Jia Zhang-ke, um homem de Fenyang - Panorama Dokumente

Walter Salles continua a mietere successi con i suoi lavori che uniscono, senza mai stridere, il documentario al film di finzione, stravolgendo le canoniche classificazioni che erano sempre esistite tra questi due generi e che ormai da tempo vanno sparendo.
Il celebre regista brasiliano de I Diari della motocicletta è presente qui a Berlino nella Sezione Panorama-Dokumente con un film già passato qualche mese come work in progress al Festival di Roma Jia Zhangke , ovvero un bel ritratto del suo alter ego cinese in termini di poetica cinematografica.
Per chi ha seguito le loro carriere, i due autori hanno mostrato attraverso l’esperienza di questo film, collocabile tra il biopic e la docufiction, di essere quasi speculari, seppur abbiano sempre mantenuto ognuno la propria specificità antropologica e culturale. Infatti a Roma Jia si era ritrovato, per incarico dell’allora direttore Marco Müller, a premiare Salles come " la personalità più completa e complessa del movimento del cinema globale".
Girato per intero nello Shanxi, una regione piuttosto sconosciuta del nord della Cina che è anche quella natale di Jia, il lavoro di Salles ripercorre la vita del noto cineasta cinese premiato a Cannes per il suo capolavoro Still life.
Il regista brasiliano non deve sforzarsi per rendere il docu-film interessante, perché di suo protagonista ci offre di suo con naturalezza molti spunti per essere affascinate e far provare allo spettatore un profondo senso di ammirazione nei confronti di una mente tanto raffinata.
Per non parlare poi dell’effetto del surreale ambiente domestico rimasto inalterato nel tempo all’interno di una cittadina invece sconvolta esteriormente dalle mostruosità della Cina globalizzata.
È proprio la globalizzazione la lente attraverso la quale Salles vuole analizzare il cambiamento del rapporto tra Zhangke e il proprio paese d’origine: nonostante l’appiattimento culturale solo ora dopo anni di esclusione dal mercato cinese gli è permesso di essere liberamente osannato.
Come dichiara filmmaker, è solo grazie alla pirateria informatica della rete e alla conseguente grossa diffusione dei suoi film all’interno del proprio paese che alla fine il mercato global in modo paradossale ha dovuto cedere per poi così lucrare (illegalmente) sul suo lavoro.
Salles adotta uno stile rispettoso delle dinamiche personali e professionali dell’amico, ma non si estranea mai dal contesto portando avanti il punto di vista di un autore che ama rintracciare ovunque possibile la sopravvivenza di realtà immutate del mondo, che siano antropologiche o sociali non importa, l’importante è l’alterità che possono ancora trasmettere ad una umanità sempre più omologata e schiava dei meccanismi della tecnologia.
Per Salles come per Jia, il cinema conserva la memoria di qualcos’altro, di un elemento magico, religioso, antropologico – chiamatelo come volete e pensate a Pasolini - che questo bel documento ci restituisce in pieno.
(Jia Zhang-ke, um homem de Fenyang); Regia: Walter Salles; sceneggiatura: Walter Salles, Jean-Michel Frodon; fotografia: Inti Briones; montaggio: Joana Collier; interprete: Jia Zhang-ke; produzione: Videofilmes Produções Artísticas; origine: Brasile, 2014; durata: 105’
