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Il 7 e l’8

Pubblicato il 1 aprile 2007 da Simone Isola


Il 7 e l'8

“Ahi, ahiaiaiai, ahi”. Sul palco in penombra entra affaticato un omino dai capelli drizzati. “Stanco?” gli chiede il suo compagno. “No, oggi no”, risponde l’omino, stravaccandosi su una sedia.
Con questa gag, semplicissima ma rivelatrice, Ficarra e Picone si sono presentati al grande pubblico attraverso il mezzo televisivo. Una coppia comica completa, due palermitani doc di aspetto e temperamento diversi; tanto Ficarra è aggressivo e saccente, così Picone è svagato e timido. E, soprattutto, sono nati stanchi, ovvero sono cultori di quella “nullafacenza” meridionale che è uno dei luoghi comuni più spietati della nostra cultura; mettono in mostra alcuni pregiudizi proprio per evidenziarne l’assurdità e riderci sopra. I loro personaggi sono ignoranti, si stancano solo a pensare, sono eruditi nel riposo e nel risparmio d’energia. La comicità grottesca coglie aspetti reali della loro terra e il riso diventa amaro, va oltre la reazione epidermica dello spettatore. Scansano la volgarità televisiva, realizzando a teatro spettacoli di grande successo e qualità.
La lusinga del cinema li colpisce per la prima volta nel 2001. Come tanti altri comici, Ficarra e Picone passano al grande schermo senza adeguare le battute, il loro linguaggio comico a una dimensione diversa da quella teatrale e televisiva. È un malcostume che colpisce molti comici e che porta anche ad insuccessi commerciali; basta citare il maldestro La terza stella di Alberto Ferrari, con Ale e Franz (incasso € 1.861.000) o, tornando indietro nel tempo, ad Amici Ahrarara di Franco Amurri (incasso € 1.721.046), con i Fichi d’India. Il pubblico non sente l’esigenza di seguire personaggi televisivi su uno schermo più ampio, specie se questi personaggi ripetono i soliti sketch ormai privi d’interesse. Nati stanchi, l’esordio di Ficarra e Picone, non fa eccezione; tempi comici deboli, sfruttamento pedissequo di battute note, una regia che si limita a registrare la loro performance.
Sono passati sei anni e il duo palermitano ci riprova con Il 7 e l’8, commedia di cui firmano la regia con Giambattista Avellino, loro abituale collaboratore. Il tema affrontato, mai caldo come di questi tempi, è l’identità familiare. In una notte di gennaio del 1975, in una clinica palermitana, un infermiere, per farsi beffe del destino avverso, decide di invertire i neonati delle culle 7 e 8. Trent’anni dopo i due ragazzi conducono vite molto diverse; Tommaso è un ladruncolo di cartelli stradali e trafficante di cd pirata, Daniele è iscritto all’ottavo anno fuori corso dell’Università, ha una ragazza saccente e un padre colonnello dei carabinieri sempre pronto alla ramanzina. I due personaggi si incontrano per caso e continuano a frequentarsi sino a scoprire la loro vera identità.
Rispetto al primo film, lo script è estremamente più piacevole ed elaborato, con una storia che strizza l’occhio alla commedia degli equivoci e alla comicità di Franco e Ciccio, conterranei illustri e memorabili di Ficarra e Picone. I tempi comici sono più frizzanti e naturali e la regia, più sicura, concorre a costruire la storia, non si limita a riprendere sketch, elabora movimenti ariosi e convincenti. Non manca qualche caduta nei buoni sentimenti, in risvolti poco chiari e approssimativi; certo, molte gag non sono memorabili, ma tutte si situano all’interno della storia, partecipando al suo avanzamento. E ciò è una nota di merito, segno di maggiore consapevolezza dei mezzi espressivi, di un approccio più profondo alla scrittura.
I non Ficarra e Picone evitano la risata facile, costruiscono le scena con azioni semplici ma efficaci, ci riportano ad una comicità forse fuori moda ma lontana dalla volgarità imperante. E se nei pochi momenti di riflessione e introspezione psicologica la storia segna il passo, ad aiutarli accorrono le prove di Tony Sperandeo, Remo Girone e Arnoldo Foà, volti importanti del cinema italiano che aggiungono spessore a momenti chiave del racconto.
Insomma, Il 7 e l’8 è una commedia divertente, scritta e pensata per il cinema, girata senza lo spettro della tv e solo con l’ombra, ma sfocata, del cabaret. Non manca qualche trovata sottile, come la gag del presidente della regione rinchiuso in uno sgabuzzino d’ospedale, che da questo incidente prende spunto per finanziare esclusivamente la sanità privata. Chissà che prima o poi…


CAST & CREDITS

(Il 7 e l’8); Regia di Valentino Picone, Salvatore Ficarra, Giambattista Avellino; sceneggiatura: Francesco Bruni, Giambattista Avellino, Salvo Ficarra, Valentino Picone; interpreti: Salvatore Ficarra, Valentino Picone, Eleonora Abbagnato, Barbara Tabita, Arnoldo Foà, Remo Girone, Consuelo Lupo, Andrea Tidona, Lucia Sardo, Tony Sperandeo; scenografia: Nino Formica; montaggio: Claudio Di Mauro; fotografia: Roberto Forza; Costumi: Cristina Francioni. Produzione: Beppe Caschetto, Medusa. Origine: Italia, 2006; durata: 93 minuti. Website: http://www.medusa.it/il7el8


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