Il cecchino

Placido ritorna a dirigere dopo Vallanzasca: gli angeli del male ancora una volta un poliziesco. Sorvolando sul non riuscito Il grande sogno l’autore si è ritagliato, in questi ultimi anni, un ruolo di bravo ed efficiente regista di film di genere.
Durante una rapina ad una banca il commissario Mattei (Daniel Auteuil) e i suoi uomini bloccano i criminali che stanno scappando, ne nasce un violento scontro a fuoco, in cui i rapinatori sono messi alle strette, quando l’intervento di un cecchino (Mathieu Kassovitz) permette loro di sfuggire, seminando la polizia. Ne nasce una caccia all’uomo, in cui i due protagonisti sono messi l’uno contro l’altro.
Il grande successo di Romanzo criminale è infatti stata la ragione per la chiamata a dirigere questo polar, e Placido ha assolto il suo compito in maniera ineccepibile. Il film è infatti confezionato in maniera impeccabile con ottime scene d’azione e un taglio deciso e freddo a cui ha saputo dare, con merito, un look e un’immagine efficace, con personaggi glaciali e in fondo credibili, vera novità nel repertorio dell’attore/regista pugliese.
A rendere poi possibile questo anche il grande cast, Auteuil e Kassovitz su tutti. Un cast di grandissimi attori, che il regista, data anche la grande esperienza e una certa dimestichezza maturata negli ultimi suoi lavori, sa dirigere adeguatamente.
Peccato che a far crollare il tutto sia una sceneggiatura sciagurata, e troppo stentante. Non è ben chiaro come questa sia stata infatti approvata e validata dalla produzione. Sono talmente tanti ed evidenti gli errori di scrittura (in conferenza stampa il regista ha dichiarato di non: “... aver scritto una sola virgola ..” di questo film, ndr.), che non potevano non essere compresi fin dall’inizio.
Il film si perde in una moltitudine di sottotracce che sono appiccicate senza una ben chiara ragione, e non emerge il senso ultimo di alcune scelte. Le coincidenze che si presentano nel volgere degli eventi sono degne del peggior B-movie e tutto è chiuso in maniera raffazzonata. Certo possiamo individuare una certa freddezza di fondo inusitata nel cinema contemporaneo. Decidere di mostrare una violenza così esplicita, come il modo in cui viene realizzata la morte della donna è davvero una sequenza importante.
Inoltre il modo di delineare alcuni ruoli così fortemente caratterizzati e ambigui, come quello di Kassovitz, personaggi questi con cui il pubblico deve fare i conti per tutto il film è sicuramente nuovo e ben costruito, da un certo punto di vista, coraggioso dati i rischi concreti di perdere appeal negli spettatori. Ma questo non è sufficiente. Se l’intento infatti era quello di creare personaggi speculari, in cui sfumavano i didascalici concetti di bene e male, di giusto o sbagliato, in favore di due protagonisti “specchio”, l’intento non si concretizza. E anche qui la colpa va ancora una volta individuata nel modo in cui questi personaggi sono sviluppati e nell’evoluzione delle loro dinamiche della storia.
(Le guetteur); Regia: Michele Placido; sceneggiatura: Denis Brusseaux, Cédric Melon ; fotografia: Arnaldo Catinari; montaggio: Sébastien Prangère, Consuelo Catucci; musica: Evgueni Galperine, Nicolas Errèra; interpreti: Daniel Auteuil (Mattei), Mathieu Kassovitz (Vincent Kaminski), Olivier Gourmet (Franck), Violante Placido (Anna), Luca Argentero (Nico); produzione: Babe Film, StudioCanal, Rai Cinema; distribuzione: 01 Distribution; origine: Francia, Italia, 2012; durata: 89’
