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Historias Extraordinarias - Torino Film Festival 2008 - La zona

Pubblicato il 24 novembre 2008 da Matteo Botrugno


Historias Extraordinarias - Torino Film Festival 2008 - La zona

Duecentocinquantadue, come la durata complessiva in minuti; tre, come i protagonisti di una vicenda al di fuori del comune; uno, come il numero di film girati dall’esordiente regista argentino Mariano Llinàs. Non solo numeri però, ma anche parole, tante parole, tramite le quali vengono raccontati una serie di assurdi viaggi in un entroterra argentino carico di mistero e di passioni.
X, H e Z sono i protagonisti di una serie di viaggi iniziati quasi per caso. X trova accidentalmente una valigetta con dei documenti importanti e si rinchiude in un hotel per paura di essere ricercato da polizia e malviventi. H attraversa un fiume intero per cercare e fotografare dei piccoli monoliti, resti del progetto mai concluso di una diga; Z, invece, segue le tracce lasciate dall’uomo di cui prende il posto nel nuovo ufficio in cui è stato assunto. Le tre vicende ovviamente, oltre a non incrociarsi mai, prendono strade improbabili e si intrecciano ad altre storie minori, creando una sorta di magma in cui l’uomo si fonde, metaforicamente parlando, con gli elementi naturali dell’entroterra argentino.
Malgrado la durata spropositata ed un uso spesso eccessivo della voce fuori campo, il film regge sulle solide basi di un umorismo grottesco e surreale che addolcisce l’amaro in bocca lasciato da un vago senso di malinconia, impercettibile ma sempre presente in ogni sequenza. I tre interpreti principali non proferiscono mai parola e si lasciano abbracciare dell’eco delle voci dei loro interlocutori e dall’assordante rumore dei propri silenzi, dal placido fluire dei fiumi di pianura, dal furore improvviso della pioggia e del vento, della stessa terra, che chiama a sé l’Uomo, trasportandolo alla scoperta delle radici e delle stranezze del proprio paese, oltre che di se stesso. Tramite l’escamotage del viaggio, spesso abusato ma qui trattato in maniera tanto strampalata quanto originale, il regista indaga all’interno di personalità smarrite e, spesso, celate in una quotidianità alienante dalla quale sfuggire ad ogni costo.
Da un punto di vista prettamente tecnico il lavoro di Llinàs, presenta delle piccole lacune espressive. Trattandosi di un low-budget e considerata la durata, non possono non essere ravvisate alcune sviste in fase di fotografia (data forse l’assenza di luce sufficiente per rendere meno piatta l’immagine digitale) e, soprattutto, alcune lungaggini narrative che a volte, invece di accompagnare lo spettatore alla scoperta di improbabili e caotici lidi, rendono ripetitive e monotone alcune sequenze.
Nel momento in cui viene presentato un progetto tanto estremo quanto coraggioso, spesso si infierisce con la spada affilata del giudizio aprioristico. Noi ci limiteremo, al di là di tutto, a supportare un lavoro intelligente e a tratti demenziale, divertente e malinconico, onirico e quanto mai attaccato alle catene della realtà. Low-budget, digitale e buone idee: è forse questo il destino dei giovani esordienti?


CAST & CREDITS

(Historias Extraordinarias); Regia, sceneggiatura: Mariano Llinàs; fotografia: Agustin Mendilaharzu; montaggio: Alejo Moguilansky, Agustin Rolandelli, musica: Gabriel Chwojnik; interpreti: Mariano Llinàs (X) Agustin Mendilaharzu (H), Walter Jakob (Z); produzione: El Pampero Cine, Turner, origine: Argentina 2008; durata: 252’


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