Joshua

La famiglia, forma di organizzazione della nostra società. Così candida e dolce sembra essere quella dei Cairn, che, nel loro appartamento di Manhattan, stanno festeggiando la nascita della seconda figlia, Lily. Una bambina fortunata, circondata dall’amore dei genitori, dei nonni, di uno zio affettuoso. All’angolo della stanza c’è il primogenito Joshua, che suona ossessivamente il piano. Un ragazzino di nove anni, intelligente, precoce negli studi e negli interessi, dal volto imperturbabile e dalla personalità quasi inaccessibile; è difficile anche per i genitori entrare nella sua mente, che sembra come occultata da un velo di educazione. Il giovane è segretamente ferito dall’enorme affetto che i genitori riservano alla nuova arrivata, e di cui si sente privato. Dalla visione di una videocassetta domestica, Joshua scopre che sua madre ha sofferto di depressione dopo il primo parto; non sopporta, ora, questa atmosfera ovattata e serena. L’ansia per la maternità, le difficoltà di un figlio ad accettare un fratellino che gli tolga spazi ed affetto: problemi comuni in molte famiglie. Ma Joshua non tollera questa situazione e la sua mente tramuta pensieri infantili in ansie di distruzione. Agisce come un terrorista, seminando paure e inquietudini tra i suoi familiari. Un piano portato avanti con una crudeltà fuori dal comune, tanto il viso e il suo comportamento pubblico restano impassibili e amorosi. Lo stesso nome del bambino richiama il suo omonimo biblico, che fa crollare le mura di Gerico al suono delle trombe; così Joshua con sottile, ma inimmaginabile violenza psicologica porta madre e padre fuori dal consesso civile, getta la famiglia dall’ordine al caos. La vulnerabilità dell’essere umano emerge nelle esperienze quotidiane, che nascondono insidie non sempre affrontate correttamente. L’essere genitori, responsabili in tutto e per tutto della vita di un neonato, può generare ansia e paura terrificanti; sensazioni che possono declinare pericolosamente nella nevrosi e nella paranoia. Così come la gelosia per l’arrivo di un figlio può scatenare gelosia e risentimento. Joshua non gode dell’armonia della sua famiglia, ne ha una visione distorta: madre e padre sembrano non curarsi più di lui. Nella sua ottica malata non c’è armonia, e le sue azioni sono volte a creare un nuovo ordine.
Principale merito del regista (l’esordiente Gorge Ratliff) è stato quello di piegare l’ottica della storia sino ai limiti del realismo. L’opinione comune che la tenera età sia sinonimo di bontà e purezza viene completamente ribaltata; anzi, gli studi scolastici e la lettura di libri offrono spunti alle azioni più spregevoli. E non c’è nulla di più potenzialmente terrificante dello sguardo indefinito di un bambino; la mente di Joshua, alla continua ricerca di dati e informazioni che giustifichino le sue azioni, non agisce d’impulso, ma con efficace e precisa irreprensibilità. Come un professionista del terrore, Joshua individua i punti deboli dei genitori ed inizia a risvegliare le loro paure. Provoca il pianto ossessivo della piccola Lily, che getta Abby, madre fragile e inquieta, nei fantasmi del passato: ha frequenti crisi di pianto senza motivi apparenti, diventa irritabile con i suoi familiari, manifesta inquietudine e ansietà. Il terrorismo domestico non si discosta da quello su vasta scala. Il film traccia un background realistico attorno al protagonista, costruisce sequenze davvero cariche di tensione (efficaci le musiche di Nico Muhly) alternandole ad altre di apparente normalità; la recitazione, le luci, i movimenti, tutti i mezzi espressivi concorrono nella discesa agli inferi del disordine familiare.
Joshua è un thriller psicologico riuscito e davvero disturbante, proprio perché non affonda nel paranormale o nell’efferatezza, ma porta al limite situazioni comuni in molte famiglie, con sprazzi di humor nero tagliente.
(Joshua); Regia: George Ratliff ; sceneggiatura: David Gilbert, George Ratliff; fotografia: Benoît Debie; montaggio: Jacob Craycroft; musica: Nico Muhly; interpreti: Sam Rockwell, Vera Farmiga, Jacob Kogan, Dallas Roberts; produzione: ATO Pictures; distribuzione: 20th Century Fox Italia; origine: USA, 2007; durata: 106’
