscito senza dubbio ad esprimere in modo più che esplicito la visione dell’erotismo come elemento naturale e integrante dell’umanità e a di conseguenza a criticare fortemente la bigotta strumentalizzazione che le religioni hanno sempre operato.
Il film seppur di matrice "didattica" e con un indirizzo della sceneggiatura che non presenta una vera e propria storia centrale, ma piuttosto un incastro boccaccesco, riesce con maestria ad avere un’unità stilistica.
La scena, la recitazione degli attori e il linguaggio testuale sono stati progettati da Greenaway con la precisione e la sistematicità che puntualmente lo contraddistinguono.
(Goltzius and the Pelican Company); Regia: Peter Greenaway; sceneggiatura: Peter Greenaway; fotografia: Reinier van Brummelen; montaggio: Elmer Leupen; musica: Marco Robino; interpreti: Ramsey Nasr (Hendrick Goltzius), F. Murray Abraham (il Mangravio), Giulio Berruti (Thomas Boethius), Halina Reijn (Portia), Lars Eidinger (Quadfrey), Flavio Parenti (Eduard), Anne Louise Hassing (Susannah), Francesco De Vito (Rabbi Moab), Truus de Boer (Sophie), Kate Moran (Adaela), Pippo Delbono (Samuel van Gouda), Maaike Neuville (Isadora), Hendrick Aerts (Strachey); origine: Olanda / Francia / Croazia / Gran Bretagna, 2012; distribuzione: Lo Scrittoio e Maremosso; durata: 112’
