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Grande grosso e ... Verdone

Pubblicato il 10 marzo 2008 da Simone Isola


Grande grosso e ... Verdone

Aggiornare i cult è la parola d’ordine del nostro cinema. Negli ultimi anni i Vanzina hanno riesumato Monnezza, Febbre da cavallo, Lino Banfi allena di nuovo la Longobarda, il terrunciello Abatantuono è ancora Eccezionale… veramente. Non avevamo timore di confondere tra questo marasma generato da bisogni alimentari anche Carlo Verdone, convinto dalle richieste dei fans (forse anche di De Laurentis) a riproporre i vecchi personaggi di Bianco, rosso e Verdone e di Viaggi di nozze. In quei film Verdone espresse con efficacia il suo talento caricaturista, creando con raffinato “fregolismo” sketch entrati a far parte del costume di più di una generazione.
Ed ecco che ritroviamo, a distanza di anni, il sempliciotto Leo, ora scout e attempato, alle prese con l’organizzazione del funerale materno, tra malintesi e tragicomici incidenti; Furio, ora professor Cagnato, che dietro la sua finta onorabilità è un puttaniere di ferro che vuole aiutare il figlio a superare le timidezze sessuali.
L’attore romano non sviluppa le varie vicende ad incastro, che restano distinte tra loro; la scelta dilata notevolmente i tempi del film (131’) creando una certa stanca proprio nell’ultimo episodio, il più efficace. Qui il trucido Ivano, che ora si chiama Moreno Vecchiarutti e commercia in cellulari, cerca di rinverdire il suo matrimonio con Claudia Gerini, alias Enza Sessa (!) con una vacanza a Taormina. Inutile dire che l’albergo “très chic” verrà funestato dai comportamenti della famigliola, tra mance date come caramelle e litigi. In questo episodio, che da solo vale l’intero film, Verdone fa centro con una satira al vetriolo sulla volgarità umana, dove il cammino biologico compiuto dal personaggio acquista anche nella risata più grassa un tono umano e partecipe. Forse perché personaggio sentito dall’autore, in Moreno la baldanzosa volgarità è in parte funestata da un velo di malinconia; quello spirito crepuscolare sempre presente in Verdone, cronista di personaggi destinati al fallimento, catturati per le strade di Roma con i loro tic, le loro manie. Negli altri due episodi mancano la dovuta naturalezza, una mimica fresca ed efficace. I personaggi sembrano programmati a tavolino; freddi nel loro rifarsi al vecchio repertorio, non riescono a scivolare con efficacia dalla pagina scritta allo schermo. Mancano inoltre gli indimenticabili caratteristi che contribuivano non poco alla spontaneità dei migliori film verdoniani, sostituiti da personaggi televisivi privi di spontaneità. Tranne nel terzo episodio, con una Gerini all’altezza e alcuni dialoghi destinati a diventare presto dei tormentoni, la scrittura non brilla per originalità, anzi spesso deve ricorrere a qualche caduta nel volgare per generare vero riso. La mancanza di idee non legittima lo sfruttamento del repertorio e l’utilizzo dell’originale come materia prima, da plasmare a piacimento, ormai parte indissolubile dell’immaginario popolare. L’esperimento può dunque dirsi vincente solo nelle immagini nate dalla testa e dal cuore (non sono molte), e non dalle richieste dei fans e dei produttori.


CAST & CREDITS

(Grande, grosso e... Verdone); Regia: Carlo Verdone; soggetto e sceneggiatura: Carlo Verdone, Paquale Plastino, Piero De Bernardi; fotografia: Danilo Desideri; montaggio: Claudio Di Mauro; musica: Fabio Liberatori; interpreti: Carlo Verdone (Leo Nuvolone - Professor Callisto Cagnato - Moreno Vecchiarutti - Onorevole sessista), Claudia Gerini (Enza Sessa in Vecchiarutti), Roberto Farnesi (Fabio Muso), Martina Pinto (Lucilla), Clizia Fornasier (Carmela), Geppi Cucciari (Tecla Nuvolone), Eva Riccobono (Blanche), Emanuele Propizio (Steven Vecchiarutti), Andrea Miglio Risi (Severiano Cagnato); produzione: Filmauro S.r.l.; origine: Italia, 2008; durata: 131’; webinfo: Sito ufficiale


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