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Il compleanno (Conferenza stampa)

Pubblicato il 9 settembre 2009 da Fabiana Proietti


Il compleanno (Conferenza stampa)

Venezia - Una standing ovation di sette minuti ha accompagnato questa mattina la proiezione de Il compleanno di Marco Filiberti, presentato nella sezione Controcampo italiano, ma capace di riscuotere una tale approvazione di pubblico e critica degna di pellicole in Concorso.
Applausi più che meritati, ci sentiamo di aggiungere, per un film italiano ambizioso, che non ha paura di abbandonare le strade minimaliste del nostro cinema per abbracciare la tradizione del mélo da Sirk a Visconti fino alle rielaborazioni più contemporanee di un Ozon.
Abbiamo incontrato nello spazio Style dell’Hotel Excelsior Marco Filiberti e il suo prezioso cast di attori, dalla veterana Piera Degli Esposti a Michela Cescon, Maria De Medeiros e il protagonista Massimo Poggio, alla sua prima partecipazione come attore alla Mostra di Venezia, e il giovane Thyago Alves, per la prima volta sullo schermo.

Un’accoglienza per tutti straordinaria e soprattutto inaspettata. Come avete vissuto l’intenso consenso da parte del pubblico?

Marco Filiberti: E’ stata un’emozione indescrivibile. Mi dicevano che Il compleanno era un film pericoloso, ma io confido molto nell’essere umano, nella sua capacità di ricezione. La cosa più bella per me, oggi, è stato sentire che il pubblico era libero, che non ha riso di fronte alle scene più scabrose, ma si è lasciato trasportare dalla storia. C’era un silenzio avvinto, un respiro solo.

I film a tematica gay italiani sono tutti all’insegna della tragedia, come mai?

Marco Filiberti: Io non parlerei di tematica gay o meno. Al posto di David avrebbe potuto esserci un’avvenente giovane donna e il discorso non sarebbe cambiato. Poi, certo, parlo di ciò che conosco meglio, ma ciò che mi interessava esprimere era l’ineluttabilità del destino e l’eversività della passione.
Il film è una partitura melodrammatica che è figlia della cultura mitteleuropea a cui mi sento particolarmente legato e che mi sembra la più adatta per affrontare una simile riflessione. I nostri archetipi culturali, invece, non hanno un esito felice per l’eros.
Io poi sono uno spirito drammatico, non ho paura di raccontare la morte, che ho incontrato molto presto nella mia vita. Il film è imperniato su un binomio Eros-Thanatos che viene introdotto già dal Tristano e Isotta dell’incipit e segue questo apparato tragico.

Il compleanno è parso sino a questo momento l’unico film italiano della Mostra a mettere in scena la passione senza pudori. Cosa rappresenta per lei la passione?
Come ha lavorato con gli attori per raggiungere questa "epifania della passione"?

Marco Filiberti: La passione è qualcosa che scardina i retaggi apparentemente più solidi. Il prezzo da pagare è alto, ma David in qualche modo risveglia la complessità di Matteo.
L’autenticità può essere uno sforzo insostenibile. A volte non si conosce veramente la propria moglie, il proprio figlio, specialmente oggi, quando ci sono milioni di sovrastrutture che agiscono su di noi - penso anche all’azione nefasta della moda - distruggendo l’individualità. Deve arrivare una forza potente che scardini questo meccanismo.
Io sono convinto che Matteo ami molto sia la moglie che la figlia, ma non può fare a meno di arrendersi a questa passione ineluttabile, una volta scoperto che c’è qualcosa di più. Soprattutto, è lo scoprire che questa passione è incompatibile col resto ad annientare l’essere umano.
Per quanto riguarda il lavoro con il cast, ogni attore è un mondo, un portatore di istanze differenti. Se Piera Degli Esposti era già abituata a muoversi su registri borderline, con Massimo Poggio abbiamo rigettato gli aspetti dialettici e siamo andati su registri più empatici.

Massimo Poggio: Abbiamo ripercorso la storia mille volte, cercando i segnali, i dettagli che potessero far emergere questa rivelazione. Al di là della costruzione dei caratteri, abbiamo scandagliato i meccanismi che fanno scattare questa passione.

