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Incontro col pubblico: Matteo Garrone al Cinesocialclub Tor Vergata

Pubblicato il 21 aprile 2010 da Arianna Pagliara


Incontro col pubblico: Matteo Garrone al Cinesocialclub Tor Vergata

Nell’ambito del Cinesocialclub organizzato nella Facoltà di Lettere e Filosofia di Tor Vergata si è svolto martedì 20 Aprile, nell’aula Moscati, l’incontro con il regista Matteo Garrone e con il montatore Marco Spoletini. Noto al grande pubblico soprattutto per Gomorra, tratto dall’omonimo libro di Roberto Saviano, Garrone è però anche l’autore di film come L’imbalsamatore (2002) e Primo amore (2003), in cui già si ravvisa un’impronta decisamente autoriale in quel personalissimo stile naturalistico, piacevolmente ruvido e sporco, che caratterizza il suo ultimo film. Durante l’incontro, moderato dal professor Giovanni Spagnoletti, sono state proiettate alcune sequenze delle opere di Garrone: oltre a brani tratti dai tre film sopracitati, anche alcuni passaggi da Terra di mezzo (1997) ed Estate romana (2000). La visione delle sequenze filmiche ha permesso di aprire un discorso vivace e interessante non solo sui contenuti ma soprattutto sulle scelte estetico-stilistiche del cinema di Garrone, tenendo appunto presenti anche quei film che, pur avendo avuto meno successo commerciale, restano comunque significativi per comprendere appieno la poetica del regista romano.
Garrone, rispondendo alle sollecitazioni e alle domande degli studenti e dei curatori dell’evento, ha raccontato il suo percorso di cineasta, il suo approccio al cinema da un punto di vista pratico e concreto, il suo rapporto con gli attori. La proiezione dei vari brani filmici è stata lo spunto per ricordare le vicissitudini legate alla realizzazione ora di una pellicola, ora di un’altra. Significativa, tra quelle mostrate, la sequenza tratta da Primo amore in cui i protagonisti Vittorio e Sonia (Vitaliano Trevisan e Michela Cescon) parlano, tra l’impaccio e la timidezza, al tavolino di un bar, e i rumori di sottofondo quasi offuscano le parole già incerte e imbarazzate che i due si rivolgono. Il regista ha raccontato di aver girato la scena più volte «sbagliando l’ambientazione» - per richiamare le sue parole – cioè rischiando di rendere l’atmosfera artificiale e impedendo così agli interpreti di abbandonarsi all’immedesimazione nei personaggi. L’errore, per così dire, è stato superato lasciando più spazio all’autenticità e alla casualità della realtà: Garrone infatti ha dichiarato di aver infine girato la sequenza opportunamente nascosto con la sua macchina da presa, senza intervenire scenograficamente come prima aveva fatto, lasciando gli attori in piedi al tavolino del bar con la gente che camminava attorno a loro inconsapevole dello sguardo dell’obiettivo e libera di “disturbare” la scena. Ecco allora il motivo di una traccia sonora così sporca, frutto di una contingenza pratica, che tuttavia incide sul piano stilistico di cui va ad accentuare la spontaneità e il senso d’immediatezza. Un processo simile avviene per quanto riguarda i dialoghi, nel senso che il regista ha dichiarato di lasciarsi un certo margine di improvvisazione in fase di riprese rispetto alle battute riportate in sceneggiatura: è il caso, ancora, di un monologo di Vitaliano Trevisan, in pratica improvvisato dall’attore, che è stato montato su una scena girata in precedenza (anche questo frammento filmico è stato proiettato durante l’incontro). Il grande lavoro necessario a far coincidere visivo e sonoro è stato facilitato dalla coraggiosa scelta del regista di girare tutta la scena mettendo a fuoco non i volti dei personaggi in primo piano, ma il paesaggio sullo sfondo.
A proposito del suo metodo di lavoro e della tendenza a prendere alcune decisioni già in fase di riprese, Garrone ha ricordato con umorismo l’iniziale stupore di Toni Servillo sul set di Gomorra, in particolare durante la sequenza girata nella cava in cui degli enormi camion carichi di sostanze tossiche vengono fatti guidare a dei bambini, uno dei brani più emblematici del film, non a caso anch’esso tra quelli proiettati.
E’ un cinema, quello di Garrone, che sembra guardare al presente con occhio neorealistico, elevando giustamente l’immagine, nella sua potenza comunicativa e nella sua portata di veridicità, a elemento cardine della propria espressività, come del resto le riflessioni dell’autore stesso durante l’incontro hanno suggerito.


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