Il cavaliere oscuro - il ritorno

Gotham City è ovunque. Un’Isola che non c’è che vaga tra le stelle e si posa di volta in volta in un posto diverso per assumere nuove sembianze ma la cui sostanza resta sempre la stessa. Quattro anni fa (otto nel film) era Chicago, oggi è New York City. Una New York dai colori lividi, fintamente pulita, profumata e onesta che in alcuni scorci si fatica a riconoscere come location di molti gangster movie che l’hanno vista protagonista nel corso degli anni della storia del cinema. Una Gotham specchio della società attuale e della crisi profonda che stiamo attraversando nella realtà. Apparentemente tranquilla e liberata dal caos che imperava ai tempi del Joker, nella sostanza ha solo spostato i giochi sporchi dietro le porte dei ricchi e dei potenti. Uomini d’affari corrotti e corruttibili che abusano del loro potere e che bramano le ricchezze di Bruce Wayne. La borsa la fa da padrone (spettacolare la scena in cui Bane e i suoi scagnozzi fanno irruzione a Wall Street) e i piccoli criminali vengono tenuti a bada dalla polizia locale. Ma c’è qualcosa di malsano che corre minaccioso sotto l’apparente quiete della città. Il caos sta per tornare e Bane sarà il suo padrone assoluto. C’è nuovamente bisogno del cavaliere oscuro. C’è nuovamente bisogno di Batman.
Così come Gotham può essere qualunque città, così Batman può essere chiunque abbia voglia di calarsi dietro la sua maschera. Questo è un altro dei principi cardine del terzo capitolo sull’eroe della DC Comics portato sul grande schermo da Christopher Nolan, il quale bissa lo spettacolare incipit di The Dark Knight, in cui una spettacolare rapina stile Point Break dava il via al ritmo incalzante di tutto il film, con una sequenza aerea da brividi. Solo che il ritmo qui si spezza, si frantuma e si dilata per gran parte del film. Una sceneggiatura cervellotica e a tratti ridicola fatica ad introdurre tutti i suoi personaggi e a dipanare la propria trama in maniera fluida e coinvolgente. Per lunghi tratti si sente troppo la mancanza di Batman e anche quando compare, quest’ultimo non riesce ad avere la stessa verve e lo stesso carisma che aveva avuto nei due capitoli precedenti. Va anche detto che Bane, seppur interpretato dall’ottimo Tom Hardy, non ha l’appeal del Joker, vera e propria nemesi del cavaliere oscuro, né il fascino di un personaggio come Harvey Dent, i quali nel precedente capitolo avevano consentito all’uomo pipistrello di agire nel suo elemento cardine, l’ombra. Nel momento in cui i riflettori si spostano troppo su Bruce Wayne e sul suo eroe, l’essenza stessa di Batman viene a mancare e l’interesse dello spettatore scema. Questa è una problematica che già Tim Burton aveva messo in mostra nei suoi due capitoli sul paladino di Gotham City e che lo stesso Nolan aveva dato dimostrazione di aver capito nei suoi primi due film della saga. Fisiologico diranno in molti, ma tutto ciò non basta e non può bastare per giustificare le mancanze di un film che poteva e doveva essere gestito meglio.
Il film ha anche notevoli pregi: su tutti quello di aver portato sullo schermo la Cat Woman più fedele al personaggio del fumetto originale mettendo in mostra una sensualissima e bravissima Anne Hathaway che strizza l’occhio e rende omaggio alla Cat Woman di Michelle Pfeiffer (bellissima la citazione della sala da ballo di Batman – Returns) facendoci scordare definitivamente la pessima performance di Halle Berry. Ottimo anche il personaggio dell’agente Blake, interpretato da un sempre più maturo Joseph Gordon Lewitt, che ha il pregio di avere una storia molto coinvolgente, di celare dentro di sé l’essenza stessa “dell’etica” del fumetto di Batman e di rubare spesso e volentieri la scena a Bruce Wayne, al suo alter ego e a Bane stesso. Blake è il personaggio che i fratelli Nolan hanno curato di più in fase di sceneggiatura e con il quale sono riusciti a far coincidere il loro punto di vista e la filosofia di tutta la loro trilogia. Attraverso i suo occhi e alla sua idea di giustizia, riviviamo i fasti del giovane Wayne di Batman Begins e capiamo che davvero Batman può essere chiunque ha voglia di "nascondersi" dietro la sua maschera. È inutile dire, poi, che di scene memorabili e di sequenze mozzafiato ce ne sono numerose anche se poi il tutto viene inspiegabilmente rovinato da un finale banale, telefonato e anche fin troppo sciatto per essere opera di un talento puro come Christopher Nolan.
Un film che chiude degnamente una delle trilogie più importanti ed interessanti degli ultimi dieci anni ma che alla fine dei giochi lascia parecchio, troppo amaro in bocca per essere promosso a pieni voti.
(The Dark Knight Rises); Regia: Christopher Nolan; sceneggiatura: Christopher Nolan e Jonathan Nolan; fotografia: Wally Pfister; montaggio: Lee Smith; musiche: Hans Zimmer; interpreti: Christian Bale (Bruce Wayne/Batman), Tom Hardy (Bane), Anne Hathaway (Selina Kayle/Cat Woman), Joseph Gordon Lewit (Blake), Marion Cotillard (Miranda); produzione: Warner Bros. Pictures, DC Entertainment, Legendary Pictures, Syncopy; distribuzione: Warner Bros. Ita; origine: USA 2012; durata: 165’.
