Kill me please

“Ho sempre desiderato morire, fin da quando ero bambino!” afferma uno dei pazienti del Dr. Kruger nel video che ha registrato e inviato al medico. Come molti altri, questo ragazzo spera di essere ammesso nella bella clinica immersa nel bosco dove ci si può serenamente e dignitosamente suicidare con tanto di assistenza medica, dopo aver espresso il proprio ultimo desiderio. Qualcuno vuole morire per via di una malattia incurabile, qualcuno per qualche strano segreto che nasconde, qualcuno perché ha perso tutto a poker, perfino la moglie. Il dottor Kruger ascolta i suoi pazienti, spera che cambino idea, e se questo non accade fornisce loro una bottiglia di champagne e una dose di veleno.
Ma si può veramente “ospedalizzare” il suicidio, ripulire quest’atto dalla violenza e dalla tragicità che porta con sé? Kill me please è una commedia grottesca e nerissima, che mostra un mondo in cui nonostante i tentativi estremi di fare ordine e pulizia in ogni dove, perfino e soprattutto nella morte, ogni cosa collassa infine su se stessa e il caos, con la baraonda di assurdità e follia che porta con sé, prende irreversibilmente il sopravvento su ogni cosa. L’ironia spietata con cui il regista racconta la sua storia è la cifra distintiva di questo film. Lo sguardo di Olias Barco è silenzioso e distante quel poco che basta a generare i meccanismi del comico. Se la morte non si può controllare, la vita è piena d’insensatezza e contraddizioni. Ecco allora che si può scappare da un cecchino con la pistola puntata e al contempo reclamare la propria costosa dose di veleno per suicidarsi.
Ricco di dialoghi e scene irresistibilmente divertenti, Kill me please offe una galleria indimenticabile di personaggi bizzarri, descritti nelle loro più intime follie. La clinica del dottor Kruger, fotografata in uno splendido bianco e nero, è un interrogativo aperto su molti fronti. Sebbene con il sorriso sulle labbra, alla fine della proiezione viene da chiedersi: che cos’è in fondo la normalità? Su che cosa si basano i nostri parametri di giudizio? Che fine fanno il senso comune e le regole sociali se un uomo può perdere la moglie a poker? L’arbitrarietà della vita è fotografata in questa pellicola in tutta la sua immensa portata, ma con toni sempre tragicomici. L’atmosfera di Kill me please è unica, indimenticabile, e rivela tutto il talento autoriale di un regista che è solo al suo secondo lungometraggio.
Interpreti perfetti nei loro ruoli (due attrici, insieme al regista, erano presenti in sala per la proiezione), una fotografia accattivante che ricorda certe pellicole di Jim Jarmush, un’ottima sceneggiatura ricca di spunti esilaranti, una grande cura nei dialoghi così come sul piano visivo: il film di Olias Barco resta forse uno dei più affascinanti dell’intera quinta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma.
(Kill me please) Regia: Olias Barco; sceneggiatura: Stéphane Malandrin, , Virgile Bramly; fotografia: Frédéric Noirhomme; montaggio: Ewin Ryckaert; scenografia: Vincent Tavier; musica: Kenji Kawai; interpreti: Virgile Bramly, Aurelien Recoing, Benoit Poelvoorde, Bouli Lanners, Saul Rubinek, Zazie de Paris; produzione: La Parti (Belgio) OXB Productions (France) Les Armateurs (Francia); distribuzione internazionale: Le Pacte (Francia); origine: Belgio; durata: 96’.
