IL VENTO DEL PERDONO

Il tema del perdono affascina e distoglie la nostra attenzione. Nelle nostre vite a volte si verificano eventi dolorosi, che non riusciamo a rimuovere e che condizionano i nostri comportamenti e il nostro essere. Quante volte abbiamo sentito proferire che non è facile perdonare, che odio, risentimento ed amarezza nascondono la serenità per continuare a vivere. Il narratore Mark Spragg e sua moglie Virginia hanno centrato su queste tematiche la sceneggiatura del Vento del perdono, film affidato alla regia del veterano Lasse Hallstrom, ed in uscita ora nelle sale dopo più di due anni di letargo, causa la crisi Miramax. In un ranch del Wyoming, Einer Gylkinson (Robert Redford) convive con il suo grande amico Mitch (Morgan Freeman), rimasto invalido dopo essere stato aggredito da un grizzly. Qui giunge Jean (Jennifer Lopez), nuora del figlio di Einer scomparso in un incidente d’auto, e la figlioletta Griff. In quest’ambito familiare, il mancato perdono diventa malattia, brutalità, sofferenza. Einer non perdona alla nuora di essere alla guida dell’auto con il figlio al momento dell’incidente, e l’accoglie in casa con fastidio. Perdonare significa ricostruire un legame spezzato, mettere da parte il rancore. E questo sentimento di sofferenza è stampato sul volto rugoso di Robert Redford, nelle ferite sul viso di Freeman, mentre osserva l’orso che lo ha assalito. Se da un lato le singole immagini sono significative, è l’insieme che lascia più di qualche perplessità. Il tema resta ossessivamente in primo piano, col risultato di rendere statica e prevedibile la trama, che si sviluppa inevitabilmente su binari già previsti. Non siamo di fronte ad un’operazione di pura furbizia, ma non sentiamo un solo soffio di vita. Si segue il classico schema offesa-scontro-obbligata convivenza-perdono, ormai abusato sul grande schermo, e che meriterebbe di essere aggiornato. Gli attori e il regista ce la mettono tutta per valorizzare lo script (eccellente la prova di Redford); Hallstrom, dal canto suo, ama storie (universali) su sentimenti familiari allo spettatore, ma questo dramma pecca di scarso appeal, costruito com’è su una suspence che non si riesce mai a vivere in fondo. Meglio lasciarsi andare, allora, ai divertenti duetti tra Redford e Freeman, insieme venticinque anni dopo Brubaker, capaci come sono di parlare con rocce, animali, natura, con la sola forza del loro sguardo. Lo stile classico di Hallstrom registra efficacemente l’ambientazione proviciale, ma non può correggere il piatto andamento degli eventi. Il melodramma richiede grande lavoro su miti e archetipi, rielaborandoli in forme nuove, originali. Così com’è, Il vento del perdono resta una prova di attori, una buona regia, un dramma tradizionale che naviga su acque sicure, ma troppo affollate.
An Unfinished Life;
anno: 2005
regia: Lasse Hallström; cast: Robert Redford, Jennifer Lopez, Morgan Freeman, Josh Lucas, Damian Lewis, Camryn Manheim, Becca Gardner, Lynda Boyd; Produzione: Leslie Holleran, Alan Ladd Jr., Kelliann Ladd; Distribuzione: Eagle Pictures; Data di uscita: 18 Novembre 2005; genere: Drammatico; Durata: 107’; Sito ufficiale: http://www.miramax.com/anunfinishedlife; Sito italiano: http://www.eaglepictures.com
