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Grace is gone

Pubblicato il 1 agosto 2008 da Simone Isola


Grace is gone

Stan Phillips gestisce un negozio di articoli per la casa. Il sogno di servire il proprio paese attraverso la carriera militare è stato infranto da un indebolimento della sua vista. Gli anni dell’addestramento non sono però stati vani: lì ha conosciuto Grace, sua moglie, ora sergente in missione. Stan, rimasto solo a casa, cerca di crescere amorevolmente le due figlie, la dodicenne Heidi e sua sorella Dawn di otto anni. Ma la situazione innaturale ha reso Stan un uomo freddo, che a stento lascia trasparire affetto e partecipazione per la vita delle figlie. Questo già labile equilibrio viene rotto dall’uccisione di Grace al fronte. La notizia getta Stan nello smarrimento, inducendolo ad intraprendere un viaggio con le due figlie verso un celebre parco giochi, Enchanted Gardens. L’uomo vuole rimandare l’inevitabile compito di comunicare la tragica notizia alle bambine, cercando di dedicarsi completamente a loro e vivere un momento di spensieratezza.

Solo ad una lettura superficiale il centro del film può essere individuato nel tema bellico; le idee di Stan sul dovere verso la Patria, condivisibili o meno, lentamente si trasferiscono verso la famiglia, perdendo di consistenza senza eclissarsi completamente. John Cusack fornisce al personaggio una sincera profondità; Stan non è un guerrafondaio in partenza ed allo stesso tempo non si “redime”. Scopre piuttosto l’importanza del rapporto con le figlie, le colma di un affetto inatteso, asseconda tutti i loro capricci. Vorrebbe far godere loro appieno gli ultimi scampoli d’innocenza, prima che la terribile notizia si abbatta sulle loro giovani vite. La piccola Dawn ha sintonizzato l’orologio con quello della madre e concordato con lei un orario: quando suona la sveglia l’una sa che l’altra la sta pensando. Stan inizialmente ignora il piccolo rito, ma poi se ne impossessa: lo vediamo celebrato da padre e figlie sulla tomba della madre, nell’ultima inquadratura del film.

La tragedia della guerra non sta nelle cifre, nei dati forniti dalle agenzie, ma nel dolore che colpisce famiglie come quella dei Phillips. Un evento drammatico che genera mille gamme di sentimenti: amore, dolore, coraggio, crescita. E le emozioni ci colpiscono tutti, al di là di ogni punto di vista politico. Ecco perché lo scontro con la posizione opposta rappresentata da John, fratello di Stan che è pacifista e contrario all’amministrazione Bush, è morbido e sfumato. Il lutto vissuto personalmente turba John nel profondo, e le sue idee politiche liberal restano sospese; non è la marionetta che espone le idee su pacifismo e sull’uguaglianza. Ed è particolarmente efficace la scena in cui John scopre che il fratello sta nascondendo la tragica notizia alle figlie; si passa in pochi secondi da uno stato emotivo tranquillo ad uno esasperato, sino all’affetto e al legame sincero che si scioglie nell’abbraccio. Dinamiche reali nel rapporto tra fratelli, come reali sono gli sguardi delle ragazze, i loro sorrisi e desideri.

Un film piccolo ed intimo, intenso, centrato completamente sui personaggi, sui loro sentimenti. La macchina da prese si pone come un “osservatore rispettoso”, non compie alcun movimento volto a travalicare o a mettere in evidenza le dinamiche dei personaggi. La personalità di Stan, all’inizio quasi bloccata, immobile e riservata, viene assecondata da una regia che fornisce visivamente la sensazione di distanza tra padre e figlie. Lo stile non prende mai il sopravvento sulle interpretazioni, si presta al loro servizio. Quando Stan si accascia in camera sopraffatto dal dolore, la camera sembra scivolare con lui, ma senza enfatizzare il momento. Il potenziale espressivo della storia emerge da se, attraverso le interpretazioni. E l’immagine della famiglia, ora ricomposta dal dolore, che osserva il tramonto sull’Oceano è un attimo che resta impresso nella nostra memoria, l’ultima parte di un recupero degli affetti che prende il via proprio da una “perdita”.


CAST & CREDITS

(Grace is gone); Regia e sceneggiatura: James C. Strouse; fotografia: Jean-Louis Bompoint; montaggio: Joe Klotz; musica: Clint Eastwood; interpreti: John Cusack, Dana Lynne Gilhooley, Gracie Bednarczyk, Alessandro Nivola; origine: USA, 2007; distribuzione: 01 distribution; durata: 85’


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