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Incontro con il pubblico: Bruno Bozzetto

Pubblicato il 12 aprile 2008 da Mario Bove


Incontro con il pubblico: Bruno Bozzetto

Salerno. “Il disegno non è tutto, anzi il più delle volte lo metto in secondo piano rispetto alla storia…”. Così Bruno Bozzetto, celeberrimo maestro dell’animazione italiana, ha rincuorato e stupito i tanti ragazzi che pensavano di non avere un futuro nei “toons” perché privi di talento nel disegno. L’esile padre delle avventure del “sig. Rossi” e del visionario “Allegro ma non troppo” ha incontrato gli studenti dell’Università di Salerno nel pomeriggio del 9 aprile durante Filmidea, rassegna cinematografica voluta dai dipartimenti di Scienze della Comunicazione, Storia del Cinema e Storia Contemporanea della facoltà di Lettere. Due ore in cui l’artista della matita (e del Flash) ha rievocato i primi tratti da artigiano dell’illustrazione, i lavori importanti con Carosello e l’approccio alle moderne tecnologie grafiche. Sempre continuando a spiazzare le aspettative dell’audience, l’autore ha solennemente affermato “… Una buona storia, anche se raccontata con un pessimo disegno, resta pur sempre una buona storia, mentre un ottimo tratto che racconta una pessima idea, è un pugno di mosche”. Un atteggiamento maturato grazie al fatto di non aver frequentato delle scuole di disegno, cosa che gli ha permesso di slegarsi da un approccio tecnico orientato alla grafica.

La visita di Bozzetto coincide con la presenza in giuria nell’annuale evento Cartoons on the Bay, festival dell’animazione che si terrà dal 10 al 13 aprile a Salerno. Non a caso, dopo l’introduzione del direttore artistico Alfio Bastiancich, Bozzetto si è subito confrontato con le potenzialità espressive delle nuove frontiere del digitale, presentate durante la kermesse salernitana. Filmidea intanto si avvia a concludere il primo ciclo di seminari il 17 aprile con Enzo De Caro che presenterà in anteprima nazionale i corti in concorso ai David di Donatello. La manifestazione riprenderà a Maggio con le giornate dedicate a Favino e Lizzani.

Familiare alle generazioni cresciute con i corti didattici di Quark, le stesse che legano i ricordi delle vacanze natalizie alle maratone gusto panettone e “Vip, mio fratello superuomo” o “West and Soda”, Bruno Bozzetto si è raccontato partendo in anticipo sulle domande dei ragazzi e parlando degli esordi, di come il suo desiderio sia stato sempre quello di raccontare storie a prescindere dal mezzo. Più volte ha però ribadito il ruolo positivo giocato dal sostegno della sua famiglia. Il padre di Bozzetto, sebbene non capisse fino in fondo il piacere provato dal figlio nel trascorrere ore ed ore sui fogli, costruì al giovane Bruno la prima rudimentale apparecchiatura per la ripresa animata. Si trattava di un asse da stiro recante ad un’estremità una macchina da presa in 16 mm e, dalla parte opposta, il supporto con il vetro (il Rodovetro) ove poggiare e comporre le scene di volta in volta impressionate nei fotogrammi, ventiquattro per secondo. “Ci vuole però soprattutto molta fortuna”, ha ammesso. “Io mi sono trovato nei posti giusti e all’inizio ero l’unico italiano nei festival internazionali di animazione e questo mi dava molte occasioni”.

Importante il passaggio dal cinema all’animazione: “Ho sempre nutrito un’enorme passione per il cinema” ha spiegato, “e da giovanissimo iniziai a girare piccoli sketch con gli amici. Ma ero legato ai loro capricci, al tempo che ci voleva nel coordinarli. Quando scoprii che potevo raccontare storie con il disegno, tutto divenne più semplice. Ho visto poi ’Fantasia’ undici volte, ma la vera ispirazione me la diede ’Storia dei mezzi di trasporto’ di Potterton. Per la prima volta, in quel momento pensai che quelle cose ero in grado di farle anche io.” E dunque i primi tentativi: “sono stato sempre un grande lavoratore per cui potevo anche fare tutto da solo, mettermi a disegnare e ad animare. C’era inoltre il vantaggio che ricreando le scene, non avevo problemi di attori, pioggia, spazio… Da allora di cose ne sono cambiate tantissime…” ha proseguito, “oggi con le nuove tecnologie si può risparmiare tantissimo, soprattutto risparmiando il disegno delle interpolazioni, i movimenti di riempimento da una posizione iniziale e finale di un oggetto.”

Ma Bozzetto parla e racconta soprattutto con le sue opere in movimento. Nonostante alcuni problemi tecnici, l’equipe è riuscita a proiettare alcuni dei corti in flash più recenti del maestro meneghino. Tutti visionabili sul suo sito www.bozzetto.com, mostrano alcuni tratti comuni che l’autore stesso ha evidenziato, come il rendere i personaggi piccoli, quasi microscopici, stilizzarli e fino all’essenzialità delle figure geometriche di base, come ad esempio in “Europa Italia” cinico ritratto sui luoghi comuni del mal costume italiano, a confronto con la normalità civile dell’Europa. “Una figura così piccola diventa più facilmente un simbolo di qualcosa di più generale. A me interessa parlare dei grandi temi, non delle cose piccole e transitorie come le vicende politiche. Parlare della guerra, ad esempio, mi offre lo spunto per poter affrontare tematiche che interessano tutti gli uomini, di tutto il mondo, in differenti epoche storiche…”. E’ il caso della rapida carrellata, cinica ed allegorica, di “Cavallette” che offre una rapida carrellata ellittica fra le diverse ere storiche caratterizzate dalla ciclica distruzione portata dai conflitti. Sulle macerie della stupidaggine umana, fioriscono sempre nuovi campi erbosi dove tornano a giocare gli insetti.

Bozzetto ha lavorato per diverso tempo con i Carosello, gli spettacoli pubblicitari della Rai monopolista degli anni ’60. Non è mancata quindi la rievocazione di quei tempi in cui ci si confrontava con i rigidi paletti imposti dalla tv di stato e dalla legge, i desideri del committente con i quali si manteneva ancora un rapporto diretto, ed i limiti della tecnica. Con molta ironia, il creativo ha rispolverato quegli anni in cui il tubo catodico creava ancora immagini in bianco e nero, quando la pubblicità doveva avere una finalità primariamente legata allo spettacolo e solo marginalmente parlare del prodotto reclamizzato. “Era stimolante proprio dover lavorare in queste condizioni di difficoltà e trovare ogni volta una nuova soluzione, sperimentare. Poi sono entrate in gioco le agenzie di pubblicità che si sono frapposte fra i clienti e noi creativi e da allora mi sono sempre più messo da parte, lasciando il lavoro al mio staff.”. E proprio al suo gruppo di collaboratori ha dedicato un lungo elogio finale, attribuendo pari importanza a tutte le figure che lavorano con lui, perché “un’idea può venire da chiunque e chiunque può raccontare una storia con il suo linguaggio, sia questi un musicista, uno scenografo o un disegnatore…”.



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