Maria De Medeiros: La passione è conseguenza dell’aspetto tragico che, personalmente, è ciò che mi colpisce di più nella storia. Per questo trovo che sia molto importante la cornice spaziale, l’atmosfera del Monte Circeo, che immerge il racconto in un clima mitologico e coadiuva la sensazione che questo gruppo di persone, di ceto privilegiato, che passa le giornate in questa grande villa, sia un po’ come gli dèi dell’Olimpo.
La dimensione della tragedia classica, con l’idea di punizione divina per una trasgressione alle regole, per noi che veniamo dal teatro è rara da veder realizzata al cinema. Con questo aspetto mitico convive però anche un’altra dimensione, naturalista, data dall’intimità che si crea tra queste coppie di amici, tra le loro conversazioni.

Michela Cescon: Credo che questa intimità di cui giustamente parla Maria sia frutto dell’atteggiamento verso noi attori dimostrato da Marco, del modo in cui ci ha amati tutti, facendo sì che ci accomodassimo nei nostri ruoli, senza resistenze.

Piera Degli Esposti: Il mio personaggio, Giuliana, esula dal gruppo di amici. In realtà il suo sviluppo avviene in relazione a quello del suo dottore, Matteo. E’ un personaggio isolato che vive una dimensione di solitudine e segretezza. E’ sempre immobile, mani e corpo statici, adagiati sul lettino dell’analista. Si sente solo il movimento di questa testa che dice "Non mento, ometto" ma in realtà si trincera in sé. Giuliana inizia a sciogliersi solo nel momento in cui anche Matteo scioglie, analogamente, il proprio segreto.

La musica sembra avere un potere strutturante sul racconto all’interno del suo film. Dall’incipit di Tristano e Isotta che anticipa sul piano dello spettacolo la tragedia che distruggerà la quotidianità dei protagonisti, al tema musicale che punteggia come un leitmotiv il precipitare di Matteo nell’ossessione amorosa, fino alle canzoni pop che sigillano due delle sequenze più intense della pellicola, Zingara e Maledetta primavera, come ha lavorato sull’elemento musicale?

Marco Filiberti: La musica, insieme al melodramma, è una delle componenti essenziali della mia formazione. Il film è nato proprio assistendo al Tristano e Isotta di Wagner di cui ho cercato di trasporre in immagini il cromatismo musicale che scardina l’aspetto tonale. Anche le immagini del mio film sono fortemente cromatiche, con una fotografia splendente.
Per quel che riguarda il leitmotiv della passione di Matteo, Andrea Chenna ha lavorato sulle cellule wagneriane rielaborandole in modo che, disseminate, creassero uno stream fluido.
Infine, se questi riferimenti classici potevano essere preclusi a un pubblico meno edotto in materia musicale, quando arriva la canzone pop nessuno può dire di non essere chiamato all’appello.
Tra l’altro, poiché il film vive anche di una certa nostalgia della Sabaudia del passato, quando i protagonisti erano giovani, gli stessi anni in cui David era appena stato concepito, ho utilizzato questi brani per sottolineare l’aspetto vintage presente anche visivamente nel film, come la vespa o i vinili di Shary che David trova nella casa.

Una domanda per le produttrici: cosa possono dirci dell’uscita del film?

Agnes Trincal di Zen-zero: Aspettiamo conferme e concretezza dal mercato, anche da parte di distributori stranieri. L’industria finora non ci ha seguito su questa strada, ma l’accoglienza del pubblico di questa mattina vuol dire che un’audience c’è, anche per un film che vuole dare tempo all’emozione. Il complimento più bello l’ho ricevuto da una signora che ci ha detto "Viva il cinema italiano!".

Le sue immagini sono estremamente appaganti per lo sguardo, così come l’erotismo dei corpi che scatenano questa passione. La bellezza nel film è protagonista, ma cos’è per lei la bellezza?

Marco Filiberti: La bellezza è portatrice di rivelazione, di epifania. Non c’è dimensione intellettuale che mi possa sedurre più della bellezza.
Nel prossimo film racconterò cosa resta del patrimonio artistico nella contemporaneità. E’ un tema che mi interessa, dopo aver esplorato qui il rapporto tra melodramma e cinema, che appare oggi trascurato, mentre c’è grande continuità sociologica tra ciò che l’Opera e il cinema hanno rappresentato nella cultura popolare (e che viene analizzato nel volume Il mélo ritrovato, saggio volto ad analizzare le connessioni de Il compleanno con la tradizione del mélo cinematografico, con la collaborazione di Mario Dal Bello, Massimo Giraldi e Giovanni Spagnoletti, oltre al regista stesso, ndr).
La bellezza è per me un modo di arrivare a qualsiasi tipo di credo che sposti da una dimensione realistica a una dimensione stratificata, che aspiri a esprimere tutto ciò che gli uomini hanno dentro di loro.
E’ più potente di qualsiasi elaborazione teorica.


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