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Il figlio più piccolo

Pubblicato il 26 febbraio 2010 da Arianna Pagliara


Il figlio più piccolo

Protagonista dell’ultimo film di Pupi Avati è Luciano Baietti (Christian De Sica), un losco imprenditore che ha fondato un impero di società fantasma attraverso truffe ed evasioni fiscali. Alla resa dei conti, messo alle strette, temendo di finire in carcere, l’uomo tenta di salvare il salvabile: decide di intestare tutto il suo patrimonio - debiti compresi - all’ingenuo (è un eufemismo) “figlio più piccolo”. Il ragazzo non vede il padre da anni, poiché Luciano ha abbandonato la sua famiglia da molto tempo, dopo aver portato via ogni bene alla moglie Fiamma (Laura Morante), che tuttavia lo ama ancora incondizionatamente.
Avati ha un piglio acutamente ironico, e a tratti grottesco, nella costruzione dei personaggi, dal protagonista fino a tutto lo stuolo di segretarie, avvocati, commercialisti e notai che lo circondano. Fiamma è invece una sorta di cantante hippie che oscilla continuamente tra l’isteria e le illusioni romantiche, e Baldo (il figlio) sembra aver ereditato da lei quell’ingenuità sconcertante al limite del masochismo.
Il panorama che prende forma nel film è quello di un’Italia vergognosa, desolante e desolata, fatta soprattutto di corrotti e raccomandati: un mondo pacchiano, volgare, cinico, dove l’apparenza è tutto. Se ci sono quindi gli elementi per una visione lucida e disincantata delle cose – e questo è un pregio del film – ci sono però anche aspetti che convincono meno: la dicotomia secca tra i “malvagi” e gli “innocenti” (da una parte l’imprenditore, dall’altra Fiamma e Baldo) restituisce un’immagine in bianco e nero, poco credibile, in cui la complessità di certe dinamiche (sentimentali e sociali) sembra appiattirsi. E ancora: se la messa a fuoco dei vizi imperdonabili e delle aberrazioni di un certo contesto socio-politico funziona, corroborata e sottolineata da un sapiente umorismo, per certi versi stona la maniera in cui – agli occhi del regista – questi “mostri” figli del nostro tempo risultano, infine, quasi perdonabili. Di certo non è uno sguardo radicale, né tagliente fino in fondo, quello che il film posa sul mondo in disfacimento che descrive. Ma probabilmente l’intento profondo de Il figlio più piccolo non è quello di porre in atto un’analisi che si faccia denuncia, quanto quello di raccontare la storia – complicata, e anche dolorosa – di una famiglia, e soprattutto di un padre immeritevole e del suo rapporto con il figlio.
Nonostante ciò i passaggi più riusciti del film restano quelli in cui, con toni quasi farseschi e tragicomici, prendono vita, in tutte le forme, le insulsaggini e le volgarità del nostro presente: la festa per il nuovo matrimonio (non d’amore ma d’affari) del protagonista è un campionario esatto ed efficacemente imbarazzante di certe meschinità della nostra epoca, a partire dai giornalisti avvoltoi avidi di scoop che attendono al varco la disgrazia e dallo stuolo di potenziali veline che aspettano la raccomandazione dal “presidente” Luciano.
Quello di cui invece il film soffre è, come già accennato, una sorta di schematismo in cui certi personaggi – in particolare Fiamma – sono costretti a muoversi: il suo atteggiamento di accondiscendenza e arrendevolezza nei confronti di un uomo che l’ha spogliata di tutto per poi abbandonarla ha quasi dell’inverosimile. Si muovono meglio piuttosto, scevri da ogni condizionamento dal sapore troppo teorico, i personaggi minori: dal Luca Zingaretti fedelissimo collaboratore e complice del cinico Luciano, fino al Maurizio Battista nei panni dell’autista, cuoco e personal trainer del protagonista.
Il film di Avati è insomma uno scorcio su certe storture della nostra realtà: un ritratto, potremmo dire, fedele, non scorretto, ma cui forse avrebbe giovato una maggiore profondità prospettica.


CAST & CREDITS

(Il figlio più piccolo); Regia: Pupi Avati; sceneggiatura: Pupi Avati; fotografia: Pasquale Rachini; montaggio: Amedeo Salfa; musiche: Riz Ortolani; interpreti: Christian De Sica (Luciano Baietti), Laura Morante (Fiamma), Luca Zingaretti (Bollino), Nicola Nocella (Baldo); produzione: Antonio Avati; distribuzione: Medusa; origine: Italia; durata: 100’.


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